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"Menu doc in ospedale, protocollo Ministero-Slow Food"  
tratto da "www.ansa.it" del 17 luglio 2007

ROMA - Addio vecchio brodino e pasta scotta. Non sarà come cenare in un ristorante a cinque stelle, ma presto i pasti in ospedale 'volteranno pagina': in arrivo, nel menu in corsia, ci sono infatti prodotti tipici locali di qualità, che scalzeranno senza pietà pasti precotti e 'spediti' al mittente. Insomma, tutta un'altra tavola, perché 'la guarigione vien mangiando'. Meglio se con gusto. Sembrerebbe un 'piccolo' obiettivo, ma non è così, e per realizzarlo è nata un'inedita alleanza, quella tra il ministero della Salute e l'associazione Slow Food. Il progetto è nero su bianco, in un Protocollo d'intesa siglato oggi dal ministro Livia Turco e dal presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese.

Gli obiettivi sono chiari: garantire una "buona e corretta" alimentazione al malato, perché anche il cibo contribuisce a migliorare il suo equilibrio psico-fisico facilitando la guarigione. E come rendere pranzi e cene più succulenti? Portando nel piatto dei pazienti quei prodotti locali e stagionali di qualità, punto di forza delle piccole produzioni tradizionali e artigianali, che nascono nel territorio stesso. Questo vuol dire un rapporto diretto con le realtà agricole locali: In questo modo la maggiore qualità è garantita, anche perché i prodotti utilizzati non sarebbero più sottoposti a lunghi tempi di percorrenza. Ma non solo.  E' come prendere due piccioni con una fava, anzi tre: cibo di maggiore qualità per i malati; più guadagni per l'economia locale, dal momento che i produttori del territorio diventerebbero diretti referenti delle aziende sanitarie, e risparmi per la collettività (si taglierebbero i costi di trasporti e filiera, perché qualità, ha detto Turco, "non significa sempre maggior costo"). Insomma, si punta ad una grande riorganizzazione del modello di ristorazione ospedaliera, senza dimenticare il nodo, spesso dolente, degli appalti: "Oggi - ha sottolineato Turco - sono molte volte assegnati con la logica del prezzo più basso, senza particolare attenzione alla qualità del prodotto; vogliamo, invece, gare d'appalto che puntino al miglior rapporto costo-qualità". Un'impresa non da poco, se si considera che sono oltre 240 milioni i pasti serviti ogni anno negli ospedali italiani e che i risvolti economici sarebbero rilevanti. E 'riorganizzare' significa anche evitare gli sprechi, soprattutto alla luce di un dato: oggi il 50% del cibo somministrato viene poi buttato via.

Un progetto che sta molto a cuore al ministro: "A volte - ha commentato - sono le piccole cose che cambiano il senso della dignità della vita, soprattutto in ospedale, e anche la migliore delle strutture ha bisogno di essere attraversata da 'ondate di calore umano'". E una 'piccola, grande cosa', per il malato, sarebbe anche non essere ad esempio costretti a cenare, immancabilmente, alle cinque del pomeriggio: per questo, Turco pensa ad una maggiore flessibilità negli orari dei pasti, per renderli più vicini alle abitudini del paziente. E poi: basta a pranzi e cene consumati da soli in camera. Il pasto, dice il ministro, deve diventare un "momento di convivialità, in luoghi più confortevoli".  L'obiettivo, ha aggiunto il presidente di Slow Food Carlo Petrini, "é anche dimostrare che é possibile abbassare i costi aumentando la qualità. Previsti pure corsi di aggiornamento per il personale addetto alla definizione della dieta e al servizio pasti". Al progetto (il cui avanzamento sarà valutato ogni sei mesi da un gruppo di lavoro presso il ministero) collaborerà la Società italiana di medicina veterinaria e preventiva (Sivemp). Addio ai brodini dunque, ma anche al pasto caldo della mamma portato 'di nascosto' dai parenti: presto, assicura l'alleanza ministero-Slow Food, anche l'ospedale sarà all'insegna della buona forchetta.

240 MILIONI DI PASTI IN OSPEDALE L'ANNO,MA 50% CIBO BUTTATO
Ogni anno negli ospedali italiani vengono distribuiti 240 milioni di pasti (comprensivi di colazioni, pranzi e cene), ma ben il 50% del cibo somministrato viene buttato via, con sprechi di risorse enormi. Un dato, questo, che fa riflettere, facendo emergere la necessità di una migliore organizzazione e razionalizzazione del sistema della ristorazione ospedaliera. Anche a questo punta il protocollo d'intesa siglato oggi tra il ministero della salute e l'Associazione Slow Food. Il progetto, come hanno spiegato il ministro della Salute Livia Turco e il presidente di Slow Food Carlo Petrini, prevede tre fasi di intervento: nella prima fase si analizzerà la situazione attuale degli ospedali, con l'individuazione di un campione rappresentativo delle strutture rispetto alla tipologia dei servizi di ristorazione adottati. Il campione sarà costuiito da circa 15 strutture su tutto il territorio; la seconda fase sarà quella di definire un 'modello di qualita'' ispirato ai criteri del "buono, pulito, giusto ed economicamente sostenibile", con l'individuazione di alcune realtà ospedaliere dove avviare la sperimentazione; una terza fase prevede la definizione di linee guida ministeriali che agevoleranno e premieranno le aziende ospedaliere che adotteranno il nuovo modello alimentare. Il piano di intervento avrà una durata di tre anni. Tra gli obiettivi, ha detto il ministro, anche quello di rendere il momento del pasto più vicino alla quotidianità del paziente (ad esempio rendendo gli orari dei pasti più flessibili) e non solo ai tempi dell'organizzazione ospedaliera.



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