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Sono noti
gli effetti dell'uso regolare delle tecniche meditative sul cervello, sugli ormoni e
sull'immunità. Adesso dall'America cominciamo ad avere i primi studi sugli effetti della
meditazione sui nostri geni.
Tre anni or sono, uno studio pilota su praticanti il Qi Gong, antica tecnica cinese che, se
correttamente praticata, è una forma di meditazione molto efficace, aveva dimostrato che
nelle cellule immunitarie dei praticanti il Qi Gong si verificava un'espressione genica
diversa da quella dei non praticanti, che riguardava in particolare i geni che controllano la
risposta infiammatoria.
Nei neutrofili (cellule immunitarie di prima linea contro le infezioni) dei praticanti il Qi
Gong si attivavano prontamente i geni che comandano la fagocitosi e cioè la capacità della
cellula di "mangiare" batteri e virus. Ciò ovviamente conferisce all'immunità una
forte capacità di risposta ad agenti potenzialmente nocivi, ma l'aspetto più interessante è
un altro. Sempre nei neutrofili di queste persone, dopo la pronta attivazione dei geni per la
fagocitosi, si verificava un'altrettanto pronta attivazione dei geni per l'apoptosi e cioè
del
suicidio cellulare programmato. Quest'ultima modalità è fondamentale perché garantisce che
una cellula infiammatoria non rimanga troppo a lungo in questo stato, che, se nel breve
periodo ci protegge dai patogeni, può, nel lungo periodo, danneggiarci. Di qui il meccanismo
di salvaguardia garantito dall'apoptosi. In conclusione, in questo primo piccolo studio si era
constatato che chi medita ha un profilo di espressione genica che determina un sistema
immunitario pronto a rispondere e, al tempo stesso, a tornare rapidamente nei ranghi quando lo
stimolo infettivo sia passato.
Uno studio recente ha allargato il campione e ha testato tecniche più semplici. Lo studio,
pubblicato su PLOS, è stato condotto nel Mind Body Institute di Henry Benson, pioniere della
ricerca sulle tecniche di rilassamento.
Una sessantina di persone sono state divise in tre gruppi di uguale entità: un gruppo di
praticanti le tecniche di rilassamento di Benson da più di un anno (M); un gruppo di persone
in buona salute non praticanti, che quindi fungevano da controlli (N1); un gruppo di
praticanti di primo livello, che cioè avevano seguito un corso di base di qualche settimana
(N2).
L'indagine sull'espressione genica, realizzata con la moderna tecnica
del
microarray, che consente la valutazione simultanea dell'espressione di migliaia di geni, ha
dato i seguenti risultati: in M (i praticanti da lungo tempo) rispetto a N1 (i non praticanti)
troviamo l'espressione differenziale di 2.209 geni, di cui 1.279 sovraespressi e 934
sottoregolati. Ma anche il gruppo N2 (i praticanti novizi) rispetto a N1 ha espresso
differenzialmente 1561 geni, di cui 874 sovraespressi e 687 sottoregolati. Complessivamente,
anche in questo studio emerge un profilo di espressione genica nelle cellule immunitarie che
conferisce ai praticanti un maggior controllo dell'infiammazione. Ovviamente c'è bisogno di
molte altre conferme, ma ricerche come queste possono spiegare finalmente l'efficacia clinica
di questa pratica su varie patologie come infarto, malattie infettive o ansia.
* Società italiana di Psico-neuroendocrinoimmunologia
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