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Una
pressione che fa bene, che dà piacere, un tocco della mano che favorisce il benessere di chi
lo riceve anche quando una malattia invasiva come il cancro sconvolge corpo e mente. È lo
shiatsu, una tecnica manuale che prevede delle piccole pressioni, nato all'inizio del secolo
scorso da una derivazione del massaggio cinese, diffusosi successivamente dal Giappone e
oramai conosciuto in tutto il mondo.
Entrato in sordina in alcune strutture sanitarie pubbliche, in ambito oncologico e della
tossicodipendenza, oggi sta assumendo sempre più valore scientifico, non certo per
sostituirsi alle terapie convenzionali ma per sostenere in maniera diversa, complementare, la
persona malata.
Cosa
è lo shiatsu
Shiatsu è un termine che
identifica una tecnica manuale di origine giapponese diffusa e praticata da quasi quarant'anni
anche in Europa. L'insieme dei due ideogrammi di Shi e Atsu esplicita l'azione che lo
rappresenta: pressione con il dito. La differenza con le altre tecniche manuali consiste nel
fatto che non vi è frizionamento ma un caratteristico stimolo pressorio, perpendicolare e
costante su punti del corpo codificati dalla medicina Tradizionale Cinese.
Gruppo
ricerca per casi difficili
Il Gruppo Ricerca F.I.S. Shiatsu & Tossicodipendenza è stato appositamente creato per
operare nell'ambito del "bassa soglia" (comunità di recupero per tossicodipendenti
e alcolisti, centri di pronto intervento, case famiglia per sieropositivi, Sert, carceri).
L'intenzione è quella di offrire benessere, riequilibrio energetico
ritorno alla consapevolezza del proprio corpo, educazione alla cura e al rispetto di sé,
rilassamento ed esercizi di respirazione, per un miglior stato di equilibrio psichico,
tecniche di autoshiatsu ed esercizi fisici che permettano di imparare a prendersi cura di se
stessi autonomamente,
esercizi di ginnastica posturale, yoga e stretching, per migliorare la condizione fisica,
apprendimento e messa in opera delle proprie capacità, al fine di mettersi a disposizione
degli altri in maniera positiva.
L'esperienza
vitale vissuta in carcere
Tossicodipendenza
ManiGold
è il progetto realizzato dalla Fis (Federazione Italiana Shiatsu) nel reparto trattamento
avanzato per tossicodipendenti del carcere milanese di San Vittore. detto
La Nave. Barbara
Caspani ne è la responsabile: "Per chi si trova in una situazione di disagio e non ha
grosse risorse, lo Shiatsu è una modalità per portare benessere, insieme alle varie attività
rieducative proposte dal carcere (arte, musica, giornalismo). Siamo stati chiamati dall'Asl
nel 2004 grazie a esperienze precedenti dove i detenuti erano rimasti entusiasti. Abbiamo
ideato un corso ad hoc con una base di esercizi fisici e respiratori e quindi un piccolo kit
di sopravvivenza a base di Shiatsu per una durata di 4 mesi, 1 o 2 volte la settimana. I
corsisti erano una decina, con età media di 25 anni e con detenzioni di vario tipo. È andata
benissimo sotto tutti gli aspetti. L'attenzione dell'utenza era molto alta, nonostante le
difficoltà: le porte delle celle che sbattevano, le urla, le guardie che passavano, la
presenza incostante dei detenuti (colloqui con avvocati, visite mediche).
La Fis
ha rilasciato al termine del corso un attestato di educazione allo Shiatsu e ancora oggi siamo
in contatto con loro. Uno dei ragazzi, durante il secondo corso, mi ha fatto da assistente.
Oggi è libero, lavora come gruista e si è iscritto alla Federazione: ha quasi finito la
scuola e vorrebbe fare l'operatore". È stato recuperato dunque? "Sì". Perché
operare Shiatsu proprio in questo campo? "Ho una lunga esperienza nel settore
tossicodipendenze con centri di prima accoglienza e comunità di recupero, conosco quindi le
patologie correlate. Le sostanze stupefacenti aprono i canali percettivi in maniera violenta.
Lo Shiatsu lavora proprio sulle percezioni, quindi i tossicodipendenti rispondono
immediatamente perché hanno una sensibilità più sviluppata (psiche destabilizzata). I
detenuti sono spesso tenuti a distanza, ancor più se tossicodipendenti e sieropositivi. Lo
shiatsu è contatto, quindi per loro è accettazione ed è un aspetto molto importante. La
percezione è spesso deviata, lo Shiatsu rimette in contatto con la propria ancestralità, con
la forza vitale". E i ragazzi della Nave cosa ne pensano di questa esperienza? F. G.
detenuto di 40 anni, tossicodipendente e sieropositivo: "In questi anni la sopravvivenza
fisica è divenuta la necessità primaria. La mancanza di spazi aperti riduce al minimo
qualunque attività, anche quella sportiva. Mi sono arrangiato con la ginnastica fai da te.
Con lo Shiatsu invece ho ritrovato la concentrazione necessaria per vivere la malattia e non
per subirla. Ma quello che ritengo ancora più importante è che grazie a questo progetto
molti ragazzi si sono avvicinati ai miei problemi, aiutandomi quando ne avevo bisogno".
A.T., 25 anni, tossicodipendente: "Ciò che mi è piaciuto di più è stato sentirmi
"parte di un gruppo" e di un progetto che mi ha aiutato a capire il mio corpo da un
punto di vista più interessante. Il mio umore è migliore, il mio fisico è più preparato e
più attento, la mia pazienza è migliorata, e per quello avrei bisogno di continuare a fare
shiatsu anche al di fuori della mura".
G.P., 27 anni, tossicodipendente: "Relax e benessere, il mio umore è migliorato, la mia
capacità di contatto fisico con gli altri si è ampliata. Sono riuscito a rimanere costante
nella presenza, nell'attenzione e nell'allenamento, nel non scoraggiarmi di fronte a limiti e
difficoltà". Altre esperienza importanti si sono sviluppate negli ultimi anni nelle
carceri di Padova
e Rovigo e presso il Servizio Tossicodipendenze della ASL di Torino. (rosella
magni)
Le cure
palliative
"Funziona, e il malato è contento"
DAL
2006, presso l'Hospice Cure Palliative "Virgilio Floriani" dell'Istituto dei Tumori
di Milano, è operativo un protocollo d'intervento Shiatsu accanto alle cure tradizionali:
"Non offriamo una tecnica alternativa alla medicina ufficiale, lo Shiatsu è
complementare e va a coprire aspetti della cura tradizionale che per sua natura tralascia. Il
confronto con la malattia cambia perché si va a trattare la parte sana del corpo, il tocco
della mano ne riattiva le forze naturali, gli effetti benefici favoriscono le cure stesse e la
risposta dei farmaci ", precisa Douglas Gattini, tra i fondatori della Federazione
Italiana Shiatsu che nel
2008 ha
vinto con il gruppo Me.Te.CO (Medicine e Terapie Complementari in Oncologia) e l'Istituto
milanese il premio Terzani per l'Umanizzazione della Medicina, con la proposta di trattamenti
Shiatsu, insieme a Omeopatia, Agopuntura, Alimentazione e Reiki. "Abbiamo dei protocolli
ad ampio raggio d'azione, per le donne in gravidanza, per i bambini, per gli anziani, per gli
atleti. In particolare per i malati di tumore è importantissima la ricerca della relazione
con la persona, per far emergere le forze potenziali, necessarie proprio per affrontare la
patologia. Quindi l'azione delle mani agisce in base alla risposta del ricevente". La
prima indagine che analizza il rapporto tra malattia e Shiatsu è stata effettuata tra
novembre 2006 e marzo 2007 grazie ad uno studio dal titolo "Il trattamento professionale
Shiatsu nell'assistenza alla persona ricoverata in Hospice" condotta nell'Istituto
milanese: vennero trattate 16 persone per un totale di 66 sedute della durata di 50 minuti
ciascuna tre volte la settimana. Sono stati valutati come parametri prima e dopo ogni
trattamento il rilassamento, il benessere generale, la nausea, il dolore, la dispnea e
l'ansia. E se da una parte si è evidenziato un miglioramento di tutti i parametri al termine
della seduta (in primis il rilassamento, poi il benessere generale, seguito dalla riduzione
d'ansia), dall'altra molto importante è stata l'analisi delle impressioni di chi ha ricevuto
in trattamento: hanno riferito di "sentire" il proprio corpo non solo come fonte di
dolore ma anche di sensazioni piacevoli, il tono dell'umore è migliorato, favorendo anche il
confronto con il proprio nucleo affettivo, inoltre lo stimolo dello Shiatsu ha generato un
rilassamento che ha fatto incoraggiato un'elaborazione di questa fase della vita. Augusto
Caraceni, primario del "Virgilio Floriani": "Sono due gli aspetti importanti di
questa ricerca: quello clinico, che ha evidenziato la multiprofessionalità e
interdisciplinarietà; quindi il lavoro d'equipe ha una valenza fondamentale, che significa a
sua volta integrazione fra il supporto terapeutico (che ha a che fare con il dolore) e il
supporto del sostegno alla persona (che deve essere efficace, riconoscibile e qualificabile).
E proprio questo è il secondo aspetto decisivo: la dimostrabilità scientifica. Ci proponiamo
infatti di rendere questa prima esperienza più forte potenziandola con un gruppo di controllo
e individuando una metodologia che risponda a criteri oggettivi. Questa è la mission
dell'Istituto Cure Palliative. Alcuni fondi sono recentemente arrivati a sostegno della
ricerca grazie anche all'impegno del dottor Alberto Scanni, direttore dell'Istituto".
Gian Luigi Cislaghi, operatore Shiatsu professionista, è colui che per
la Federazione Shiatsu
ha preparato il progetto e che opera tre volte la settimana in Hospice: "Il reparto si
occupa di terapia del dolore, di riabilitazione e di cure palliative, per questo molto spesso
mi trovo a trattare persone malate in fase terminale. Il mio lavoro è impostato solo sul
contatto e questo ha sviluppato in me un maggior ascolto delle persone, una risorsa che mi
permette di capire le loro esigenze. Per questo è importante la figura della
"filosofa" nell'equipe, che raccoglie dai malati le riflessioni dopo i trattamenti,
quindi esplicita in un dialogo vero e proprio le paure, le ansie che emergono. Importante è
l'incontro settimanale tra medici, infermieri, educatori socio sanitari, assistenti
spirituali, psicologi e filosofi, shiatsuki, in tutto una quindicina di operatori. È stato
interessante notare il riscontro tra i parametri della ricerca e ciò che è stato riferito
dai malati nelle libere espressioni, dopo l'analisi della psicologa e della filosofa ("è
la prima volta che mi rilasso così profondamente, sento il mio corpo", "mi sento
ricaricato dopo lo Shiatsu", "mi sembra di aver scoperto parti del mio corpo che non
pensavo mie, altrimenti penso sempre alla malattia"". (r. m.)
Scegliere lo shiatsuka
Per
scegliere un operatore qualificato basta collegarsi al sito della Federazione Italiana
Shiatsu, www.fis.it, dove è l'elenco delle scuole e dei centri qualificati. "È
difficile orientarsi", racconta Valter Yugen Umelesi, operatore e insegnante Shiatsu,
"ma va considerato che tutte le scuole formano le persone con lo stesso strumento, poi
ognuno sviluppa la sua peculiarità. I pazienti devono sapere chi è un operatore Shiatsu e la
scuola frequentata; l'operatore si deve prendere cura della persona e non occuparsi della
patologia".
Per
saperne di più
Le strutture a cui ci si può
rivolgere
- Apis (Associazione Professionale Italiana Shiatsu) www.apis.it
- Assi (Associazione Scuole Shiatsu italiana)
- FIS (Federazione Italiana Shiatsu) www.fis.it (è la prima Federazione nata in Italia per
salvaguardare e professionalizzare gli operatori Shiatsu, unica ad aver ottenuto una
certificazione ISO specifica per "Accertamento delle competenze professionali degli
Operatori Shiatsu e dell'iscrizione quali soci al Registro Italiano Operatori Shiatsu;
gestione e organizzazione di seminari e di convegni di aggiornamento professionale e capacità
di verifica del corretto esercizio professionale")
- FNSS (Federazione Nazionale Scuole Shiatsu) www.fnss.it
le Letture consigliate
- S. Masunaga, W. Ohashi, "Zen Shiatsu",
Ed. Mediterranee, Roma, 1979
- S. Masunaga, "Esercizi Zen per
immagini", Ed. Mediterranee, Roma, 1979
- D. Gattini, M. Agazzi, "Imparare lo Shiatsu",
Ed. PIEMME, Casale Monferrato, 1999
- Giangiorgio Pasqualotto, "Estetica
del vuoto", Marsilio Editore, Venezia
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