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MILANO - «Intendiamoci, non stiamo parlando di psicoterapia né
stiamo assolutamente dicendo che il mal di schiena è un problema psicologico. Ma il modo in
cui i pazienti vi si rapportano può cambiare di molto le cose». Zara Hansem,
dell’University on Warwick di Coventry nel Regno Unito mette le mani avanti, prevenendo le
critiche che potrebbero venire allo studio a cui ha preso parte e che è stato pubblicato su
The Lancet. La ricerca ha evidenziato che la terapia cognitivo comportamentale di gruppo è in
grado di ridurre il mal di schiena, sia quello sporadico che quello cronico. Roba da far
storcere il naso ai detrattori delle medicine non convenzionali, ma supportata da prove
piuttosto forti.
LO STUDIO-
I ricercatori hanno arruolato oltre 700 pazienti tra i medici e gli infermieri di famiglia
britannici che avevano sofferto di mal di schiena per almeno sei settimane nei precedenti sei
mesi. Due terzi di essi sono stati sottoposti a terapia cognitivo comportamentale, un terzo a
nessuna specifica terapia. Il trattamento sperimentale, somministrato da psicoterapeuti,
infermiere e psicologi opportunamente addestrati, consisteva in sedute di gruppo il cui
obiettivo era cambiare i comportamenti e le credenze relativi alla possibilità o meno di
svolgere attività fisica per le persone che soffrono di mal di schiena. Rimanere attivi è
infatti una delle principali indicazioni contenute nelle linee guida internazionali. E benché
interventi come agopuntura, manipolazione osteopatica o ginnastica posturale siano soltanto un
appena più efficaci del continuare a svolgere una vita normalmente attiva, questa indicazione
è spesso disattesa dai pazienti. Spesso perché timorosi di peggiorare le cose. Cambiare
questa credenza e valutare gli effetti degli interventi è stato lo scopo dello studio. I
risultati sono stati più che incoraggianti: a 4 mesi dalle sedute i pazienti riferivano
benefici analoghi a quelli riportati dalle persone che si sottopongono abitualmente ad
agopuntura, manipolazione osteopatica o ginnastica posturale. Tuttavia le cose cambiano
decisamente a un anno di distanza, con il netto sorpasso della terapia cognitivo
comportamentale (il 59 per cento dei pazienti continuano a non manifestare dolore). Questo
intervento, inoltre, costa meno della metà rispetto agli altri.
IN GRUPPO DAL MEDICO DI FAMIGLIA? - Entusiasti i ricercatori, che plaudono alla provata efficacia del terapia. Che
è inoltre economica e di facile attuazione. Al punto da sembrare l’uovo di Colombo per un
problema - il mal di schiena - che è considerato una delle prime tre fonti di disabilità nei
Paesi industrializzati. «Per i medici di famiglia la terapia cognitivo comportamentale
sarebbe un’eccellente opzione da mettere in pratica prima di inviare i pazienti a un
consulto con lo specialista», si spinge ad affermare Laxmaiah Manchikanti, del Pain
Management Center of Paducah in Usa, in un editoriale pubblicato sullo stesso numero della
rivista britannica. «In pazienti selezionati - prosegue - essa non richiede consulti o
interventi dello specialista, è un trattamento che può essere praticato in uno studio medico
ed è economico. Certo, non è una panacea». E, soprattutto, si preoccupa Manchikanti, un
intervento così esteso di sanità pubblica «non sarebbe possibile in uno Stato senza Sistema
sanitario nazionale come gli Stati Uniti».
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