|
Nell’anatomia mafiosa, i punti più sensibili sono sicuramente le tasche.
Toccarle infastidisce non poco. È non è un caso che tra i punti del supposto papello,
l’elenco delle richieste di Cosa nostra
alla base della trattativa con lo Stato per porre fine alla stagione delle stragi dei primi
anni 90, figuri in bella evidenza l’abolizione della legge Rognoni-La
Torre del 1982. Quel testo, che introduce nell’ordinamento il reato di
associazione mafiosa, stabilisce anche l’istituto del sequestro dei beni alle persone
indiziate, qualora esista una sproporzione evidente con il reddito dichiarato, fino alla
confisca, nel caso in cui l’interessato non sia in grado di dimostrare la provenienza lecita
di tale bene.
La legge 109 del 1996, che consente
l’utilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie, ha creato – dalle cooperative di
Libera Terra (il marchio che contraddistingue
i prodotti biologici coltivati e lavorati sui terreni sottratti alle organizzazioni mafiose)
fino alla casa del Jazz di Roma – centinaia
di piccoli e grandi capolavori che alle tasche delle mafie hanno fatto molto male.
L’emendamento alla Finanziaria approvato dal Senato (che impone la vendita dei beni
confiscati in caso di mancata assegnazione entro 90 giorni) ha un deciso sapore di anestetico
per quelle tasche, pronte ad alleggerirsi senza grossi problemi per tornare in possesso del
“bentolto”.
“Nessuna semplificazione – dichiara Luigi Ciotti,
presidente di Libera – ma questo
emendamento è l’ennesimo segnale che qualcosa non va. Da una parte, oltre al grande lavoro
ogni giorno portato avanti da magistratura e forze dell’ordine, assistiamo ad affermazioni
di principio di grande valore (e ci sono apprezzabilissime norme di contrasto alla criminalità
organizzata anche in questa Finanziaria), dall’altra registriamo piccoli e grandi
sbriciolamenti dell’attività di contrasto alle mafie: lo scudo fiscale, la questione delle
intercettazioni, il mancato scioglimento del comune di Fondi, prima vera prova di una
normativa più aspra contro le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni pubbliche, e –
infine – questo pessimo emendamento”.
“Nessuno nega che ci possano essere eccezioni - prosegue don Ciotti - , ma il principio
della legge va salvaguardato, perché il fine principale del riutilizzo a scopo sociale dei
beni confiscati è, prima di tutto, l’accompagnamento delle vittime della mafia e dei
testimoni di giustizia”.
“Fino ad oggi – racconta Davide Pati di
Libera – i beni immobili confiscati alla
criminalità organizzata sono quasi novemila. Oltre la metà già destinati a Stato e comuni
per essere restituiti alla cittadinanza sotto varie forme, una piccola parte (313) sono usciti
dalla gestione del Demanio per revoca della confisca. Ne rimangono oltre tremila ancora da
assegnare”.
E su questi – e ovviamente su tutti i casi futuri – cadrebbe la scure dell’emendamento
del governo, se
la Camera
confermerà quanto deciso in Senato: “Non esistono stime precise – ancora Davide – ma,
riguardo ai beni già assegnati, posso dichiarare che nel novanta per cento dei casi (se non
di più) sono sempre trascorsi ben più di novanta giorni tra la data della confisca e quella
dell’assegnazione”.
In pratica la legge 109 rischia il totale disinnesco. E nel dimenticatoio del Parlamento giace
il testo di un’altra Finanziaria: “Quella del 2006 – ricorda Luigi Ciotti – prevedeva
il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai corrotti”. Una norma di cui si sono
perse le tracce da oltre tre anni.
da Il Fatto Quotidiano del 17 novembre 2009
Beni
confiscati alle mafie: don Ciotti "L'emendamento della Finanziaria votato oggi al Senato
tradisce lo spirito della legge sui beni confiscati"
Tratto da http://www.libera.it
«Con
l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle
mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996
firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro
restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni,
essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie
strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i
soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere
destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle
organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e
prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai
territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di
tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla
Camera».
Luigi Ciotti
Presidente di Libera
|
|
|
.
|
|
|

|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|