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La scienza, che non sa
spiegare, e la fede. «Quando ho sentito la notizia avevo grandi dubbi, ma adesso posso dire
che la regressione della malattia non è spiegabile con i mezzi di cui scientificamente
dispongo». Adriano Chiò è il neurologo responsabile del centro per la sclerosi laterale
amiotrofica dell´ospedale Molinette di Torino, 250 pazienti in cura.
La visita è appena terminata e lui parla con affetto di Antonia Raco, la donna di Francavilla
sul Sinni (Potenza) che, in cura dal 2005, era condannata alla carrozzina e dopo il
pellegrinaggio a Lourdes arriva alle Molinette camminando senza sforzi. Medico e paziente
restano distanti, non si fanno fotografare insieme.
Il neurologo spiega, con le parole della scienza, come il deficit motorio dall´ultima visita
di giugno si sia quasi del tutto annullato (resta un piccolo deficit della gamba sinistra, le
braccia hanno recuperato la normale funzionalità), un evento «paragonabile a nessun altro
caso di sla visto finora».
E la donna, accompagnata dalla sorella Maria e dal marito Antonio, dice che la "voce
femminile" udita era forse quella della Madonna. A Lourdes, durante il bagno del primo
agosto, un forte dolore alle gambe e il primo messaggio: «Non aver paura». A casa, il
secondo: «Diglielo, diglielo», un richiamo che lei dopo qualche esitazione ha interpretato:
«Ho chiamato mio marito, che mi aveva regalato quel viaggio cui tenevo da sempre, e mi sono
accorta che potevo camminare. Gli sono andata incontro e ci siamo abbracciati». Una gioia,
confessa commossa, «solo pari a quella provata quando mi sono sposata». La parola miracolo
non la pronuncia, il marito neppure: «Non so come chiamarlo, forse un dono».
Il medico confessa la sua sorpresa: «È un fenomeno che io stesso impiegherò tempo ad
elaborare, ma la visita di oggi non era programmata per accertare un miracolo, di questo si
occupano le autorità ecclesiastiche». Impossibile prevedere adesso gli sviluppi futuri della
malattia, una forma di sla a lenta evoluzione: «Abbiamo disposto che vengano ripetuti alcuni
esami che la signora ha fatto in Basilicata, abbiamo eliminato dei farmaci, ma quello che
abbiamo visto finora è senza dubbio una regressione della malattia. In alcuni casi capita che
la patologia si arresti, in altri la morte può arrivare dopo pochi mesi. Qui abbiamo avuto
pazienti deceduti in sei mesi, pochi giorni fa è mancato un uomo che era in cura da noi da 38
anni. Miglioramenti, mai».
Possibile che un grande
stress positivo possa influire sul decorso di una malattia come la sla? Chiò nega: «Nessuna
evidenza scientifica che gli aspetti psicologici possano portare ad un regressione». Nessun
dubbio pure che possa esserci stato un errore di diagnosi e che la malattia di cui soffre
Antonia non sia sclerosi laterale amiotrofica: «Posso escluderlo». Adriano Chiò scriverà
la relazione che consegnerà alla famiglia confermando che medicina e fede resteranno
distanti: «Saranno loro a decidere cosa farne». Antonia invece, dopo una grande festa
celebrata con la sorella e i familiari che vivono vicino a Biella, tornerà a casa. Dove la
aspettano i quattro figli, il parroco a cui per primo ha raccontato la sua storia e tutti gli
abitanti del suo paese. «Sono felice, ma mi sento un po´ in colpa, altri continuano a
soffrire e io pregherò per loro».
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