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Dopo
le atrocità ormai ben note dell’Olocausto e la cecità inspiegabile di una generazione che
ha accettato le follie del Führer, sarebbe possibile il formarsi di una nuova simile
dittatura? Potrebbe accadere anche oggi, soprattutto in Germania? E come potremmo essere
ancora fuorviati? Questo si chiede l’inquietante film L’Onda
del regista tedesco Dennis
Gansel, che dopo NaPolA
torna a interrogarsi sui crimini nazisti.
La terribile risposta è contenuta nella rivisitazione in chiave moderna di un esperimento di
obbedienza cieca realmente avvenuto in California, nel 1967. Allora lo condusse Ron
Jones, insegnante di storia al Cubberley High School di Palo Alto che, per spiegare
la genesi del nazismo, indusse una classe di una trentina di studenti a forme di cameratismo
attraverso l’uso della disciplina, dell’uniforme, di un gesto di riconoscimento (l’onda,
appunto). L’esperimento, che doveva durare solo un giorno, finì per estendersi a tutta la
scuola e per sfuggirgli tragicamente di mano quando il movimento acquistò vita propria: gli
studenti non aderenti furono picchiati, mentre gli stessi membri si spiavano a vicenda. Nel
quinto giorno il docente si vide costretto a sospendere la prova. A questo episodio si è
ispirato anche il romanzo di Morton Ruhe Die Welle
(L’Onda), diventato classico della
letteratura tedesca per ragazzi.
Ora anche Gansel propone una riflessione sul tema. Il giovane cineasta è rimasto affascinato
dai fatti del liceo di Cubberley tanto da pensare di trarre un film per il grande schermo e,
dopo un paio di anni passati dal produttore Christian Becker ad acquistarne i diritti, ecco
nascere il lungometraggio L’Onda, che il 27
febbraio arriva nelle sale italiane. L’esperimento nella finzione cinematografica va però
in scena in una scuola tedesca dei giorni nostri, in una città di fantasia, e non si parla
subito di nazismo, come accadde nel 1967, ma si passa prima per il concetto di autocrazia. Nei
panni del professore coinvolgente e fuori dagli schemi, un rockettaro un po’ invecchiato,
c’è il divo tedesco Jürgen
Vogel. Sua moglie, anche lei professoressa, tra i primi a rendersi conto che la
simulazione stava prendendo brutte pieghe, è Christiane
Paul.
Il casting per ricostituire la scolaresca è stato lungo e difficile, con quasi un anno di
provini per trovare i giusti allievi della classe. Molta cura è stata data alla fotografia,
che dà un forte senso di realismo; lo stesso Ron Jones, dopo aver visto i primi spezzoni del
film, ha detto: “Avevo la sensazione di esserci anch’io, dentro quella classe, di farne
parte, anziché osservarla da fuori”.
Nato quasi come un gioco, l’esperimento di autocrazia cresce su se stesso come una valanga.
Gli studenti emarginati si uniscono ai bulli sotto il comando dittatoriale del professori, i
più disadattati si sentono finalmente parte di un gruppo che diventa sempre più una sorta di
squadrismo, mentre una colonna sonora che pompa musica rock accompagna l’escalation di
fanatismo. “Un’esperienza che non rifarei mai” dice oggi Jones. “Mi sono imbattuto in
un lato primordiale della psiche umana che potrebbe essere utile conoscere”. Come
sottolineano il film e la brillante prova di recitazione dei giovani attori, dall’esaltato e
problematico Tim di Frederick Lau alla tenace e autonoma Karo di Jennifer Ulrich, la dittatura
trova terreno su cui crescere tra insoddisfazioni, paure, disagi. “L’esperimento ha
funzionato perché molti di quei ragazzi - molti di noi, anche - erano smarriti, non avevano
una famiglia, non avevano una comunità, non avevano un senso di appartenenza. E a un certo
punto è arrivato un insegnante a dirgli: ‘Io posso darvi tutto questo’” continua Jones.
La pellicola di Gansel spinge lo spettatore a domandarsi, si tratti di esperimento in classe o
si tratti di nazismo, “Io cosa avrei fatto o cosa farei?”.
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