ROMA - Tra i
Quindici paesi europei l'Italia è al terz'ultimo posto per quantità di
libri comprati. Ogni italiano spende 65 euro all'anno in libreria,
contro i 208 della Norvegia, il paese in cui gli scaffali di casa sono
più pesanti. L'Associazione italiana editori (Aie), nel presentare gli
ultimi dati sull'abitudine alla lettura nel nostro paese e nel resto del
continente, lancia lo slogan "Investire per crescere". Con la
provocazione: "Quando la lettura produce competitività
economica?"
Secondo
uno studio condotto alle università di Bologna e di Trento su
commissione dell'Aie, esiste un rapporto diretto fra la quantità di
libri letti e la crescita del Pil. I risultati, che saranno presentati
per esteso agli "Stati generali dell'editoria" a Roma il 21 e
22 settembre, parlano di un mercato dei libri che in tutta Italia muove
4,4 miliardi di euro all'anno. Un settore complessivamente in buona
salute, sottolinea Gian Arturo Ferrari, direttore generale della
divisione libri di Mondadori e vicepresidente
dell'Aie: "Ma è stata la domanda a peggiorare. C'è un mercato
forte ma ristretto. Le persone che acquistano libri sono sempre più
ricche, istruite e concentrate al nord. La forbice si è aperta
enormemente"
Il legame fra librerie e Pil emerge dalle statistiche. Le regioni del
nord, si legge nello studio delle università di Bologna e Trento,
contribuiscono per il 54 per cento al prodotto interno lordo nazionale e
hanno una quota di lettori del 53,4 per cento. Al centro, dove si genera
il 21 per cento del Pil nazionale, un individuo su cinque ha letto
almeno un libro negli ultimi dodici mesi. E al sud al 25 per cento del
prodotto corrisponde un tasso di amanti dei libri pari al 26,2 per
cento.
Fra gli italiani che leggono libri per ragioni di lavoro, i più assidui
frequentatori delle librerie sono imprenditori, dirigenti e liberi
professionisti. Quasi uno su due (il 46 per cento) ha acquistato e letto
un libro per aggiornare le proprie competenze. Ma i colleghi europei
hanno parecchie incollature di vantaggio. In Francia ben l'81 per cento
di coloro che svolgono attività professionali e intellettuali si è
affidato ai libri per mantenersi competitivo. "Viviamo in una
società della conoscenza - si meraviglia Federico Motta, presidente
dell'Aie - eppure gli editori sono trattati come Panda da salvare".
Nel nostro paese poco più di una persona su due (fra quelle che hanno
superato i sei anni di età) ha letto almeno un libro negli ultimi
dodici mesi (il 53,1 per cento). Con la precisazione che un italiano su
dieci tiene sul comodino o in borsa solo libri gialli, rosa, fantasy, di
fantascienza o volumi allegati a quotidiani e settimanali. Andando a
scavare meglio nel gruppo dei lettori, la Aie ha osservato che quasi la
metà (47,5%) si ferma al traguardo dei tre libri all'anno, mentre solo
il 13,5 per cento ne legge uno al mese (pari al 5,7 per cento della
popolazione totale). Una nota positiva che emerge dalle statistiche
presentate ieri a Milano è che i giovani fra 18 e 19 anni che leggono
almeno un libro al mese sono l'8,2 per cento: più della media
nazionale. E fra i laureati con un'età compresa fra i 45 e i 64 anni le
frequentazioni regolari con i libri riguardano il 23,1 per cento degli
individui.
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19 luglio 2006
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