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Il mio nome è Paolo
Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino
della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che
lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si
formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e
illegittimo.
Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della
sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto
2009 ha
inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente
la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera
in politica e con le leggi varate dal suo governo in materia di immigrazione. Se lei è pronto
a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché
potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei: http://www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response
Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di
Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito
xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la
rivoluzione contro gli extracomunitari. Voglio la rivoluzione contro i bambini degli
immigrati. Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro
coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto,
ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a
noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua
voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona: http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related
Legittimità elettorale e dignità etica
Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa
riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna
cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla
Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il
conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo
ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga
le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.
Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà
troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè
stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si
è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale
questo viene definito come doppio furto.
Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante
che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle
maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata
così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti
poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i
suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa
la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e
di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».
Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto
733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle
radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento,
mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto,
pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei
cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini,
a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue
leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un
insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina
sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli
innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.
Essere «alto» ed essere »grande»
Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue
donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta
rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica»
che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere
emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus
dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di
convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da
esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato
democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo
di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata
convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace
di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto.
Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei
ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.
Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se
come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti
sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo
1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su
Repubblica.it del 28-09-2003).
La maledizione italiana
A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo
esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali
della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno.
Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata
da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua
voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito
chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni
di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi»
tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una
delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I
prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si
è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella
della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse
avere la documentazione si legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel,
«L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.
Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano
imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio
secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi
alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus
Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si
lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei«comunisti» e con l’odore satanico
dei soldi.
Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non
hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da
questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate
preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore
del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire»
portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino di sabbia inceppa il
motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per
permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena
modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi
forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.
Il giorno 7 agosto
2009, in
un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento
– gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al
Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi.
Berlusconi non può rispondere alle domande di
la Repubblica
e non può andare in TV a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli
allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise
e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un
mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che
se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e
incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra. Eppure
credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro
che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve
essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in
miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande,
immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che
altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.
Spergiuro
Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto
dispiacciono al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non
potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato
che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la
presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è
l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano,
capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere.
D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin,
nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?
Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa
dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso
fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena
dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana
infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è
la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini»(De legibus, II, 10, 23; cf anche De
officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e
Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico,
per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata
all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica,
invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il G8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci
può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità
politica e morale.
Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era
difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti.
Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un
suo Presidente del Consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre
per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo
conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici
di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa,
nonostante il trucco abbondante.
Affari privati o deriva di Stato?
Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i
suoi fatti «privati» in TV attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso
la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice
famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si
comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai
fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville,
queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri
istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non
ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere TV o
posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei
che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più
son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e
rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel
suo governo e che si vantano di essere cattoliche:
la Carfagna
e
la Gelmini
?
Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza
pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio
Berlusconi non fosse Presidente del Consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a
pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (TV) o posti in parlamento se non
addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze
delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora
quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posavanuda o
la Gelmini
prendeva l’abilitazione in Calabria? Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di
Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora
dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno
Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veronica Lario, rendendo pubblici i fatti che
la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer
mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei
possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come
suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra
dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non
permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.
Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento
stesso in cui è andato nella TV di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza
del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni,
falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una
parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto,
compiacente recital.
Strategie convergenti
Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il
Vaticano non è
la Chiesa
, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo
onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di
manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della
gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte, a servizio del bene comune, a mercimonio
di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne
portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.
Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di
fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista
della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere
conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente,
da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere
felpata e compassata, in questo frangente è risorta come un sol uomo, arruolando anche il
papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e
regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta
è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto
del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.
Ripudio
Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi
creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge
porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo
presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e
della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come
complici di ingiustizia e di immoralità. Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza
del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e
all’Estero, io la ripudio come politico e come Presidente del Consiglio: lei non può
rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di
tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi
rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria,
laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa
che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia
coscienza
Io, Paolo Farinella, prete, ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del
consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo
ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della
politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia
dal flagello nefasto della sua presenza.
Paolo Farinella
Fonte: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/s
Link: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/sotto-sopra/?p=238
14.10.2009
Il
Protettore del Padrino - Lettera aperta al cardinale Tarcisio Bertone da Don Paolo Farinella
tratto da http://ilmiopaesealtrove.blogspot.com
del 11 ottobre 2009
Care Amiche e cari Amici vi spedisco questo documento, sotto forma di lettera
aperta: chi la condivide la condivide; chi non la condivide, la cestini. Non accetto
discussioni in merito. Una volta pubblicata è patrimonio pubblico. Potete farne quello che
volete. In caso mi servisse frutta in carcere, sappiate che sono diabetico e posso mangiare
solo mele “Smith” o frutta equipollente. Un abbraccio a tutti.
Paolo Farinella, prete – Genova
Sig. Cardinale,
Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una
sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio
Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di
diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva
la consacrazione costituzionale di essere l’«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia
«unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto,
di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha
restituito a noi cittadini comuni, l’orgoglio della dignità di appartenere ad una
Repubblica, dove l’uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non
negoziabili». Con questa sentenza l’Italia è più forte e più libera.
Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di
Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto
tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e
la Grazia
» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena
deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle
ore»,
la Corte Suprema
si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori
controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la
tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli
del Paese.
Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel
bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1
minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l’apertura della mostra,
costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli,
sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia,
consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.
Come un cane, ferito all’improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto)
più che da uomo di Stato, va all’attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa
l’etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della
Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso
una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui,
contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una
scena invereconda.
«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che
lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore
ostello / nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma
bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come
un compare di nozze, accanto all’«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da
solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito
pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei
rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e
la Cei
avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche
il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che
nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e
il metodo che il papa predica e
la Cei
descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora
che nascesse.
Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra
indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore
che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro
e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei
aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell’ospedale
Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla
recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante
abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la
prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad,
nonostante abbia impoverito l’Italia dentro l’abbia umiliata fuori, all’estero, dove
stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.
A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L’importante è portare a casa, a costo zero,
qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia
vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel
ridotto del berlusconismo, mito dell’anticristianesimo.
Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica
italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella
mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi
(diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e
strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della
falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato
alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.
Con la sua presenza «in quel giorno e a quell’ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi
errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma
di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha
posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza
e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:
a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei
suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a
tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano
tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui
la Corte Suprema
lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i
cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa
la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d’impunità
immorale?
b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare
la Nazione
in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per
fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo
il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009,
esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d’impiccio istituzionale un
governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.
c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni
dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello
della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e
protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra
Famiglia Vaticana. E’ possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che
possa, anche per sbaglio, rappresentare
la Chiesa
di Cristo.
d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all’insegna del
«siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che
la Chiesa
impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a
conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato
interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto
di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non
possa celebrare
la Messa
senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.
e) Lei apparendo accanto all’Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e
coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare
di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla
soglia, invitandoli a lasciare
la Chiesa
, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che
ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.
f) Lei ha dato l’avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l’uomo è senza
coscienza di Stato.
g) Lei è colpevole se le offerte dell’8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è
stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e
sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà
religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito
il Vangelo.
Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo
Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più
(veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di
rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo
che è l’indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il
territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre
milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in
coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».
Con disistima,
Genova, 8 ottobre 2009
Paolo Farinella, prete
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