"Una legge contro le associazioni
ambientaliste"
Le associazioni ambientaliste che fanno ricorso sono avvisate: rischiano di
pagare risarcimenti milionari.
Lo dice una proposta di legge del Pdl, anticostituzionale e antidemocratica.
tratto da http://www.peacelink.it
del 9 aprile 2009
Fonte: http://www.carta.org/campagne/ambiente/17082
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E’
sufficiente un solo articolo, otto righe in tutto, per cancellare di fatto la possibilità per
le associazioni ambientaliste, e per i cittadini, di far valere le ragioni della salvaguardia
dell’ambiente, dei territori e della salute in sede giudiziaria. Lo dice l’articolo 1
della proposta di legge [pdl] «Modifica all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. In
poche parole, se le associazioni fanno ricorso al Tar contro la realizzazione di un’opera,
determinando la sospensione dei cantieri, ma poi il ricorso viene respinto, allora ne
rispondono sia in sede civile sia con il risarcimento danni e le spese di giudizio. Per
maggiore chiarezza, l’articolo 1 recita «Qualora il ricorso… sia respinto, alle
associazioni soccombenti che hanno agito o resistito in giudizio con mala fede o con colpa
grave si applicano le disposizioni dell’articolo 96 del codice di procedura civile. Qualora
il ricorso… sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le
associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio». Sostengono
i deputati che se «da un lato, la spinta ambientalista ha determinato un continuo sviluppo
della normativa di settore… dall’altro, le istanze ambientaliste hanno contribuito alla
crescita di una diffusa attenzione al ‘territorio di riferimento’», determinando «un
ritardo costante del ‘cantiere Italia’» per realizzare rigassificatori,
termovalorizzatori, corridoi ferroviari, centrali a biomasse, elettrodotti, autostrade,
discariche, inceneritori. A
bloccarli, secondo i firmatari della pdl, sono semplici ricorsi al Tar, sufficienti «a
impedire o a ritardare la realizzazione di opere pubbliche, senza che sia previsto alcuno
strumento di responsabilizzazione delle associazioni di protezione ambientale, le quali,
talvolta, presentano ricorsi pretestuosi, con il solo e unico scopo di impedire la
realizzazione dell’opera pubblica». «Pertanto… al fine di evitare che ricorsi
amministrativi, manifestamente infondati, siano presentati al solo fine di ritardare la
realizzazione di opere pubbliche… si prevedono la responsabilità delle stesse associazioni
per lite temeraria e il conseguente risarcimento del danno a vantaggio della pubblica
amministrazione». Per inciso, ricordiamo che in Italia si contano sulla punta delle dita i
risarcimenti per danni ambientali da parte di industrie che hanno provocato morti, malattie e
disastri irreparabili; comunque, sempre per cifre irrilevanti. «Una
proposta di legge in assoluto contrasto con i principi comunitari di accesso alla giustizia
– dice Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio – Ma soprattutto anticostituzionale»,
perché la possibilità di sospendere un’opera è inibita soltanto alle associazioni
ambientaliste: dunque, la norma è discriminatoria. Oltre ai dubbi di costituzionalità, è
evidente un’emergenza democratica. «Nessuno riesce a spiegare a cosa servono le grandi
opere, ma intanto si pensa a punire i cittadini, sempre più soli a difendere il territorio,
che vuol dire le famiglie, la salute, le aziende – dice Marzia del Movimento no coke alto
Lazio, da anni impegnato contro la conversione a carbone della centrale Enel di Civitavecchia
[Roma] – Se non si può neppure portare avanti una vertenza, questo significa ‘regime’.
Ancora più grave il fatto che fra i firmatari della pdl ci sia un sindaco: è Giulio Marini,
primo cittadino di Viterbo». Per
il testo del progetto di legge: |
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