|
L'inceneritore è una macchina due volte tossica. In primo luogo è tossica
perché rilascia scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto
(quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell'aria e poi ricade sui
nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul terreno dove passeggiamo o giochiamo. È vero che
un inceneritore ben gestito produce meno inquinanti di uno svincolo autostradale o di un
ingorgo automobilistico.
Ma i rifiuti sono un materiale poco omogeneo, con grandi variazioni di potere
calorifico: basta uno sbalzo di temperatura e l'abbattimento degli inquinanti va in tilt.
Sempre nella speranza che nel materiale conferito non siano state nascoste sostanze tossiche,
cosa ormai verificata per le «ecoballe» della Campania. Affidereste voi il funzionamento di
una macchina così pericolosa a chi ha gestito i rifiuti campani negli ultimi decenni? Ma
l'inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori
locali e governanti nazionali, che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione
del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini -
cioè di coloro che i rifiuti li producono - una miracolosa soluzione del problema. Dal
Presidente della Repubblica a quello della Giunta regionale, dai nove commissari straordinari
che si sono succeduti in quattordici anni al posto di comando dei rifiuti campani agli
opinionisti di tutti gli organi di informazione, fino ai politici che intasano i tg, è tutto
un sol coro: il problema si risolverà quando entrerà in funzione il cosiddetto «termovalorizzatore»,
cioè l'inceneritore. Come si fa nei paesi «moderni».
Per il momento beccatevi la munnezza e guai a chi, dimostrando incompetenza e mancanza di
spirito civico, protesta. E' quindici anni che il commissario straordinario da una parte
dilapida i soldi (due miliardi di euro!) e dall'altra cerca buchi, o spiazzi, o cave,
possibilmente controllate dalla camorra, per sistemare i rifiuti che continuano a venir
prodotti. Aspettando Godot: cioè l'inceneritore. Anzi, gli inceneritori. Nel primo piano
regionale di gestione dei rifiuti campani del 1994, gli inceneritori dovevano essere tredici;
poi sono stati ridotti a tre; poi a due, poi a uno, quello di Acerra, ancora in costruzione
nel territorio più inquinato di tutta l'Europa. Un altro ne dovrebbe sorgere, tanto per non
sbagliarsi, a quindici chilometri di distanza. I siti dove costruirli, come quelli dove
collocare i cosiddetti Cdr e dove stoccare le ecoballe sono stati scelti - lo prevedeva il
capitolato di gara indetta dalla giunta di Rastelli - dalla ditta vincitrice della gara:
la Fibe
(leggi Impregilo; cioè famiglia Romiti: nel periodo in cui costui dettava ancora legge alla
Fiat) che ha comprato i terreni agricoli più degradati e per questo poco costosi, e poi ha
messo a carico del Commissario i fitti mostruosi dei terreni dove si accumulano le ecoballe;
terreni preventivamente acquistati a prezzi stracciati dalla camorra.
La Fibe
aveva presentato il progetto tecnico peggiore, ma si era aggiudicata l'appalto - in pratica la
gestione di tutti i rifiuti campani - garantendo di realizzare l'inceneritore in meno di un
anno: una cosa che anche uno studente della terza geometri sa che è tecnicamente impossibile.
Ma il commissario aveva fretta di avere l'inceneritore per risolvere finalmente il problema.
Ed ecco il risultato. Un mese dopo l'aggiudicazione aveva già concesso la prima proroga. Oggi
la Fibe
, dopo 10 anni, è stata esautorata dal suo incarico - una cosa che Bassolino avrebbe dovuto
fare otto anni fa - e le è stato vietato di occuparsi dei rifiuti per i prossimi anni. Ma la
prima gara per sostituirla è andata deserta. Così, a completare l'opera è sempre
la Fibe
, e la seconda gara verrà verosimilmente vinta dall'Asm di Brescia: quella che ha costruito
il più grande inceneritore d'Europa (dopo quello di Acerra) in violazione della normativa
europea sulla valutazione d'impatto ambientale (Via). E' questa la modernità che tutti
aspettano? Nel frattempo era cominciata la farsa della raccolta differenziata (Rd): una manna
per creare clientele con finti lavori.
La Rd
dei rifiuti urbani non è una cosa che si aggiunge alla raccolta ordinaria; così come un
commissario straordinario per la gestione dei rifiuti non può aggiungersi ai molti organismi
che già se ne occupano. O li sostituisce esautorandoli, e coinvolgendo invece la popolazione
servita, così come
la Rd
investe tutta la produzione di rifiuti e richiede il coinvolgimento di tutti; oppure non serve
a niente; fa solo danno e si risolve in puro spreco. Invece, a «disputarsi» la raccolta dei
rifiuti in Campania per molti anni ci sono state alcune migliaia di lavoratori socialmente
utili (Lsu) in carico alla Regione (molti erano gli eredi dei comitati dei disoccupati
organizzati degli anni '70, gente costretta a fare il disoccupato organizzato di mestiere per
una vita intera): alcuni ingaggiati dalla giunta di destra; altri da quella di centrosinistra;
eri un Lsu di Rastelli oppure un Lsu di Bassolino; poi c'erano gli Lsu dei consorzi (istituiti
dal Piano regionale del '94) che non hanno mai funzionato; poi c'erano gli Lsu in carico ai
comuni, i quali, però, spesso avevano alle proprie dipendenze anche dei netturbini e/o
avevano appaltato la raccolta a ditte esterne. Si era così arrivati ad avere fino a 20mila
addetti in aggiunta a quelli ordinari.
Nessuno voleva cedere ad altri una fetta del proprio potere: cioè delle proprie clientele e
per raccogliere i rifiuti ai lavoratori ingaggiati in via straordinaria non venivano dati,
nonché camion e bidoni, nemmeno secchielli e palette. Per molti il lavoro era andare nelle
scuole a spiegare agli studenti che cos'è
la Rd
che non si faceva. Così
la Campania
è rimasta per molti anni al 3 per cento di Rd e se oggi ha raggiunto il 15 (20 punti
percentuali sotto l'obiettivo minimo previsto dalla legge, in attesa del 65 per cento
prescritto per il 2012), il merito è solo dei sindaci di centocinquanta comuni campani che si
sono rimboccati le maniche. C'è da stupirsi che in tutto questo bailamme, con camion che
spariscono (non uno, ma una cinquantina) sotto gli occhi dei commissari, che sono stati anche
dei Prefetti, cioè degli uomini d'ordine, senza che questi battessero ciglio; con
remunerazioni per il governatore-commissario che, se abbiamo letto bene, hanno superato il
milione di euro all'anno; con consulenze e finti lavori che hanno incistato l'ufficio del
commissario nei gangli del potere locale al punto che oggi, per smantellarlo, si è ritenuta
necessaria la nomina di un secondo commissario che si occupi solo della sua liquidazione; c'è
da meravigliarsi se in tutto questo anche la camorra ha reclamato la sua parte? Non è la
malavita organizzata che corrompe l'amministrazione, ma è la cattiva amministrazione che
richiama la camorra come il miele le mosche. Perché ormai cambiare gli amministratori è
quasi impossibile: il sistema è bloccato. Cacciare Bassolino per tornare a Rastelli o a
qualche suo sostituto? Cacciare
la Jervolino
per avere Martusciello? O viceversa? «A che pro?», si chiede qualsiasi persona di buon
senso. E i napoletani di buon senso ne hanno da vendere. Il problema che non entrerà mai
nella testa dei governanti fino a quando non glielo faranno capire i cittadini, a cui però si
fa di tutto per confondere le idee, è che i rifiuti sono un flusso: tante cose entrano nelle
nostre case o nella nostra vita sotto forma di consumi; tante ne devono uscire, e in tempi
sempre più brevi, sotto forma di rifiuti. Se mi si allaga la casa, prima di decidere dove
strizzare i panni con cui cerco di asciugare il pavimento vado a chiudere i rubinetti. Lo
stesso dovrebbe succedere con i rifiuti. Non è una cosa difficile da capire. L'inceneritore
di Acerra (il più grande d'Europa) se mai entrerà in funzione nel 2009, e se mai i cittadini
di Acerra o l'Unione europea gli permetteranno di bruciarle, ci metterà cinque-sette anni a
smaltire i cinque milioni di ecoballe accumulati finora; nel frattempo se niente cambia se ne
saranno accumulate altrettante che l'inceneritore di Santa Maria
La Fossa
, se mai sarà fatto, potrà cominciare a smaltire tra non meno di quattro anni; mentre il
nuovo commissario, o chi per lui, continuerà a girare per
la Campania
alla ricerca di nuovi buchi dove sotterrare i rifiuti delle nuove emergenze. Si chiede
l'intervento dell'esercito (quasi una guerra: contro i rifiuti. O contro gli abitanti della
Campania?) e non si ha il coraggio, e nemmeno l'idea, di proibire, almeno temporaneamente, la
distribuzione di prodotti usa e getta e di merci imballate in contenitori inutili, a partire
dall'acqua cosiddetta minerale che molte volte è più inquinata di quella del rubinetto. Ci
si chiede come una persona intelligente e osannata come Bassolino possa essersi fatto
sopraffare da un problema che ingigantiva giorno per giorno in quel modo davanti al suo naso.
Ma è nella natura del potere chiudere gli occhi di fronte all'evidenza. Un altro personaggio
altrettanto potente e osannato sta rimettendo in piedi la produzione italiana di automobili
senza voler vedere che il prezzo del petrolio e il suo esaurimento metterà in ginocchio tutto
il settore proprio quando lui penserà di aver risolto i problemi della sua azienda.
|
|