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"Igiene: contrordine bambini lavarsi fa male"  
Gli esperti: "Attenzione agli eccessi. Così si disorienta il sistema immunitario"
I
bambini di città sono troppo puliti. Quelli di campagna, fra prati, terra, mucche e galline, 
costringono a lavorare tanto intensamente il sistema immunitario. 

tratto da www.repubblica.it
del 05 marzo 2008 a firma di Elena Dusi

ROMA – Nella gara degli starnuti, i bambini di campagna battono i bambini di città. Hanno meno allergie, nasi pieni, occhi gonfi, pruriti e attacchi d’asma. La spiegazione, dopo un decennio di studi, ha resistito a ogni tentativo di smentita: i bambini di città sono troppo puliti. Quelli di campagna, fra prati, terra, mucche e galline, costringono a lavorare tanti intensamente il sistema immunitario da fargli passare ogni voglia di inventarsi nemici inesistenti. Le allergie infatti non sono altro che reazioni spropositate nei confronti di elementi innocui: pollini, alcuni cibi, sostanze particolari che entrano a contatto con la pelle.

“Il periodo chiave è il primo anno di vita” spiega Alberto Ugazio, che dirige il dipartimento di medicina pediatrica al Bambin Gesù di Roma. “Al momento della nascita, il neonato di norma viene investito da una scarica di batteri improvvisa. Il suo sistema immunitario deve darsi molto da fare per riorganizzarsi a fare fronte alla nuova situazione”. Se il parto avviene in un ambiente igienizzato al massimo e i piccoli anticorpi del neonato non trovano subito nemici da aggredire, rimangono disorientati. Semplificando un po’, si può dire che restino allo stadio fetale. E sviluppano una pericolosa tendenza ad aggredire l’organismo stesso (da qui l’aumento di malattie autoimmuni nelle società sviluppate) e a scagliarsi contro nemici insistenti come gli innocui pollini. Da qui il boom di allergie caratteristico di tutti i paesi sviluppati. In Italia si è passati da un 10 per cento della popolazione che nel 1950 lamentava una qualsiasi forma di allergia al tasso attuale del 30 per cento, comprensivo di bambini e adulti. “Ma per fortuna la percentuale ha smesso di crescere. Sembra che abbiamo raggiunto il plateu” spiega Ugazio. “In Cina la stessa esplosione che l’Italia ha registrato nella seconda metà del secolo scorso si sta verificando ora. Fra i neri d’America il tasso di allergie è alto come il nostro. In Africa viceversa il fenomeno è pressoché sconosciuto”.

Che la pulizia sia causa dell’asma rimane comunque un’idea ostica per la ragione. Ma se a convincerci non basta l’esperimento dei bambini di città e di campagna (condotto dall’ospedale pediatrico di Salisburgo in alcune fattorie austriache nel 2000), il caso del muro di Berlino è ancora più evidente. Erika von Mutius, una pediatra dell’università di Monaco, negli anni ’80 cercò di dimostrare che l’inquinamento della Germania est provocava asma e altri problemi respiratori nei bambini. Ma per quanto si sforzasse di leggere i suoi dati, trovava un’incidenza di asma sempre maggiore fra i tedeschi di Bonn. I due istogrammi tornarono a pareggiarsi solo un decennio dopo la caduta del Muro di Berlino, quando le condizioni di vita (e di igiene) delle due Germanie si riavvicinarono.

Anche se in maniera più silente, altre malattie accanto alle allergie sono andate aumentando per il disorientamento del sistema immunitario: diabete insulino-dipendente (“più 400 per cento in mezzo secolo” sottolinea Ugazio), sclerosi multipla, alcuni disturbi della tiroide. Patologie in cui il sistema immunitario attacca l’organismo stesso, anziché i nemici esterni. “Questo non vuol dire che dobbiamo demonizzare l’igiene – precisa il pediatra romano – perché forse nel 1950 avevamo meno raffreddori da fieno, ma polmoniti, gastroenteriti e tubercolosi uccidevano un bambino su dieci prima che compisse un anno”. Oggi questo dato secondo l’Istat è sceso a 5 neonati su mille. “Il nostro ecosistema è cambiato. Tornare indietro è impossibile” sottolinea Ugazio. “Ma evitare alcuni eccessi nel campo dell’igiene è necessario, e un asso nella manica da raccomandare in ogni caso è l’allattamento al seno”.

Due o tre bagni alla settimana, suggerisce il pediatra, possono bastare (ma il discorso può essere facilmente esteso agli adulti). “Altrimenti si rischia anche di irritare la pelle del bambino e privarla di quelle sostanze grasse che la proteggono”. Virus e bacilli per i più piccoli sono come un allenamento al salto ostacoli. “Se teniamo il bambino in una campana di vetro, protetto dallo sporco e dai raffreddori, al momento di andare all’asilo si troverà indifeso. E allora sì che tosse e starnuti inizieranno a cadere a pioggia”. I piccoli approvano. Per una volta la scienza dà ragione allo loro avversione per il sapone.