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"Grillo mi piace, anzi no"  
  Noi non dobbiamo più crescere, da decrescere, produrre di meno, consumare di meno, smagrire, diventare 
più poveri e semmai distribuire meglio e più equamente la ricchezza che rimarrebbe, oltre che aumentare 
per tutti il bene veramente essenziale: il tempo, il tempo a nostra disposizione per vivere

tratto da "Il Fatto quotidiano"
del 9 settembre 2009 a firma di Massimo Fini

Il mio vecchio amico Beppe Grillo mi ha invitato alla presentazione del suo movimento-web che si è tenuto domenica al teatro Smeraldo di Milano e di cui Peter Gomez ha dato conto sul nostro giornale. Nel corso del suo show Grillo ha richiamato l’attenzione della platea sulla presenza di due “ospiti illustri”. In ordine di citazione: Massimo Fini e Adriano Cementano.

Ho avuto un’ovazione pari a quella del mitico “molleggiato”. Non lo riferisco solo per narcisismo ma perché ciò vuol dire che c’è un legame fra me e il piccolo movimento culturale e politico che ho fondato qualche anno fa (Movimento Zero) e quello di Grillo.

Vorrei quindi dire qui che cosa ci accomuna e che cosa no. Sono completamente d’accordo sulla questione della legalità, che è poi quella portata avanti da Di Pietro, dal Fatto, da Marco Travaglio e dai disprezzatissimi, a destra come a sinistra, “girotondi” cui anch’io, in questi anni, ho partecipato. Basta con i “lodi Alfano” e le norme “ad personam” che violano un principio cardine della liberal-democrazia, l’uguaglianza di fronte alla legge, e che ci relega tutti al rango di cittadini di serie B. (Adesso Berlusconi dopo lo “scudo penale”, pretenderebbe di mettersi al riparo anche dalla legge civile – vedi le scomposte e inquietanti reazioni alla sentenza che condanna Fininvest-Mediaset a pagare 750 milioni di euro alla Cir – per cui se domani un suo elicottero mi cade sulla casa e il giudice lo condanna a risarcirmi cercherà di non pagarmi sostenendo che si tratta di un “complotto” e di “giustizia ad orologeria”.

Basta con la capillare, costante, devastante delegittimazione della magistratura che è uno dei portati più inquinanti del berlusconismo e che ci trascineremo dietro per decenni.
Sono d’accordo sull’equiparazione fra destra e sinistra come responsabili bipartisan della situazione attuale. Solo che io la intendo in senso più largo e radicale. Grillo polemizza con questa sinistra ma continua a sperare in una sinistra migliore. Per me destra e sinistra sono le due facce della stessa medaglia: l’industrialismo. Nascono entrambe con la Rivoluzione industriale, sono illuministe, moderniste, ottimiste, economiciste, hanno entrambe il mito del lavoro (per Marx è “l’essenza del valore”, per i liberisti è esattamente quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso plusvalore) e pensano che industria e tecnologia produrranno una tal cornucopia di beni da rendere felici tutti gli uomini (Marx) o, più realisticamente per i liberal-liberisti, la maggioranza di essi.

Questa utopia bifronte è fallita. Liberismo e marxismo, destra e sinistra, nelle loro varie declinazioni, sono categorie vecchie di due secoli, due secoli che hanno corso a ritmi vorticosi, e non sono più in grado di comprendere le esigenze più profonde dell’uomo contemporaneo, che non sono economiche ma esistenziali. Si credono il top della Modernità e in effetti lo sono, solo che nel frattempo la Modernità è molto invecchiata e non è più affatto moderna o, per meglio dire, attuale. D’altro canto dalla Modernità sono nate, nella Modernità si sono affermate e non possono metterla in discussione perché reciderebbero le loro radici.

Un’altra cosa che non mi convince è come Grillo affronta la questione ambientalista. Grillo è un tecnoecologista, come Rifkin (la differenza è che Grillo è in buona fede, Rifkin no) e pensa che il problema dell’inquinamento possa essere risolto con nuove tecnologie o con un miglior utilizzo di quelle attuali. Non è così. Poniamo di far funzionare le automobili a idrogeno invece che a benzina. Certamente inquinerebbero di meno. Ma l’idrogeno dovrebbe pur essere prodotto e tutto il sistema riconvertito a questa forma di energia. Risultato: a livello sistemico inquineremmo quattro volte di più. Inoltre, come mi disse una volta Paolo Rossi (non il comico e nemmeno l’ex calciatore, ma il grande filosofo della scienza): “La tecnologia come risolve un problema ne apre dieci altri ancora più complessi”. E’ un moltiplicatore esponenziale di problemi.

Insomma Grillo è, come tanti, come quasi tutti, un fautore dello “sviluppo sostenibile”. Ma lo sviluppo è già oggi insostenibile. Noi non dobbiamo più crescere, da decrescere, produrre di meno, consumare di meno, smagrire, diventare più poveri e semmai distribuire meglio e più equamente la ricchezza che rimarrebbe, oltre che aumentare per tutti il bene veramente essenziale: il tempo, il tempo a nostra disposizione per vivere (San Francesco sarebbe oggi molto più rivoluzionario di Marx o Adama Smith).
Perché ciò che è fondamentale non è abitare in un’Arcadia di prati, aiuole e fiori, ma sfuggire all’ossessivo, compulsivo, paranoico modello di sviluppo occidentale, basato, per dirla in estrema sintesi, sul meccanismo produci-consuma-crepa, che provoca anomia, suicidi (decuplicati, in Europa, rispetto al XVII secolo), nevrosi, depressione, stress, alcolismo di massa, droga, che sono tutte malattie della Modernità.
Questo modello è riuscito nell’impresa di far star male anche chi sta bene.

Infine Grillo resta una brava “su orina democratica” con la sua mitologia di quel pseudonero e pseudodemocratico che è Baraci Obama. Nella sinistra europea c’è sempre stata la convinzione che i democratici americani siano meno guerrafondai dei repubblicani. E’ vero il contrario. E’ stato il democraticissimo Kennedy, “bello e di gentile aspetto” a iniziare la guerra in Vietnam e il repubblicano Nixon, dal brutto grugno, a chiuderla. E’ stato il democratico Clinton nel 1999, quando l’11 settembre era di là da venire, ad aggredire, senza nessuna valida ragione, la Serbia bombardando per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado, con l’Italia fogliona di D’Alema nella parte poco dignitosa del “palo”.

E lo pseudo Obama non si comporta diversamente: continua a bombardare l’Afghanistan dove vuole mandare altri 30 mila soldati, negando a un popolo l’elementare diritto di resistere all’occupazione dello straniero, comunque motivata, e di filarsi da sé la propria storia senza pelose supervisioni. Democratiche.