|
Stiamo
subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per
dimensioni e diffusione prima d'ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati
Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran
Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria
finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto
non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti
strumenti derivati, denominati CDO e CDS.
Tali
strumenti non sono altro che mutui immobiliari "impacchettati" e trasformati in
obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di "cartolarizzazione" (trasformare
in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all'esterno i
debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel
fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti,
chi acquistava un'obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità
di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti
rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo.
Si parla anche di mutuo "subprime"per indicare che questo è effettivamente un mutuo
a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun
Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).
Praticamente,
il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto,
proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che
impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d'Affari o le collocavano
direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l'entrata
di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità
utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere
altre obbligazioni strutturate.
Iniziata
con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è
divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono
immuni da questo fenomeno.
E questo giochetto, che ha portato enormi profitti "facili" nelle casse delle Banche
è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare
americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice
economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò
ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli
Stati Uniti, circa un paio d'anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi
parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno
venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130%
dell'immobile oggetto del mutuo.
Si
è assistito quindi al blocco dell'aumento del prezzo delle case e successivamente al suo
crollo, non ancora terminato.
Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai mutui
subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli
precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non
pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono sospese.
A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono fallimento o pesanti
insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington,
ecc...), costringendo il Governo e
la Fed
(Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni
di liquidità.
E
veniamo all'ultimo atto, ovvero all'approvazione da parte dell'Amministrazione Bush,
naturalmente in collaborazione con
la Fed
, del pacchetto di misure d'emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da
700 miliardi di dollari (si stima però che il vero "buco" si attesti intorno ai
1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio,
questi titoli finanziari "tossici", ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche
Usa. L'obiettivo è senz'altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali
poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.
Ora
gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte
Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione,
Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le
obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze
dell'azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le
Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio
portafoglio...
In Europa, però, non c'è ancora alcun accordo su un eventuale piano di salvataggio comune.
Anche
l'Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit,
e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali
si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da
questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E' proprio di questi giorni l'annuncio
dell'Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento
del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che
lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto
sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e
la Banca
da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel
frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%.
E
questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria
del 2008.
Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni,
alle quali vorrei lasciare la risposta ai lettori:
-
è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;
-
è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza
di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;
-
è giusto che i veri autori di tale "truffa" finanziaria legalizzata (i nomi sono
sempre quelli delle principali Banche d' Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici
americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali
Autorità Governative e di Controllo?;
-
è giusto che gli amministratori di queste note Banche d' Affari e Commerciali, dopo aver
causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne
escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;
-
è giusto che all'interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo
siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d' Affari? (l'esempio emblematico
è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno
ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche
Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d'Italia, proveniente dalla stessa Banca d'Affari, e
lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla
stessa Banca...);
-
è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super
partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d'Affari, applichino giudizi e
punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i
requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo
punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali
titoli si stima siano oltre 300.000).
Inoltre,
un nuovo pericolo è all'orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa:
il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito.
E' infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai
pagamenti, in un'unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a
conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio
di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di
carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e
assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare
la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto
ammettere che queste rappresentano pratiche "ingannevoli".
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il
tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di
cittadini rischiano il fallimento personale.
|
|