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ROMA - La gran parte delle uova di gallina
prodotte dai nuovi impianti in funzione dal 2006 sono fuorilegge. Nonostante la censura della
Commissione Ue, «nel nostro Paese sono sistematicamente violati gli standard di arricchimento
delle gabbie e la densità d'allevamento, con gravi conseguenze per il benessere degli animali».
La denuncia arriva dalla Lega antivivisezione (Lav) che nel weekend scenderà nelle piazze
italiane per raccogliere firme a sostegno di una petizione che chiede al nuovo governo di
confermare la data del 1° gennaio 2012 per la messa al bando degli allevamenti in batteria
delle galline ovaiole.
PROTESTA AL MINISTERO -
La Lav
ha anche protestato davanti al ministero della Salute, a Roma, contro la decisione del
sottosegretario Gianpaolo Patta di chiedere il rinvio della data del 2012: «Tale rinvio -
secondo gli animalisti .- rappresenta un regalo all'industria avicola che dal 1999 ad oggi,
nonostante i tanti fondi pubblici percepiti, non ha fatto nulla per riconvertire le gabbie
come imposto dalle norme». Negli allevamenti in batteria - si legge in un dossier della Lav -
le gabbiette sono lunghe appena
25 centimetri
e ogni gallina ha a disposizione uno spazio di
550 centimetri
quadrati (di poco inferiore a quello di un foglio A4) nel quale è impossibile per l'animale
compiere movimenti naturali, stirarsi, aprire le ali o semplicemente girarsi nella gabbia
senza difficoltà.
GALLINE A RISCHIO -
La Lav
, oltre a contestare il possibile dietrofront dell'esecutivo, sottolinea come ad essere
in pericolo è la vitvita di 50 milioni di galline, «gran parte delle quali sottoposte a un
sistema di allevamento intensivo tra i più crudeli». «Gli italiani - dice il vicepresidente
dell'associazione, Roberto Bennati - hanno il diritto di vedere applicata una normativa
faticosamente conquistata e di non acquistare uova di fatto fuorilegge».
CONSEGUENZE SULLE UOVA - Ma non è solo un problema di benessere degli animali. «Le galline allevate in queste
condizioni - spiega ancora Benatti - tendono a sviluppare malattie e patologie come ad esempio
osteoporosi o infezioni varie. Ci sono alti tassi di mortalità e di sofferenza che incidono
sul funzionamento dell'organismo delle galline. Le uova da loro prodotte rischiano dunque di
essere uova di animali malati e di conseguenza di bassa qualità».
LE SCELTE DEI CONSUMATORI - I consumatori stessi possono avere un ruolo nell'accelerare il progressivo abbandono
dell'allevamento in batteria, scegliendo di acquistare soprattutto uova provenienti da galline
allevate con sistemi alternativi alle gabbie. Queste possono essere identificate in
particolare attraverso il codice riportato sui gusci: quando questo riporta il numero 3
significa che le galline sono allevate in gabbia (i codici per l'allevamento «biologico», «all'aperto»
o «a terra» sono rispettivamente 0, 1 e 2).
I NUMERI - Nel 2006, secondo dati forniti
dalla Lav, in Italia sono state allevate 51 milioni e mezzo di galline e sono stati prodotti
quasi 13 miliardi di uova. Ogni italiano ne ha consumate mediamente 219. La riconversione
degli allevamenti in gabbia comporta dei costi che poi si potrebbero riversare anche sul
prezzo finale dell'uovo. «Ma una recente indagine della Commissione Ue Eurobarometro - fa
notare ancora Benatti - ha evidenziato che il 57% dei cittadini della Ue si dichiarano
disposti a pagare di più per le uova provenienti da un sistema di produzione rispettoso del b
enessere degli animali».
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