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NON BASTAVANO le indagini - che continuano ad ampio
raggio - delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello
scandalo dei formaggi "scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari
consumatori" (dalle carte dell'inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle
aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori - venditori e addetti allo stoccaggio -
hanno presentato un esposto in procura contro
la Galbani
, denunciando di essere "stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere
merce con la data di scadenza contraffatta".
A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto
esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul
mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell'azienda. Da lì - stando al
dossier ora al vaglio degli investigatori - dal
2000 in
poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi "tenuti in vita".
Il marchio Galbani è già coinvolto nell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di
Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende "riciclone"
che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo
"bonificavano" mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel
caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di
Giussago e Corteolona (Pavia).
Decine di tonnellate di merce qualificata come "residui di produzione lattiero casearia
per trasformazione a uso alimentare" erano in realtà costituite da croste di gorgonzola
ad uso zootecnico e cagliate scadute.
Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte
della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri
marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. "Big logistica" è la società che
distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia.
Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali
"piazza" in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È
qui, nella base umbra, che deflagra il caso "etichette". Tutto inizia nel 2005. Con
una denuncia "interna". Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale
(tuttora in carica). Non ne possono più di quello che - in una serie di comunicazioni
riservate - viene definito un "sistema vergognoso".
Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di
"incastri" sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con
solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di
accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella "Golosissima"
scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa
Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l'11-05-2005.
La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al
pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da
3 kg
). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono - prove alla mano - al direttore del
personale. È il 14 novembre del
2005. L
'incontro avviene in un hotel di Perugia.
"C'è da vergognarsi", "i capi sanno tutto", "se vengono fuori queste
cose, l'azienda chiude domani". Di fronte all'outing degli addetti, il dirigente promette
interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall'intraprendere eventuali azioni di
denuncia. "Certo, bisogna intervenire... - dice - metti che qualcuno si sente male dopo
aver mangiato sta roba, ma non sia mai che stè notizie escano fuori di qui".
Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel
deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a
campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il
"trucco" sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli
scaffali. Ma il sistema non cessa.
Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle "carenze
igieniche" durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla
celle frigorifere. A volte addirittura in "celle private" ovvero garage. Trasporto
con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il
rassicurante motto dell'azienda ("Galbani vuol dire fiducia"). Ma questa è un'altra
storia.
(14 ottobre 2008)
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