"A Fukushima siamo ben oltre la fusione del
nocciolo"
Fonti
ufficiali giapponesi ritengono probabile che il combustibile nucleare in tre reattori (1, 2 e 3)
dell’impianto atomico di
Fukushima si sia fuso e fuoriuscito, attraverso il contenitore a pressione, anche all’esterno
del contenitore principale.
tratto da http://qualenergia.it
del 8 giugno 2011 a firma di Leonardo
Berlen
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Fonti
ufficiali giapponesi ritengono probabile che il combustibile nucleare in tre reattori (1, 2 e
3) dell’impianto atomico di Fukushima si sia fuso e fuoriuscito, attraverso il contenitore a
pressione, anche all’esterno del contenitore principale. La situazione peggiore che si può
verificare in un incidente nucleare. Nel silenzio della stampa
internazionale dal Giappone iniziano di nuovo ad arrivare notizie molto preoccupanti sulla
sempre critica situazione dei reattori di Fukushima. Il combustibile nucleare in tre reattori
(1, 2 e 3) dell’impianto atomico di Fukushima probabilmente si è sciolto
e fuoriuscito attraverso il contenitore a pressione accumulandosi in fondo e all’esterno del
contenitore principale. Lo afferma il governo giapponese alla Yomiuri
Shimbun. Una tale eventualità, spiegano diverse fonti ufficiali, è di gran lunga peggiore
di una fusione del nocciolo ed è la peggiore situazione che possa accadere in un incidente
nucleare. Questo quadro è stato sottoposto con un ampio rapporto
all’attenzione dell’International Atomic Energy Agency (AIEA) e confermerebbe ormai che la
fusione dei noccioli e la rottura dei contenitori dei 3 reattori, da molti esperti ipotizzata
da tempo, sia ormai una realtà. Sapevamo infatti che il
contenitore dove sono poste le barre fosse danneggiato e che da qui ci fossero perdite di
acqua altamente radioattiva, anche all’esterno degli edifici che ospitano i reattori. Ora,
dal rapporto inviato alla AIEA si delinea un quadro molto più drammatico di quanto ammesso
fin dalle prime ore dell’incidente avvenuto lo scorso 11 marzo.
Infatti si afferma,
secondo le analisi della Nuclear and Industrial
Safety Agency nipponica, che già a 5 ore dal terremoto il contenitore a
pressione del reattore n.1 di Fukushima Daiichi fosse danneggiato, ovviamente per la mancanza
quasi totale di acqua di raffreddamento. Ad aggravare la posizione
della Tepco, che esce malissimo da questo rapporto (circa 750 pagine) per la sua gestione
della crisi, c’è anche la notizia che l’ammontare
delle radiazioni rilasciate dalla centrale di Fukushima nella prima settimana sia
stato probabilmente più del doppio di
quanto inizialmente la società elettrica avesse stimato e comunicato. Scarsa anche
l’attenzione della Tepco per i circa 7.800
lavoratori che sono stati coinvolti fino alla fine di maggio nel difficile
compito di stabilizzare le condizioni dei reattori. Alcuni di questi potrebbero essere stati
esposti a dose di radioattività molto superiori ai 250 millisievert per anno, la massima quantità
accettabile per la salute secondo i nuovi parametri indicati dal governo dopo il disastro.
Sappiamo però che a livello internazionale la dose massima alla quale possono essere esposti
i lavoratori di una centrale nucleare è di 20 millisievert, cioè 12 volte meno. In questa fase il
problema più urgente è come trattare l’enorme
quantità di acqua altamente radioattiva (100mila tonnellate) usata per
abbassare il calore dei reattori che si è accumulata negli edifici, nel seminterrato e nei
fossati adiacenti. Un ostacolo che impedisce di riparare i sistemi di raffreddamento. |
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