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ROMA - La
trafila è semplice. Si va in banca per prendere 7 mila euro a tasso agevolato, il 2 per
cento. Con questi soldi si comprano 7-
8 metri quadrati
di pannelli fotovoltaici, quanto basta per ottenere un chilowattora di potenza. Si mette
l'impianto in giardino, o sul tetto, o sul terrazzo. Lo si collega al contatore elettronico,
già arrivato in molte case, per vendere all'Enel o alle ex municipalizzate l'energia
prodotta. E si aspetta. Ogni giorno che passa porta un credito virtuale che alla fine
dell'anno si trasforma in vantaggio materiale: circa 500 euro di incasso che permettono di
ammortizzare la spesa d'installazione in 15 anni, ottenendo due vantaggi accessori. Il primo
è che la mini centrale fotovoltaica dura 25 anni e gli ultimi 10 garantiscono il guadagno. Il
secondo è la soddisfazione di utilizzare energia pulita, che non minaccia la stabilità del
clima.
E' questo il senso del nuovo "conto energia", il decreto che ieri, dopo essere stato
messo a punto dai tecnici del ministero dell'Ambiente e del ministero dello Sviluppo
Economico, ha ricevuto il via libera definitivo dalla Conferenza Stato-Regioni. E la prossima
settimana verrà inserito nel pacchetto energia che contiene le misure volute dal governo per
rilanciare l'efficienza e le rinnovabili.
"Il precedente conto energia era stato un disastro perché si erano privilegiati gli
impianti di taglia più alta innescando fenomeni speculativi", spiega Fabrizio Fabbri,
capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente. "Di 500 megawatt concessi ne
sono stati effettivamente realizzati solo 6. Questa volta abbiamo adottato il modello tedesco:
niente tetti massimi per gli incentivi, chi vorrà diventare un mini produttore di energia
fotovoltaica potrà farlo. E i piccoli verranno premiati più dei grandi".
Scegliendo un impianto di potenza compresa tra 1 e 3 chilowatt si otterrà infatti un bonus
pari a 40 centesimi per ogni chilowattora prodotto se i pannelli sono collocati in piano (in
giardino, in terrazzo), 44 centesimi se poggiano su un tetto inclinato, 49 se diventano parte
integrante del tetto. Fra i 3 e i 20 chilowatt di potenza le tariffe sono rispettivamente 38,
42 e 46 centesimi, sopra i 20 chilowatt 36, 40 e 44 centesimi.
In sostanza l'energia fornita da un singolo utente, o da un condominio, viene immessa in rete
e venduta a una quotazione calibrata in modo da sostenere lo sviluppo del settore. Oltre a
incassare il prezzo maggiorato, si ottiene poi una seconda agevolazione: per ogni chilowattora
fotovoltaico prodotto si può usare gratuitamente un chilowattora ottenuto con sistemi
convenzionali; e il consumo extra viene pagato a tariffa standard, 9 centesimi a chilowattora.
L'unico limite economico di questo sistema è che l'obiettivo massimo è il pareggio: bolletta
zero. Se si vogliono mettere i pannelli fotovoltaici nella casa al mare, dove magari si
finisce per produrre più di quello che si utilizza, è possibile però firmare un altro
contratto che prevede la vendita di tutta l'energia prodotta (in questo caso è possibile
ottenere un attivo) e il pagamento a parte dell'energia consumata.
Ancora più conveniente (più 5 per cento) la tariffa per chi produce l'energia che consuma,
per chi toglie le coperture in eternit, per scuole e ospedali. Una possibilità subito
rilanciata dal ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni: "Se in cinque anni
solo su un quarto degli edifici scolastici italiani venisse realizzato un impianto di
produzione di energia elettrica con un sistema fotovoltaico di piccole dimensioni (50 kwh, ndr),
la totalità degli impianti produrrebbe l'energia di una grande centrale elettrica a gas o a
carbone impedendo l'emissione di 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica in
atmosfera".
(16 febbraio 2007
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