"Fidelity card sotto accusa: peggio del
Grande Fratello"
Il Garante della Privacy punisce quattro società, ma le
carte fedeltà rappresentano
un poker d'assi per la grande distribuzione.
tratto da http://notizie.alice.it
del 11 febbraio 2008
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da www.altalex.com
del 05 febbraio 2008 Garante Privacy , newsletter 05.02.2008 n° 300 Troppi i dati raccolti per i programmi di fidelizzazione, moduli poco chiari e con
informazioni incomplete, impossibilità di esprimere liberamente il consenso per i trattamenti
di dati a fini di marketing. E'
quanto stabilito dal Garante per la protezione dei dati personali che ha, in particolare,
vietato a quattro società (su cinque sottoposte a controllo) l'utilizzo di dati personali
ritenuti non pertinenti - quali ad esempio titolo di studio, e-mail, professione e numero dei
componenti del nucleo familiare - per il rilascio delle c.d. "fidelity card" (linee
guida fissate dallo stesso Garante con Provvedimento
24 febbraio 2005). Dall'indagine
sono inoltre emerse altre irregolarità nelle informative date ai consumatori e nella raccolta
del consenso. Gli operatori dovranno quindi riformulare l'informativa, sia cartacea sia on
line, specificando quali dati sia obbligatorio indicare al momento dell'adesione al progetto e
quali siano invece facoltativi, e dovranno inoltre:
(Altalex, 11 febbraio 2008) Garante per la protezione dei dati personali Troppi
dati per le "carte di fedeltà". Il Garante privacy (composto da Francesco Pizzetti,
Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato) ha vietato a quattro società - di
un gruppo di cinque sottoposto a controlli - l'uso di dati personali trattati in modo
illecito: troppi i dati raccolti per i programmi di fidelizzazione, moduli poco chiari e con
informazioni incomplete, impossibilità di esprimere liberamente il consenso per i trattamenti
di dati a fini di marketing. Prosegue
senza sosta, anche attraverso accertamenti della Guardia di finanza, l'azione del Garante a
tutela dei consumatori che aderiscono ai programmi di fidelizzazione promossi da operatori
economici della grande distribuzione, telefonia, trasporti, viaggi. Gli accertamenti,
effettuati a livello nazionale, rientrano nel piano di verifiche programmate per accertare la
corretta applicazione della normativa privacy e in particolare del provvedimento generale
sulle "fidelity card" adottato nel febbraio del 2005. Il
quadro che emerge dalle verifiche mostra numerose irregolarità. Innanzitutto
le società raccolgono troppi dati: oltre a nome, cognome luogo e data di nascita necessari
per attribuire sconti, premi o bonus connessi all'uso della carta, richiedono anche titolo di
studio, e-mail, professione e numero dei componenti del nucleo familiare. Dati ritenuti non
pertinenti ed eccedenti dal Garante che ne ha quindi vietato l'uso ed ha ordinato alle
società di cancellarli o di renderli anonimi. Altre
irregolarità sono state riscontrate nelle informative date ai consumatori e nella raccolta
del consenso. Gli
operatori dovranno riformulare l'informativa, sia cartacea sia on line, specificando, in
particolare, quali dati sia obbligatorio indicare al momento dell'adesione al progetto e quali
siano invece facoltativi. Dovranno inoltre precisare i diritti (di accesso, rettifica,
cancellazione) che la normativa riconosce e chiarire che il consenso per autorizzare l'uso dei
dati per altre finalità (marketing, profilazione) è libero. E,
soprattutto, dovranno mettere il consumatore in condizione di poter scegliere liberamente se e
quali trattamenti di dati autorizzare. Scelta che non era invece possibile effettuare in
alcuni dei moduli esaminati, dove con un'unica firma si aderiva al programma di fidelizzazione
ma si autorizzava anche l'utilizzo dei dati a fini di marketing. Per
quanto riguarda poi l'uso di dati facoltativi raccolti a fini statistici il Garante ha
prescritto alle società di adottare opportuni accorgimenti che impediscano di ricondurre i
dati all'interessato fin dal momento della raccolta. |
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