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Prima
la SARS
, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della
pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e
bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della
guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti
all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati.
Come accaduto con
la SARS
e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto
un’ottantina di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova
Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda
le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli
intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali”
come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica.
Stando alle ultime notizie la situazione a Città Del Messico, dove l’epidemia avrebbe avuto
inizio, risulta piuttosto grave. Le vittime accertate sarebbero 81 e le autorità hanno deciso
la chiusura delle scuole e delle università, oltre alla sospensione delle messe in tutte le
parrocchie cittadine a tempo indeterminato. Il Messico ha inoltre stanziato un fondo di 450
milioni di dollari per fare fronte all’emergenza.
Anche negli Stati Uniti, dove ancora non ci sono vittime ma si riscontrano 11 casi accertati
di contagio, la questione sembra venire affrontata molto seriamente, dal momento che nel
pomeriggio è stato dichiarato lo Stato di emergenza sanitario nel corso di un briefing
convocato alla Casa Bianca per valutare l’evolversi della situazione.
La Commissione Europea ha finora negato la presenza di casi di contagio all’interno della
UE, anche se alcuni casi sospetti sono stati riscontrati in Spagna e in Francia.
In Italia
la Farnesina
si è finora limitata a sconsigliare i viaggi in Messico e il sottosegretario al Welfare
Ferruccio Fazio ha rassicurato gli italiani dai microfoni di Radio Capital, affermando che il
nostro paese ha dosi di farmaci antivirali in misura sufficiente per fare fronte a qualsiasi
sviluppo dell’epidemia.
Sul fronte degli intrecci politico/economici che potrebbero nascondersi dietro l’epidemia,
le ipotesi che stanno prendendo corpo, non solo sul web, sono svariate. Molti leggono nella
vicenda la volontà si scatenare un’ondata di allarmismo ingiustificato, finalizzato a
sostenere l’acquisto di farmaci e vaccini a beneficio del fatturato delle grandi industrie
farmaceutiche. Altri mettono sotto accusa le ricerche militari sui virus nell’ambito delle
quali l’epidemia di febbre suina potrebbe essere un banco di prova. Altri ancora,
soprattutto negli Stati Uniti, guardano ad un’eventuale pandemia come ad un mezzo che
potrebbe essere usato dal governo per imporre lo stato d’emergenza, ormai inevitabile di
fronte al crollo economico che sta facendosi sempre più grave.
Senza dubbio la connessione fra le presunte pandemie (si pensi alla SARS e all’influenza
aviaria) e le fortune finanziarie delle grandi industrie farmaceutiche è qualcosa di assodato
al di là di ogni ragionevole dubbio. A questo riguardo risulta quanto mai interessante
focalizzare per un attimo l’attenzione sulla multinazionale francese Sanofi
- Aventis, presente in più di 100 paesi nei cinque continenti, che nel
2007 ha
realizzato un fatturato di 27 miliardi di euro. Sanofi – Aventis risulta essere in Italia la
prima azienda farmaceutica a livello nazionale, con un centro di ricerca a Milano e 5
stabilimenti (di cui uno a Scoppito in provincia dell’Aquila) sul nostro territorio ed è
risultata fra le multinazionali del farmaco che maggiormente hanno incrementato i propri
profitti in conseguenza dell’epidemia d’influenza aviaria. Basti pensare che nello scorso
mese di aprile
2008 ha
ricevuto dal governo USA un ordinativo di vaccino contro l’aviaria per il valore di 192,5
milioni di dollari.
Per una strana ironia del destino la multinazionale Sanofi – Aventis, lo scorso 9 marzo
2009 ha
annunciato, tramite un comunicato
stampa, la decisione d’investire 100 milioni di euro nella costruzione di un
nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica, che
verrà situato proprio in Messico, in virtù di un accordo firmato a Mexico City alla presenza
del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel comunicato si fa inoltre espressamente
riferimento alla “preparazione a possibili pandemie influenzali.” Questo scherzo del fato
non è però rimasto isolato, dal momento che neppure un mese dopo, lo scorso 2 aprile 2009,
la multinazionale Sanofi - Aventis ha annunciato di avere acquistato il produttore di farmaci
generici messicano Laboratorios Kendrik, con un giro d’affari annuo di 26 milioni di euro,
al fine di migliorare la propria posizione nei paesi emergenti. Acquisizione che consente oggi
a Sanofi - Aventis di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici
messicano.
Il mese di aprile 2009 non è ancora terminato e proprio a Città Del Messico
l’epidemia di febbre suina ha iniziato a mietere le prime vittime, scatenando il panico fra
la popolazione, resta solo da decidere se credere o meno alle coincidenze.
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