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Quando
vi coricate, provate mai una sgradevole sensazione alle gambe, che vi
costringe a muoverle e vi impedisce di dormire? In questo caso, forse
siete affetti dalla sindrome da gambe senza riposo: una malattia che
causerebbe l'insonnia al 5 per cento degli italiani, ed è curabile solo
con farmaci. O forse, invece, non avete proprio niente; siete sani, ma
rischiate di cadere vittime del mal di marketing. Ovvero in quel metodo
infallibile che le aziende farmaceutiche hanno trovato per vendere i loro
prodotti, inventare malattie ad hoc per ogni medicinale, oggetto di un
recente numero speciale della rivista "PLoS Medicine".
In inglese è chiamato "disease mongering". In italiano si
potrebbe indicare come "malattie da commercio"
o "medicalizzazione". In pratica: l'arte di convincere sempre
più persone di avere bisogno di farmaci, al solo scopo di venderli.
Influenzando la ricerca scientifica e l'opinione pubblica, si crea una
nuova malattia, o si amplia una già esistente, ridefinendola in base a
sintomi vaghi e molto comuni, senza distinguere tra forme lievi e forme
gravi. Poi si pubblicano dati che indicano una grandissima diffusione del
problema. Attraverso campagne di sensibilizzazione si incoraggiano le
persone ad auto-diagnosticarsi il nuovo male. Infine, si suggerisce che è
bene curare la malattia in tutti i casi con farmaci.
Un caso da manuale di malattia da commercio è quello della cosiddetta
"disfunzione sessuale femminile", almeno secondo un articolo su
"PloS Medicine" di Leonore Tiefer, professoressa di psichiatria
alla New York University School of Medicine. Questa controversa malattia
sarebbe caratterizzata principalmente da una ridotta libido. La sua
origine risalirebbe al 1997, anno in cui diverse aziende farmaceutiche
hanno organizzato una conferenza dal titolo apparentemente neutrale di
"Funzione sessuale negli studi clinici". "Il Viagra era
appena stato approvato", racconta la Tiefer, "e io temevo che
gli urologi avrebbero utilizzato una conferenza sulla disfunzione sessuale
femminile per promuoverlo".
Timori dimostratisi fondati: dopo questa conferenza, un manipolo di
urologi connessi alle industrie ha iniziato a studiare, curare e
propagandare sui media il nuovo disturbo.
La Pfizer ha finanziato pubblicità e studi per sostenere l'efficacia del
Viagra nelle donne, e un'altra impresa, la Procter & Gamble, ha
tentato di promuovere un cerotto al testosterone. L'esistenza stessa della
sindrome è ancora messa in dubbio, e l'efficacia di questi prodotti non
è stata dimostrata, tanto che la Food and Drug Administration non li ha
approvati. Due anni fa una revisione del "British Medical
Journal" archiviava definitivamente la questione dicendo che la
sindrome non si sa cosa sia e non ci sono parametri biologici o clinici
che la definiscano, e che nessun farmaco ha la capacità di attivare
l'eros delle signore.
Eppure, congressi inventati ad hoc stampa non medica propongono
ciclicamente la sindrome e i suoi rimedi.
Quello delle "gambe senza riposo" è un'altro caso che ha
suscitato l'interesse di "PLoS Medicine". Era una condizione
praticamente ignorata dalla comunità medica fino al 2003, anno in cui la
casa farmaceutica GlaxoSmithKline pubblicò alcuni dati sull'efficacia
delle cure a base di ropinirole, un farmaco utilizzato nella cura del
morbo di Parkinson. Due mesi dopo, la stessa azienda rivelò, con un
comunicato stampa, che esisteva un disturbo diffuso, ma non riconosciuto,
che "tiene gli americani svegli di notte". Da allora: congressi,
statistiche, studi. E la Restless Leg Foundation. Depliant informativi in
tutte le lingue presentano la malattia come cronica e ereditaria, e
curabile solo con farmaci. Che, però, non sono poi sempre efficaci: il
ropinirole, ad esempio, induce risposte positive nel 73 per cento dei
pazienti, contro un 57 per cento di chi assume un placebo. E con effetti
collaterali quali nausea e sonnolenza.
Il fatto è che, per competere in un mercato globale che supera i 510
miliardi di dollari l'anno, le aziende investono in marketing fino al 30
per cento del loro fatturato. "E' più di tre volte quello che
spendono in ricerca", spiega Silvio Garattini, direttore
dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che aggiunge:
"Si dice che bisogna mantenere alti i prezzi dei farmaci perchè
questo serve a far ricerca. Ma la spesa principale è la promozione".
Di questa promozione si occupano agenzie specializzate, che prima ancora
di pubblicizzare la cura, pubblicizzano la malattia.
La rivista britannica "Pharmaceutical Marketing" ha pubblicato
una guida pratica all'educazione medica in cui diversi esperti del settore
illustrano come, prima del lancio di un farmaco, sia opportuno crearne il
bisogno nei pazienti e l'aspettativa nei medici che dovranno prescriverlo.
Perciò, vengono contattati scienziati di spicco, che dovranno parlare ai
congressi, fare divulgazione e preparare li linee guida per la diagnosi e
la cura.
E qui si palesa il più grave dei conflitti di interesse nell'ambito della
ricerca medica: pochi mesi fa, un'indagine della rivista
"Nature" ha esaminato centinaia di linee guida per il
trattamento di molte malattie prodotte in tutto il mondo, scoprendo che
almeno nel 70 per cento di esse alcuni autori dichiaravano rapporti
economici con aziende farmaceutiche, presumibilmente le stesse che
commercializzano i farmaci trattati nelle medesime linee guida. Una
patologia su cui le grandi riviste mediche internazionali hanno puntato
l'obiettivo è il cosiddetto "disordine bipolare", una forma
più diffusa e meno specifica della grave sindrome maniaco-depressiva.
Questa ultima era diagnosticata nello 0,1 per cento della popolazione,
mentre il più lieve e meno definito disordine bipolare sembra colpire una
persona su 20. Oggi, milioni di persone (inclusi bambini e adolescenti) si
curano il disordine con psicofarmaci anticonvulsivi. Necessari?
Secondo una nota della Janssen, produttrice del Risperdal, "i farmaci
sono cruciali nel trattamento dei disordini bipolari. Le ricerche degli
ultimi vent'anni hanno mostrato oltre ogni dubbio che le persone che
assumono le medicine appropriate stanno meglio, nel lungo periodo, di chi
non si cura". Su "PloS Medicine", invece, David Healy,
psichiatra dell'Università di Wales, sostiene che le prove scientifiche
dell'efficacia di questi farmaci per contrastare i sintomi descritti dal
cosiddetto disordine bipolare sono scarsissime. E che i dati sugli effetti
a lungo termine insufficienti.
Per un paziente è impossibile decidere. Tocca ai medici discernere tra le
vere malattie e i disturbi inventati dal marketing. Ma i medici sono
abbastanza informati? Purtroppo nel nostro paese l'informazione ai medici
è fornita quasi esclusivamente dalle aziende farmaceutiche che,
ovviamente, difendono e promuovono i loro prodotti. Mancano fonti
indipendenti che possano dare ai medici gli strumenti per comprendere
davvero come stanno le cose. "Ci sono 35 mila informatori
farmaceutici, che ogni giorno devono vedere dagli otto ai dieci
medici", spiega Garattini: "E il loro scopo è far aumentare le
prescrizioni". Il più delle volte certo questa attività commerciale
è fatta responsabilmente, a volte risulta in vere e proprie furfanterie
rilevate dalla magistratura, a volte, magari, si barcamena tra non detti,
piccole esagerazioni e un generale sguardo benevolo verso il proprio
prodotto (come potrebbe essere diversamente?).
Comunque è un fatto che è perlomeno sbilanciato affidare tutta
l'informazione sui farmaci alle aziende. E anche la tanto annunciata Ecm
(l'educazione continua in medicina gestita direttamente dal ministero
della Salute) a un attento esame si dimostra quasi integralmente
sponsorizzata dalle aziende.
Non
è tutto. Il "British Medical Journal" annota: "Gli enormi
costi di interventi con farmaci su una porzione crescente della
popolazione rischiano di destabilizzare i sistemi sanitari pubblici,
perfino nelle nazioni più ricche". L'attenzione è tutta per i
medicinali mirati ai disturbi più diffusi: l'ipertensione arteriosa e
l'eccesso di colesterolo che sono fattori di rischio correlati
statisticamente all'incidenza di malattie cardiovascolari. Ma quali sono i
valori ottimali dell'uno e dell'altro entro i quali dobbiamo tenerci per
proteggerci da infarto, ictus e così via? La discussione di questi valori
soglia, come li chiamano gli esperti, è materia quotidiana dei grandi
giornali medici. Ed è il carburante con cui si alimenta un 'imponente
guerra commerciale. Combattuta a colpi di linee guida e raccomandazioni,
redatte da comitati di esperti (spesso apertamente finanziati dalle
industrie) che hanno più volte abbassato i valori al di sopra dei quali
si consiglia una terapia. A furia di abbassarli, hanno reso l'essere sani
un eccezione, anziché la norma. Infatti, uno studio norvegese ha
dimostrato che, se si applicassero le più recenti linee guida europee su
colesterolo e pressione arteriosa, in Norvegia dovrebbe curarsi il 76 per
cento degli adulti sopra i 20 anni.
Già nel 1999, una lettera firmata da quasi 900 medici di 58 nazioni
esprimeva perplessità sui parametri di pressione arteriosa dettati
dall'Organizzazione mondiale della sanità, insinuando la presenza di
conflitti di interesse.
Più esplicitamente, nel 2004 il Collegio reale dei medici generici ha
consegnato al Parlamento britannico un documento in cui si dichiara che:
"La classificazione di anormalità per condizioni quali
l'ipertensione e la depressione non è fatta nell'interesse dei pazienti e
serve esclusivamente ad arricchire le industrie".
Come difenderci? Una nuova e promettente legge che obbliga le industrie
farmaceutiche operanti in Italia a cedere, ogni anno, il 5 per cento di
quanto spendono in promozione all'Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Con
questi fondi si finanziano studi indipendenti per valutare la
rimborsabilità delle medicine. Nel 2006 saranno finanziati 54 studi, per
un totale di 35 milioni di euro. "E' un'iniziativa italiana, ed è la
prima in Europa. Molti rappresentanti di altri paesi hanno chiesto
informazioni per cercare di riprodurla", dice Garattini e aggiunge:
"Questo sarebbe anche un modo per finanziare studi sui farmaci per la
malattie rare, di cui nessuno si occupa perchè non danno ritorni
economici". |
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E
SE FOSSE PIGRIZIA |
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E adesso anche la
svogliatezza diventa una malattia che, naturalmente, richiede cure
specifiche. I sintomi? Una pronunciata e debilitante apatia, che
riduce l'istinto di sopravvivenza. Il disordine da deficit
motivazionale (motivational deficiency disorder-MoDeD), come lo
hanno definito i neuroscenziati australiani dell'University of
Newcastle che lo hanno identificato, affliggerebbe un australiano su
cinque. Un farmaco è già in fase di sperimentazione per curarlo e
le industrie premono perchè venga messo sul mercato.
"Non si tratterà invece di semplice e sana pigrizia?",
mette in dubbio David Hanry, farmacologo clinico della stessa
università. E anche Raffaella Rumiati, neuroscenziata della Sissa
(Scuola internazionale superiore di studi avanzati) è scettica:
troppo pochi e vaghi i dati forniti. Per la diagnosi della malattia,
infatti, è stata usata una tomografica e emissione di positroni (Pet)
abbinata a una scala di misurazione delle motivazioni validata da un
gruppo di controllo composto da atleti. Ma gli atleti non sono
esattamente lo standard della popolazione su cui confrontare un
eventuale deficit di motivazione. "La motivazione dipende da un
insieme di fattori e non può essere misurata con una sola scala.
Per questo, prima di dire che si tratta di una malattia da curare
con i farmaci, e non di semplice pigrizia, si devono svolgere più
test, in base alle diverse fasce di età e di classe sociale",
spiega Rumiati: "Questa tendenza a fare di ogni stato d'animo
un malessere sfrutta il desiderio della gente di star bene, offrendo
facili soluzioni ai problemi".
Roberta Pizzolante |
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SINDROME
DA BUSINESS |
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Ecco secondo la
rivista "PNas", i casi più comuni di disease mongering.
RIDUZIONE DELLA DENSITA' OSSEA
Con l'età è un fenomeno normale, e solo debolmente è correlato al
rischio di fratture e all'insorgenza dell'osteoporosi. Ma dal 1994
la condizione è stata ridefinita da uno studio finanziato dalle
aziende che producono farmaci prescritti per arrestare questa
degenerazione. La nuova descrizione del fenomeno viene associata al
grave rischio di osteoporosi e, con pressanti campagne, si invitano
soprattutto le donne a misurare la densità ossea. Uno studio della
Università del British Columbia definisce questo un tipico caso di
"marketing della paura".
DEPRESSIONE
Studi finanziati da aziende farmaceutiche sono arrivati a stimare
che circa il 10 per cento della popolazione nei paesi occidentali è
depressa, e ad attribuirla alla carenza nel cervello del
neurotrasmettitore serotonina. Così il termine depressione oggi si
applica a un'ampia gamma di stati d'animo (cattivo umore,
malinconia...), e farmaci che alterano i livelli di serotonina, come
il Prozac, sono fra i più venduti al mondo, prescritti per una
varietà di condizioni psichiatriche.
DISORDINE DA ANSIA SOCIALE
Versione addolcita della fobia sociale. Una sapiente campagna di
marketing ha convinto milioni di persone molto timide ad assumere un
antidepressivo per questo disturbo. Anni dopo l'ingresso di questo
farmaco sul mercato, se ne sono visti i gravi effetti collaterali:
per avere celato dati sull'inefficacia e sui pericoli del suo
farmaco, la GlaxoSmithKLine sta subendo migliaia di cause legali in
tutto il mondo.
DISFERIA PREMESTRUALE
Secondo alcuni specialisti è un disordine psichiatrico grave,
secondo altri non esiste perchè non è loro chiaro cosa la
distingua dalla comune sindrome premestruale. La neo-malattia è
legata a un farmaco, analogo al Prozac, che l'Emea (l'autorità
europea preposta all'approvazione dei farmaci) non ha approvato.
DISFUNZIONE ERETTILE
Oggi ne parliamo tutti liberamente per preciso volere del marketing
delle aziende che hanno in portafoglio il Viagra e i suoi analoghi,
che hanno operato per abbattere ogni tabù di una pillola per
migliorare le prestazioni sessuali. Così ci siamo convinti, ad
esempio, che "più della metà degli uomini oltre i 40 anni ha
difficoltà nel procurarsi o mantenere un'erezione", come
sostiene il sito web del farmaco guida, Il Viagra. In realtà, i
casi di impotenza effettiva sono assai meno frequenti. E i fattori
psicologici sono fondamentali.
SINDROME DA VESCICA IPERATTIVA
Versione medicalizzata dell'incontinenza. La sapiente campagna di
marketing ha aumentato, negli Usa. Le visite mediche per
incontinenza da 1,8 a 2,6 milioni l'anno. E ha ingigantito le
vendite della tolterodina, un farmaco che funziona nel 50 per cento
dei casi, contro il 47 per cento del placebo. |
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RICERCHE
A SENSO UNICO |
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La ricerca
medica è sempre più dettata dal bisogno di promuovere e prodotti
dell'industria. Questa è la diagnosi fatta dal prestigioso "
Bristish Medical Journal". Esaminando circa 300 articoli usciti
tra il 1994 e il 2004, scelti fra quelli che hanno ricevuto il più
alto numero di citazioni, una equipe di ricercatori guidata da John
P.A. Ioannidis, della Università di Ioannina, ha notato una
discrepanza. Da una parte, la maggioranza degli articoli continua a
essere firmata da ricercatori affiliati a università e cliniche.
Dall'altra, la provenienza dei fondi cambiata: la proporzione di
studi finanziati dalle industrie è cresciuta ogni anno, mentre
calano quelli finanziati dal governo o da altri enti pubblici. In
particolare, oltre un quarto delle pubblicazioni esaminate consiste
in studi su larga scala per attestare l'efficacia di sostanze o
trattamenti e, almeno dal 1999, quasi tutti questi studi sono
finanziati dalle industrie. Non stupisce quindi che oltre l'88 per
cento delle pubblicazioni ha presentato risultati favorevoli ai
prodotti che saminava. |
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