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ROMA - "Abusi" in merito a "screening psichiatrici"
effettuati nelle scuole agli studenti senza la preventiva autorizzazione dei genitori, come le
norme di legge tassativamente richiedono". Li segnala una circolare del ministero
della Pubblica istruzione indirizzata ai direttori degli Uffici scolastici regionali,
documento, però, che giace ancora nei cassetti del dicastero, in attesa di essere inviata.
Test sugli studenti, dunque, spesso senza il consenso dei genitori, per individuare disturbi
come l'Adhd, la sindrome da
iperattività e difficoltà nella concentrazione degli adolescenti, che ora è possibile
trattare somministrando il
Ritalin, anche in Italia, a partire dagli 8 anni d'età.
Argomento delicato, dopo il via libera dell'Agenzia
per il farmaco al Ritalin, psicofarmaco che numerosi esperti indicano come pericoloso,
citando il caso deli Stati Uniti, dove viene usato da tempo. Non si sa ancora, quindi, quando
il ministro Giuseppe Fioroni darà il via libera all'invio della circolare ai dirigenti
scolastici: certo è che fonti interne al ministero già diverse settimane fa davano per
imminente la spedizione. Nella bozza del documento si avvisano i direttori degli Uffici
scolastici regionale di "numerose segnalazioni, inclusa copia di diverse interrogazioni
parlamentari", attraverso le quali si evidenzia "la preoccupazione", appunto,
per questi screening. Test che verrebbero giustificati dai proponenti, "specialisti di
singole Asl", con la necessità di "tracciare preventivamente disordini del
comportamento" come i deficit di attenzione e l'iperattività dei bambini e degli
adolescenti (Adhd), al fine di indirizzare poi i casi risultati positivi alle competenti
strutture sanitarie "per provvedere alla presa in carico anche mediante la prescrizione
di psicofarmaci". Nella circolare si evidenzia il fatto che queste procedure sono state
attivate in diverse scuole italiane sulla base di "protocolli d'intesa con alcune Asl",
e diversi esposti sono stati presentati alle Procure da parte di quei genitori il cui consenso
informato non era stato preventivamente ottenuto.
Non solo. Ad alcuni genitori sarebbe stato interdetto anche l'accesso ai risultati degli
screening, in violazione alle stringenti normative sul diritto alla privacy e al trattamento
dei dati sensibili. Considerati i rischi dell'abuso di psicofarmaci, soprattutto per i
bambini, nella circolare del ministero della Pubblica istruzione si evidenzia che "è
della massima importanza agire con estrema prudenza". Ogni singolo caso va approfondito,
prima di assumere decisioni al riguardo, "al fine di non correre il rischio di agevolare
una medicalizzazione dell'istituzione scolastica che si ritiene del tutto fuori luogo".
Si segnalano quindi tutti i fattori che possono "mimare" i disturbi comportamentali
conosciuti come Disordine di attenzione e iperattività(Adhd), segnalati dagli esperti e
specialisti italiani riuniti all'Ospedale San Giovanni Battista "Molinette" di
Torino (Consensus "Torino 2005"). Fattori che vanno dall'affaticamento e
dall'alimentazione errata o carente di vitamine a problemi come allergie, anemia, diabete,
ansia, intossicazioni, tumori o problemi neurologici, senza escludere aspetti caratteriali
quali l'essere dei "bambini prodigio", viziati o indisciplinati. Una lunga lista di
problemi che possono portare, per errore, a "pseudo-diagnosi" di Adhd. Piuttosto che
sollecitare l'immediata medicalizzazione del bambino, si legge nella bozza del documento
ministeriale, "è della massima importanza" che in caso "di disagio da
iperattività o deficit di attenzione manifestato in classe dallo studente", i dirigenti
scolastici "provvedano a sollecitare le famiglie affinché queste promuovano tutte le
indagini mediche e psicologiche atte ad individuare, qualora sussistano, le correlate
patologie sopra elencate". Inoltre, si ricorda l'obbligatorietà della raccolta della
firma del consenso informato da parte di entrambi i genitori e il fatto che "la legge
preveda espressamente la possibilità per i genitori di accedere in ogni momento ai dati
raccolti, richiedendone anche eventualmente la cancellazione". Si conclude ricordando
"che è da rimarcare che l'apprendimento è qualcosa di più complesso del semplice
prestare attenzione". E che, in particolare, "l'approccio farmacologico al disagio
non può di per sè attivare i processi cognitivi, emotivi e motivazionali necessari a
produrre l'apprendimento".
Immediata la smentita del ministero: "Nessuna circolare giace nei cassetti del ministero
della Pubblica istruzione". Con una nota, il dicastero retto da Giuseppe Fioroni
interviene sulla questione. Diversi genitori, cui non è stato prima chiesto il consenso,
hanno già denunciato la somministrazione di simili test ai figli. Sul tema, però, il
ministero precisa di non avere pronta una circolare da inviare ai dirigenti scolastici. Al
ministero "esiste invece la documentazione che il comitato Giù
le mani dai bambini (campagna di farmacovigilanza pediatrica, ndr) ha inviato chiedendo
interventi al riguardo. Il tema della tutela del diritto alla salute degli studenti - prosegue
la nota del dicastero della Pubblica istruzione- è ovviamente sempre oggetto di attenta
valutazione da parte degli uffici competenti e ispira numerose iniziative di questo
ministero".
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