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ROMA — Destino inesorabile per otto su dieci. Denunciati e
trascinati in tribunale per sospetta malpractice. Accusati di aver sbagliato. Un rischio che i
chirurghi devono mettere in preventivo e dal quale cercano di difendersi con tutte le armi.
Ricorrendo ad esempio alla cosiddetta medicina difensiva, cioè prescrivendo al paziente cure,
ricoveri, esami che in cuor loro ritengono superflui ma che risulterebbero solidi scudi in
caso di processo. Ogni anno il sistema sanitario pubblico sborsa tra 12 e 20 miliardi per
analisi di tipo precauzionale. Una proposta di legge appena depositata ha l'obiettivo di
alleggerire «il disagio di fronte alla crescita prepotente del contenzioso medico legale e
alla richiesta di risarcimento a tutti i costi».
Un progetto di depenalizzazione dell'errore medico annunciato già a giugno dal sottosegretario al Welfare Fazio, e auspicato dalle
categorie dei camici bianchi, chiamati da famiglie e pazienti a sostenere battaglie
giudiziarie infinite che in quasi 9 casi su 10 si concludono con l'assoluzione. Primi
firmatari Iole Santelli (vicepresidente commissione Affari Costituzionali) e Giuseppe Palumbo
(presidente Affari sociali), entrambi Pdl, il provvedimento introduce nel codice penale e
civile una serie di aggiunte e nuovi articoli che definiscono la colpa professionale legata ad
un atto medico e chiariscono i meccanismi del nesso di causalità. «Ora la giurisprudenza non
dà margini di certezza, i tribunali decidono in modo discrezionale, non c'è uniformità e i
cittadini possono fare causa contro tutti e tutto», spiega
la Santelli.
«Un conto sono imperizia e negligenza che continueranno ad essere punite e resteranno
nell'ambito penale — aggiunge Palumbo —. Un altro sono gli errori che non derivano da
omissioni o superficialità tecnico scientifica. E allora la causa è civile».
Insomma, sarà meno automatico per i cittadini citare il dottore in giudizio. La legge si affianca a quella già in discussione al Senato, avviata
da Antonio Tomassini. Obiettivi «modesti», si spiega nella premessa: «Alleggerire la
pressione psicologica sul medico e l'animo a volte vendicativo del paziente nei confronti dei
sanitari, accelerare la soluzione delle vertenze giudiziarie». Particolare importanza viene
attribuita alle caratteristiche dei periti, al ruolo delle assicurazioni e al consenso
informato. Un anno di carcere per chi «sottopone una persona contro la sua volontà a un
trattamento arbitrario». «Siamo il Paese col maggior numero di denunce contro la categoria,
assieme al Messico — lamenta Rocco Bellantone, segretario della società italiana di
chirurgia —. Solo in Italia i reati medici vengono puniti penalmente, altrove si dà per
scontato che chi opera o prescrive una cura non ha un atteggiamento lesivo. Quando sbagliamo
siamo accomunati a chi commette un omicidio in stato di ubriachezza». Tra gli specialisti più
tartassati, i ginecologi-ostetrici, su cui pesa la doppia responsabilità di mamma e bambino.
Tra le contestazioni più frequenti, il ritardato cesareo.
Margherita De Bac
16 novembre 2008
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