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Paul
Connett: 21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra
contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada. All'inizio credevo
fosse una buona idea, pensavo: “ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e
produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata”. Poi leggendo ho
scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l'uomo
abbia mai prodotto e poi, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere
molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l'inceneritore era
la strada sbagliata. Ho cominciato a lavorare insieme agli altri cittadini che erano contrari
e siccome ero professore di chimica sono stato invitato nelle altre comunità dei vari stati
americani e poi del mondo per cercare di fermare l'incenerimento. Abbiamo bloccato la
costruzione di 300 inceneritori; dal 1996 negli Stati Uniti non ne è più stato costruito
uno.
Intervistatrice: E in questi anni ha
cercato di diffondere la sua teoria “Rifiuti Zero”. Ce la può spiegare sottolineando in
particolare come si possono ridurre progressivamente inceneritori e discariche e di
conseguenza l'inquinamento?
Paul Connett: Quello che
ho in mente è l'obiettivo finale; credo che la cosa più semplice sia distinguere la teoria
del riciclaggio al 100% e la teoria Rifiuti Zero. Da molto tempo diverse comunità cercano di
portare al massimo il riciclaggio e il compostaggio dei rifiuti. Per molto tempo noi abbiamo
pensato che questo fosse l'obiettivo numero uno, ma il problema di questo sistema è che nella
nostra società ci sono cose che non possono essere riciclate, cose che non possono essere
compostate e quindi no possono essere riutilizzate. Finché sarà così non ci sarà mai
possibile un riciclaggio al 100% e allora che cosa dice la strategia Rifiuti Zero? Dice che i
cittadini non possono farcela da soli, si devono necessariamente combinare due livelli di
responsabilità: quella della comunità nella fase finale del processo e la responsabilità
industriale che invece avviene all'inizio del processo. Insomma all'industria dobbiamo dire:
“Se non possiamo riutilizzarli, se no possiamo riciclarli voi quei prodotti non li dovete più
fare”. Il messaggio è: “abbiamo bisogno di un disegno industriale migliore per il 21
secolo” perché entro la fine di questo secolo dovremmo imparare a vivere in modo
sostenibile. I rifiuti coinvolgono chiunque, chiunque produce rifiuti ogni giorno, siamo tutti
parte del problema. Ma se seguiamo l'approccio rifiuti zero possiamo diventare tutti parte
della soluzione. E allora abbiamo bisogno di una comunità responsabile che separi i rifiuti
riciclabili, la frazione umida, che raccolga i sacchi porta a porta, abbiamo bisogno di
un'industria responsabile che metta a punto prodotti, confezioni e imballaggi migliori e
abbiamo bisogno di una buona leadership, fatta di politici lungimiranti. Purtroppo il vero
nemico di questo approccio sostenibile è l'approccio completamente insostenibile
dell'incenerimento. Per troppo tempo gli ingeneri, soprattuto quelli europei, hanno cercato di
perfezionare l'incenerimento, hanno cercato di perfezionare una pessima idea. Io dico che se
anche esistessero inceneritori sicuri, comunque non avrebbero senso di esistere. Non ha senso
nel 21 secolo spendere così tanti soldi per distruggere risorse che dovremmo poter
riutilizzare in futuro. Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando
di termovalorizzatori invece di inceneritori ma il problema resta, se bruci qualcosa poi devi
ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l'estrazione
delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi
incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.
In
questo senso la legge italiana che equipara il combustibile derivato dall'incenerimento
all'energia pulita e rinnovabile è il massimo ostacolo per il minimo progresso nel problema
dei rifiuti. Il governo vi chiede di pagare l'elettricità ricavata dagli inceneritori tre
volte tanto quello che costerebbe da qualsiasi altra fonte, ma paradossalmente questa politica
ci fa un favore perché quando propongono di costruire un inceneritore, sul territorio la
gente insorge e si organizza ed è qui che entriamo in gioco noi con le nostre proposte
alternative che sono migliori per l'ambiente e per l'economia locale.
Intervistatrice: lei parlava prima di tre
livelli di responsabilità, parliamo dell'industria, perché le ditte e le grandi
multinazionali dovrebbero essere interessate a cambiare i loro processi produttivi?
Paul
Connett: Potremmo metterla su un piano umano; queste industrie sono fatte di
donne e di uomini che hanno figli e nipoti e dunque hanno tutto l'interesse a garantire loro
un buon futuro, ma questo argomento non basta. L'altro vantaggio per le industrie è che la
strategia Rifiuti Zero fa risparmiare e sono sicuro che a questo argomento prestano molta più
attenzione. Vi faccio un esempio semplice, meraviglioso, la multinazionale Xerox Europe sta
usando gli stessi camion che trasportano le nuove stampanti per ritirare quelle vecchie e
portarle tutte in un enorme magazzino che si trova in Olanda. Lì le stampanti vengono
smontate pulite e in gran parte riutilizzare; non finiscono in discarica. Adesso riescono così
a riutilizzare il 95% del materiale, ma la cosa ancora più entusiasmante, soprattuto dal loro
punto di vista, è che questo sistema gli fa risparmiare 76 milioni di dollari all'anno ed è
questo il messaggio che mi fa essere più ottimista. Le ditte hanno meno costi di produzione,
non devono comprare ogni volta materie prime, non devono ricomprare nuove parti, si possono
riutilizzare quelle vecchie e hanno meno costi di smaltimento, molto meno costi.
Intervistatrice: e come si può agire sul
terzo livello di responsabilità: i politici che fanno le leggi? Prima ha citato la legge
delega del ministro Matteoli che incentiva la costruzione di nuovi inceneritori.
Paul Connett: Io credo
che il problema sia tutto qui. Le persone più potenti sono quelle che hanno meno tempo per
pensare al futuro. Il manager di una grande impresa si limita a far quadrare il fatturato di
trimestre in trimestre. Un politico agisce in un arco di tempo finalizzato alla sua
rielezione, fa progetti di mesi o al massimo di qualche anno. Quindi, secondo me, noi dobbiamo
rivolgerci ai cittadini, alla gente che vota per queste persone, in particolare ai giovani che
hanno un immenso interesse per il proprio futuro; vanno educati, ispirati con un approccio
creativo di lungo respiro. Alla fine saranno loro i leader o saranno loro ad organizzarsi
nelle varie comunità.
In questi tempi in tanti paesi soffriamo per la mancanza di politici lungimiranti, ma c'è una
cosa su cui bisogna insistere anche se, dall'altra parte, non ci sono politici sensibili al
tema ed è questa: sostituire l'incenerimento con un sistema di controllo della frazione
secca, i cosiddetti rifiuti residui, affiancato da strutture per la ricerca. Mi spiego meglio.
Sappiamo già quanto sia utile riciclare vetro, lattine, plastica eccetera. Sappiamo quanto
sia utile compostare l'umido, sappiamo anche come trattare i rifiuti tossici: solventi,
batterie, pitture e così via... niente di tutto questo è in discussione. Il problema sta nei
rifiuti residui, nei rifiuti solidi urbani appunto, io ho una definizione per questi scarti:
“Cattivo disegno industriale”. Quando le industrie fanno prodotti usa e getta, confezioni
usa e getta, vogliono toglierseli dai piedi. Vogliono gli inceneritori per farli sparire dopo
l'utilizzo. La strategia Rifiuti Zero, invece, vuole renderli visibili al massimo questi
rifiuti, allora ci vogliono delle strutture che passino al setaccio quello che entra nelle
discariche, non solo quello che esce, in modo che non ci siano rifiuti tossici o organici.
La
seconda struttura necessaria è un luogo di ricerca di fronte alla discarica dove le università
possano stabilire i loro dipartimenti di disegno industriale o di sviluppo sostenibile. Un
laboratorio funzionale alla struttura di controllo con due compiti: esaminare quei materiali
non riciclabili e valutare se si possono trasformare in rifiuti riciclabili. Se questo non è
possibile, lavorare insieme all'industria in modo che non li produca più e studi delle
alternative. Ma perché non si può fare a meno dell'Italia in questo processo? Voi avete i
migliori designer al mondo, per secoli avete sviluppato il concetto di bellezza, e perché
qualcosa di estetico non può essere anche sostenibile? Il genio e la creatività di Leonardo,
di Galileo non sono spariti del tutto. Se l'Italia decidesse di costruire alcune strutture di
controllo e ricerca sui rifiuti voi potreste aprire la strada al resto del mondo. Un'altra
frase che uso molto spesso è questa: “un po' di creatività in entrata può far risparmiare
milioni di dollari in uscita” e non è una battuta. C'è una ditta di stampanti in
Australia,
la Fuji
, che ha studiato una piccolissima modifica al toner dell'inchiostro, sostituendo un rullo di
plastica, che è l'unica parte che si usura, la ditta può recuperare il resto, la parte
magnetica che è anche la più costosa. Quel rullo costa 41 centesimi e ha fatto risparmiare
all'azienda, addirittura 40 milioni di dollari. E' questo il miglior esempio che conosca di
creatività che faccia risparmiare milioni di dollari. Oppure pensiamo a quei supermercati,
esistono anche in Italia, che hanno un sistema di ricarica delle bottiglie d'acqua vuote. Tu
vai al supermercato con la tua bottiglia vuota e torni a casa con la stessa bottiglia di nuovo
piena. Pensate a quante bottiglie si risparmiano.
Intervistatrice:
qual è lo strumento più efficace per far conoscere le vostre proposte? Alcune, come ci ha
spiegato, riguardano i comportamenti dei singoli cittadini, altre invece devono riuscire a
convincere la classe dirigente, pubblica e privata.
Paul Connett: Sicuramente
gli attivisti sono un veicolo fondamentale, la gente che lavora per Greenpeace, per esempio.
E' molto più facile intervenire sul territorio se puoi contare su un'organizzazione che ha
una valida alternativa da proporre. Ma dall'altro lato le nostre proposte si promuovono da
sole, perché l'operazione Rifiuti Zero crea migliaia di posti di lavoro, stimola nuovi
interessi attorno al recupero e al riutilizzo dei materiali e questo aspetto può convincere
anche i politici meno sensibili allo sviluppo sostenibile. Per esempio, la provincia Canadese
della Nuova Scozia non era affatto all'avanguardia nella gestione dei rifiuti o nella
coscienza ambientalista. Gli amministratori volevano allargare una discarica e i cittadini
hanno detto no, allora hanno pensato di costruire un inceneritore ad Halyfax, ma anche il
governo si è opposto. A quel punto sono intervenuti gli attivisti.
Dal nulla hanno proposto un programma che in 5 anni ha ridotto del 50% i rifiuti destinati
alla discarica. Con questo processo hanno creato 3000 nuovi posti di lavoro, 1000 nella
raccolta e nella lavorazione dei materiali di scarto, gli altri 2000 nell'industria che
progetta prodotti per il mercato, sono quindi riusciti a catturare il valore aggiunto dei
rifiuti. Un inceneritore avrebbe creato al massimo 100 posti di lavoro. La stessa cosa è
accaduta a Canberra in Australia, le autorità hanno chiesto “quanti rifiuti volete che
finiscano in discarica?” e i cittadini hanno risposto: “zero”, questo è stato l'inizio
appunto della campagna Rifiuti Zero. A Canberra hanno approvato una legge che si chiama
“Zero Rifiuti entro il
2010”
, la stessa legge è stata adottata da metà dei comuni in Nuova Zelanda e da decine di comuni
anche in California.
Ci sono molte realtà economiche che stanno davvero dalla nostra parte, se costruisci un
inceneritore fai una scelta sbagliata e anche costosa, alla fine ti ritrovi con una tonnellata
di cenere tossica che nessuno vuole, ogni tre tonnellate di rifiuti, se invece segui
l'approccio Rifiuti Zero converti tre tonnellate di rifiuti in una tonnellata di prodotti
riciclabili, una tonnellata di prodotti organici e una tonnellata di educazione, di educazione
dei cittadini che imparano a recuperare e di educazione delle industrie che smettono di
produrre prodotti che non possono essere riutilizzati.
Intervistatrice: crede davvero che la
nostra società sia pronta per una sfida del genere?
Paul Connett: Dobbiamo essere pronti. Non dico sia facile, ma sono sicuro che questa è la
giusta direzione. Non pretendiamo di azzerare i rifiuti in una notte. Non pretendiamo di farlo
ovunque, la nostra proposta dunque diventa, proviamoci in diverse realtà, troviamo un paese,
una città, una metropoli che vogliano sperimentare il sistema Rifiuti Zero, che vogliano
essere pionieri e diventare un modello per tutte le altre comunità. Anche l'Italia può fare
la sua parte, come dicevo, può analizzare i materiali di scarto e proporre un migliore
disegno industriale.
Intervistatrice: Professor Connett we thank you so much for
being with us today.
Paul Connett:
Thank you very much... Grazie.
IN SINTESI
1 - L’incenerimento dei
rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine
2 - L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la
massa iniziale dei rifiuti
3 - Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e
300 kg
di ceneri solide e altre sostanze
- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi,
rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche
- i fumi contengono
30 kg
di ceneri volanti cancerogene,
25 kg
di gesso
- l’incenerimento produce
650 kg
di acque inquinate da depurare
4 - Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai
polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti
5 - Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson,
Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici
6 - Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della
bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie
di petrolio al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima Finanziaria è
stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti
7 - In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino
la concentrazione di micro polveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie
derivate sul territorio nel lungo periodo
8 - I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da
queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti
Cosa
fare con i rifiuti
1 - Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del
50%)
2 - Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale
3 - Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato
4 - Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per
una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non
riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione
5 - In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perchè:
- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato
- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare
- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di
plastica
6 - La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi
al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli
inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed
impatti ambientali sanitari
Se nel
settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a
totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra
le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.
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