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RIUSCIRESTE
a vivere una vita intera lontani da tv, cellulare, pc e altri apparecchi elettronici? Questa
è una condizione che oggi viene scelta da milioni di persone, e non per scoprire
romanticamente se stessi come nel film “Into the wild” ma per fuggire a una malattia, la
cosiddetta “elettrosensibilità”. Secondo una stima dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità questo disturbo interessa dall'1 al 3% della popolazione mondiale, ma fino ad oggi non
è mai stato riconosciuto come una patologia vera e propria.
Una
ricerca svedese condotta dal dipartimento di neuroscienze del Karolinska Institute di
Stoccolma dimostra però che esiste una forma di “allergia” alle onde elettromagnetiche
emesse dagli apparecchi che usiamo ogni giorno. Il dottor Olle Johansson, che da 20 anni
studia il fenomeno, è diventato una sorta di portavoce per tutti coloro che nel mondo si
dichiarano elettrosensibili, persone che accusano emicranie, sudorazione, tachicardia,
vertigini e stanchezza tutte le volte che ad esempio usano il cellulare o cuociono un cibo al
microonde. “Una chiamata al telefonino un giorno mi ha portato alle convulsioni”, racconta
Sergio Crippa, membro dell'Associazione Italiana Elettrosensibili e coordinatore dei malati in
Lombardia.
La Svezia
, grazie al lavoro
del dottor Johansson, è oggi l'unico Paese al mondo a riconoscere questo disturbo come forma
di handicap e Paesi come Canada, Usa, Regno Unito, Svizzera stanno valutando l'ipotesi di
riconoscere la malattia. Secondo lo studioso chi si dichiara elettrosensibile soffre di una
forma di allergia vera e propria: in un articolo che verrà pubblicato in questi giorni sulla
rivista “Pathophysiology”, Johansson raccoglie i risultati di dozzine di studi condotti
sul sistema immunitario umano e sull'iterazione tra questo e le onde magnetiche degli
apparecchi elettronici. La sua speranza è che questa documentazione stimoli i politici a
dettare nuovi limiti di sicurezza nello sviluppo delle tecnologie del futuro. “Si tratta di
un rapporto che mette in guardia su rischi che tutti corriamo - spiega a PhysOrg. com - In una
risoluzione UE del 4 settembre 2008, il Parlamento Europeo ha riconosciuto che l'esposizione
ai livelli di radiazione deve basarsi su fattori biologici, non solo sugli effetti del
surriscaldamento. Una posizione sottolineata anche da un rapporto dello scorso 23 febbraio”.
Nel
suo resoconto, Johansson spiega che il nostro sistema immunitario si è sviluppato in sintonia
con nemici riconosciuti, e che non è pronto a fronteggiare gli “allergeni”
elettromagnetici contenuti in segnali tv, onde radio, microonde di telefonini e WiFi, segnali
radar, raggi-X e radioattività artificiale. Sarebbero questi i nuovi “nemici” del nostro
corpo, di fronte ai quali ci troveremmo senza difese. Lo studioso svedese spiega anche che gli
antigeni sono sostanze che portano il sistema immunitario a reagire in maniera eccessiva, fino
a trasformarlo in un nemico per noi stessi, portandolo a danneggiare i tessuti locali e
l'organismo in generale. Queste reazioni ipersensibili possono essere provocate, secondo lo
scienziato, da interferenze ambientali impercettibili, che possono avere effetti disastrosi
sul nostro equilibrio.
L'intensità
del disturbo varia a seconda dei casi e Johansson è riuscito, nel corso dei suoi studi, ad
analizzare le varie tipologie e a classificarle. Per farlo ha messo dei soggetti davanti a dei
monitor, registrando in alcuni casi reazioni di rossore, prurito e infiammazioni gravi. Dopo
una serie di prelievi di lembi di pelle, ha osservato la comparsa di fibre venose superficiali
sottilissime, tipiche delle reazioni allergiche, e la migrazione di alcune cellule, i
mastociti, capaci di liberare istamina, una sostanza che gioca un ruolo chiave in tanti
processi immunitari, neurovegetativi e cardiaci. Secondo lui la percentuale di persone malate
è più alta di quella dichiarata dall'OMS e oscillerebbe fra il 3 e il 10 per cento della
popolazione mondiale. Spesso, conclude, è proprio questa la causa di rallentamenti nella
produttività sul luogo di lavoro.
La
questione è ovviamente dibattuta e se da una parte l'Associazione Italiana Elettrosensibili e
quella per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (MCS) lottano per vedere
riconosciuta la propria verità, dall'altra le istituzioni non riconoscono i sintomi e
la Società Italiana
di Elettromagnetismo appoggia la posizione dell'OMS, che appunto considera la malattia una
sorta di suggestione psicologica. “Mancano dati di laboratorio precisi - spiega il professor
Guglielmo D'Inzeo, ordinario di Interazione bioelettromagnetica presso
La Sapienza
di Roma - e numerosi esperimenti “a doppio cieco” (né il paziente né il medico sanno se
il campo magnetico è presente o no) hanno dimostrato che i pazienti non sanno distinguere tra
quando le onde elettromagnetiche ci sono o meno. Pur avendo il massimo rispetto per chi
lamenta tali disturbi, sono certo che non vi sia alcun legame tra questi e i campi
elettromagnetici”.
Secondo
il dottor Angelo Levis, ex ordinario di Mutagenesi ambientale presso l'università di Padova e
fondatore di Apple (Associazione per
la Prevenzione
e
la Lotta
all'Elettrosmog), il mancato riconoscimento della malattia è invece dovuto al conflitto di
interessi tra la realtà istituzionale internazionale e le compagnie che gestiscono i servizi
di telefonia mobile: “Questa situazione provocherà, nei prossimi anni, gli stessi danni che
il tabacco ha fatto al '900 e la sua effettività è dimostrata da studi epidemiologici,
geografici e dal lavoro di Johansson, che ha aperto uno spiraglio di luce per tutti malati. Ma
finché i gestori di telefonia continueranno a finanziare la ricerca e le istituzioni, l'elettrosensibilità
non verrà mai riconosciuta come tale”.
Autrice: Sara Ficocelli / Fonte: www.repubblica.it
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