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Con il termine ecovillaggio ci riferiamo di solito a quel tipo di comunità
basate principalmente sulla sostenibilità ambientale. Gli eco villaggi, di fatto sono anche
realtà che, in Italia e all’estero, intendono dar vita a nuove forme di convivenza, tali da
rispondere all’attuale disgregazione del tessuto familiare, culturale e sociale della
condizione postmoderna e globalizzata.
E’ soprattutto questo aspetto più sociale che ecologico, quello che
interessa il nostro progetto. Non per disinteresse nei confronti dell’ambiente, anzi, ma per
le caratteristiche peculiari del nostro eco villaggio.
Ci spieghiamo meglio l’ecovillaggio classico e ideale è quello in mezzo alla natura,
costruito secondo la bioedilizia, autosufficiente da un punto di vista alimentare ed
energetico.
Spesso è difficile realizzarlo, per i tanti ostacoli di carattere burocratico, economico,
organizzativo ecc., infatti pochi sono gli eco villaggi di questo tipo, anzi pochissimi.
L’alternativa di fronte all’ecovillaggio ideale è per molti il co-housing, una
co-abitazione con un buon livello di privacy (le unità abitative sono private) ma con un
altrettanto buon livello di condivisione e di vantaggi sia economici che ecologici (alcuni
servizi condivisi, ottimizzazione da un punto di vista energetico, iniziative volte alla
socializzazione, alla solidarietà fra i membri ecc.). Anche in questo caso,però, si
incontrano diverse difficoltà come l’investimento economico per una struttura adatta, le
diverse esigenze degli interessati, iproblemi dei trasferimenti, della distanza dal luogo del
lavoro ecc. Ed anche in questo caso, qui in Italia, troviamo pochi esempi effettivamente
realizzati.
Ecco quindi la grande intuizione di Cecille Andrews alla quale ci ispiriamo e che proviamo a
reinterpretare.
Vedere l’ecovillaggio più come una pratica che
come luoghi o strutture identificati. Vederlo come un insieme di persone, donne, uomini,
grandi e piccoli, come una rete di relazioni, di buon vicinato, di mutua attenzione e
collaborazione, di comuni sensibilità… Ecco allora Diffuso
l’ecovillaggio qui e ora. L’ecovillaggio che già esiste, l’ecovillaggio
di mare e di montagna, di città e di campagna. Se
infatti la nostre priorità sono le relazioni, la convivialità, un nuovo modo di convivere e
condividere le nostre vite, le nostre energie, allora il luogo dove realizzare questo progetto
non è più così determinante.
Ed ecco anche la grande libertà. Le persone ci sono,noi ci siamo,voi ci siete, loro ci sono,
di cosa abbiamo bisogno? Di credere che sia possibile migliorare ancora il nostro stare
insieme, la nostra convivialità, il nostro essere comunità. Comunità nel senso in cui gli
anglosassoni usano il termine Comunità aperta, allargata, informale, non la comunità come la
intendiamo in Italia, la comunità intenzionale, unita e coesa, animata da precisi ideali,
riunita sotto lo stesso tetto, spesso con un livello di condivisione economico, lavorativo
molto alto. . Quella è
la Comunità
ideale, spesso facile da iniziare ma difficile da mantenere nel tempo…
Noi ci focalizziamo su qualcosa di meno impegnativo, ma non per questo meno utile. Qualcosa
che possa dare a molti, qui e ora, la possibilità di sperimentare modi di vivere e
relazionarsi diversi da quelli alienanti che imperversano oggi, magari propedeutici verso gli
altri livelli di cui abbiamo parlato.
Qui e ora, si. Se abitiamo, lavoriamo, viviamo a Bosa o in qualunque altro posto allora non ci
resta che desiderare di migliorare le nostre relazioni nella direzione della fiducia
reciproca, della convivialità, del dono e dello scambio, della sensibilità ecologica…
Partendo da cose piccole piccole e, forse, rimanendo a cose piccole piccole. Spesso il grande
attivismo, l’ambizione a realizzare sempre di più, al successo, alla perfezione, rendono
molte esperienze che dovrebbero essere alternative dei veri e propri calvari. Piccole cose,
significative, ben curate, organizzate e informali al tempo stesso.
Incontrarci di più, mangiare e bere insieme, rilassarsi e divertirsi insieme, dare spazio a
pratiche artistiche, ecologiche, salutistiche. Coltivare e celebrare questa visione della
vita, nutrire la nostra fiducia…
Ci sono realtà che cercano un’alternativa al sistema disumanizzante in modo più attivo,
combattivo, altre che la cercano in modo più contemplativo, intimistico, e noi?
Boh! E chi lo sa qual è il nostro modo. Di certo è un modo semplice, aperto, fiducioso…
Cosa ci piacerebbe per migliorare la nostra vita? E’possibile farlo insieme?
Cosa doniamo volentieri agli altri? Di cosa avremmo
bisogno?
Siamo contenti di essere vivi?
Non son domande troppo difficili no?
Se volete, approfondiamole insieme, iniziamo a vivere, qui e ora, nel primo Ecovillaggio Diffuso
italiano...
Salve a tutte e a tutti!
Dopo il precedente post di presentazione generale del progetto
Diffuso, entriamo nel vivo: Cosa
mi piacerebbe nell’ Ecovillaggio Diffuso?
Cosa aumenterebbe la qualità della mia vita,delle mie relazioni? In che modo queste cose
rappresenterebbero una alternativa al sistema ufficiale e disumanizzante?
Le mie risposte sono si quello che penso,sento,sogno ma soprattutto sono, in questa fase,
un modo per chiarirci meglio su questo modello di eco villaggio, sulla sua organizzazione e
possibilità di realizzazione immediata.
Dunque, sono Alfredo Meschi e con mia moglie Ilaria e nostro figlio Elia, abbiamo vissuto per
un anno in un ecovillaggio ed in una comunità allargata nel nord della Scozia. Non è lo
stesso progetto del nostro Ecovillaggio Diffuso, ma certo ci sono dei punti in comune che ci hanno ispirato.
Ecco pensate ad un bar/pub/punto ristoro dove incontrarsi e come riferimento per offerte e
richieste, dove nessuno paga la consumazione. Pensate ad una biblioteca/videoteca dove potete
semplicemente entrare e scegliere fra tanti bei titoli, gratuitamente. Pensate ad una boutique
per lo scambio e il riutilizzo del vestiario (maglioni, pantaloni, giacche e giacchetti,
scarpe ecc.) per grandi e piccini. Pensate ad una grande sauna, magari con una vasca per
rilassarsi e riscaldarsi nei mesi freddi, ad ingresso libero, ad offerta. Pensate a degli orti
comuni biologici e ad uno spaccio per un piccolo gruppo di acquisto per mangiare sano
spendendo poco. Pensate ad un grande spazio dove poter fare attività artistiche, discipline
psicofisiche, ballare e un altro o forse lo stesso, dove a volte mangiare insieme, il tutto
basato sul dono, sull’offerta libera, la collaborazione. Pensate…
Beh, questo mi piacerebbe nel nostro Ecovillaggio Diffuso,
questo aumenterebbe la qualità della mia vita,delle mie relazioni.
Ma, per rispondere alla terza domanda iniziale, “In che modo queste cose rappresenterebbero
una alternativa al sistema ufficiale e disumanizzante?” Come in parte accade in Scozia, in
parte nell’esperienza di Cecille Andrews, come può accadere qui da noi, queste realtà
conviviali, questi servizi utili e creativi, questi modi per vivere meglio fra noi e con
l’ambiente possono essere gratuiti.
Possiamo basarli e basarci sulla dimensione del Dono,
dell’offerta reciproca, della collaborazione, della donazione libera, della FIDUCIA. In
questo modo credo che queste cose rappresenterebbero una reale alternativa ad un sistema che
invece si basa sulla competizione, sullo sfruttamento, sull’invidia, sulla prestazione, sul
business, sul profitto ad ogni costo.
Pensate nuovamente agli esempi di sopra, una biblio-videoteca comunitaria posso farla in casa
mia (magari arredandoci la tromba delle scale…). Un stanza in più o una casetta di legno in
giardino possono diventare la splendida boutique di abbigliamento (così era in Scozia…).
Una cantina o un garage puliti ed ecco lo spaccio del gruppo di acquisto (di questi ce ne sono
già anche dalle nostre parti…). Ma anche progetti più ambiziosi come il bar-ristoro senza
soldi e la sauna comunitaria sono fattibili e,pensate, qualcuno di voi sta già pensandoci
seriamente…
Insomma tutte quelle realtà descritte e tutte quelle che potrete immaginare sono fattibili,
qui e ora. Non servono nuove strutture, grandi investimenti,organizzazioni manageriali, nuovi
business, turni e fatiche. Non serve farci recuperare dal Mercato, dalla frenesia che
disumanizza. Ci serve solo volerlo fare. Con un po’ di responsabilità, un po’ di passione
e un po’ di fiducia, se no perché farlo?
Spero di avervi offerto una visione più chiara del modello di Ecovillaggio Diffuso,
di come sia bello e possibile, qui e ora.
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