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ROMA - Una banca aperta a
tutti: criminali, immigrati irregolari, onesti cittadini, agenti di polizia. Entrare sarà
facile, uscirne un po’ di meno. E’ la banca dati del Dna, pronta a custodire i campioni
biologici delle persone non iscritte nel registro degli indagati e di chiunque entri in
contatto con la scena del crimine, forze dell’ordine comprese. Il prelievo forzoso del
codice genetico non farà dunque distinzione in base alla fedina penale. Sta scritto nel
disegno di legge approvato mercoledì alla Camera. «Una violazione della privacy, con il
rischio di schedature di massa», tuona l’opposizione. «Una norma pericolosa, a rischio di
incostituzionalità», rilanciano i giuristi.
Il ddl recepisce il
trattato europeo di Prum e istituisce la banca dati del Dna, con l’obiettivo dichiarato di
contrastare «criminalità transfrontaliera, terrorismo e migrazione illegale». Come
funzionerà in concreto? L’archivio raccoglierà il codice genetico di condannati, imputati
e indagati. E non solo. Il magistrato potrà infatti disporre il prelievo forzoso di materiale
biologico anche ai non indagati, quando procede per delitti non colposi, puniti dalla legge
con l’ergastolo o la reclusione superiore a tre anni. Secondo la maggioranza la norma serve
a garantire il prelievo del Dna di tutti coloro che sono entrati in contatto con la scena del
crimine, compresi gli uomini delle forze dell’ordine, in modo da escludere dalle indagini le
tracce biologiche non rilevanti. Il disegno di legge prevede la cancellazione d’ufficio del
profilo del Dna nel caso di assoluzione o quando si accerta che il fatto non costituisce
reato. Negli altri casi, i campioni biologici verranno conservati per 40 anni. Il prelievo
viene escluso solo per alcuni reati: quelli bancari, fiscali e societari.
Va detto che le banche
del Dna in Italia già ci sono, ma sono prive di base normativa. «Polizia e carabinieri, per
le esigenze processuali, già raccolgono campioni biologici - spiega Amedeo
Santosuosso, giudice della Corte d’appello di Milano - e di fatto si sono
andate a creare delle banche dati fuori da ogni disciplina legislativa». Ben venga dunque una
legge. «Ma non questa», avverte Santosuosso. Tre i punti critici: «Primo, il testo prevede
il prelievo coatto anche da una persona non indagata. Il che viola
la Costituzione
e non accade in nessun Paese al mondo. Secondo - prosegue il magistrato - la legge contrasta
con la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del dicembre 2008, che bilancia le
esigenze di sicurezza con la tutela della privacy. La nuova banca dati ha invece porte
d’entrata più grandi di quelle d’uscita. In caso di assoluzione infatti si viene
cancellati. Ma solo in base ad alcune formule assolutorie. Non tutte. E poi, si può prendere
il Dna anche della parte lesa, come la vittima di uno stupro, che chiaramente non verrà mai
"assolta". Infine, viene prevista la creazione di un nuovo laboratorio presso il Dap
del ministero della Giustizia e la possibilità nel frattempo di avvalersi anche di strutture
private».
«Ci può essere una
violazione della Costituzione - aggiunge Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze - se passa
la proposta governativa di sottrarre la direzione della polizia giudiziaria ai Pm. In questo
caso la banca del Dna verrebbe svincolata da un controllo dell’autorità giudiziaria». Per
il garante della Privacy, Francesco Pizzetti, la legge «ha tenuto conto delle nostre
prescrizioni. La nostra competenza è solo sulla banca dati, ma quanto al Dna dei non indagati
siamo per un’interpretazione restrittiva».
Fonte la Repubblica del 8 maggio 2009
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