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Pastiglie addio, cureremo anche la depressione grave con un’erba? Che l’iperico, o
erba di San Giovanni (una pianta erbacea perenne) fosse utile nei casi di depressione lievi o
di modesta entità già si sapeva, ma ora una rassegna della Cochrane Library su ben 29 studi
clinici dimostrerebbe l’efficacia dell’iperico anche nei casi di depressione grave. Negli
studi l’erba di San Giovanni è stata confrontata sia con placebo (farmaco inattivo), sia
con farmaci antidepressivi di prima generazione (triciclici) e di più recente introduzione
(inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, Ssri).
MA NON E' INNOCUO - I dati ottenuti su più di 5000 pazienti indicano che questa pianta
medicinale non avrebbe nulla da invidiare a triciclici e Ssri, con il vantaggio di essere
meglio tollerata e comportare minori effetti collaterali. «L’estratto di iperico contiene
sostanze farmacologicamente attive che agiscono sul sistema nervoso — commenta Giovanni
Biggio, presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia —. Si tratta di un
rimedio di derivazione naturale, ma non per questo "innocuo". Fatta questa
precisazione, non mi sorprende che questa erba possa funzionare anche nelle depressioni più
gravi. Verosimilmente, ha effetto in pazienti nei quali avrebbero funzionato, forse anche
meglio, i farmaci tradizionali. Noi oggi sappiamo che gli antidepressivi non sono efficaci in
tutti: ci sono infatti individui che, probabilmente per ragioni genetiche, non rispondono alle
terapie. Purtroppo in questi casi né iperico, né farmaci possono molto».
FONDAMENTALE
LA TEMPESTIVITÀ
- Che si ricorra all’erba di San Giovanni
o ai farmaci, il segreto del successo delle cure sta nell’intervenire precocemente e evitare
ricadute. «Fatta la diagnosi di depressione, la sfida è "azzeccare" il farmaco più
adatto, somministrarlo nelle dosi appropriate e per il tempo necessario — fa notare Biggio
—. Oggi sappiamo che nelle forme di depressione lievi la cura va protratta per almeno sei
mesi, anche se già dopo poche settimane il paziente sta meglio. Nelle forme importanti, il
trattamento deve invece durare almeno due anni. Gli studi su pazienti con depressione maggiore
mostrano infatti che le ricadute sono circa il 10% se il paziente è curato a lungo, mentre
salgono al 60-70% se la terapia viene troncata dopo sei mesi. E riprendersi dalle ricadute è
difficile perché le cellule nervose tendono ad atrofizzarsi e non riescono più a recuperare».
Più scettico è Carlo Altamura, direttore della Clinica psichiatrica del Policlinico di
Milano: «Indubbiamente l’iperico ha un’attività psicostimolante che in alcuni casi può
giovare, ma non nella depressione maggiore. Noi sappiamo che nelle forme gravi di depressione
il trattamento farmacologico deve essere prolungato, ma non abbiamo dati sull’uso dell’iperico
per lunghi periodi. Non sappiamo inoltre se questo genere di farmaco può portare a una
remissione completa».
Antonella Sparvoli
18 ottobre 2008
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