"Depenalizzare gli errori dei medici, una
proposta che fa discutere"
sostengono. Ma in tempi di malasanità rischia di essere un segnale controverso.
tratto
da http://notizie.alice.it del
17 giugno 2008
|
Per un'uscita
di questo genere non poteva trovare un momento meno opportuno. Difficile credere
che Ferruccio Fazio, sottosegretario al Welfare
con delega alla Sanità - visto che l'attuale governo ha ritenuto che un ministero ad
hoc non fosse più necessario - non ci abbia pensato. D'altronde si è affrettato a
precisare che la sua proposta "non ha nulla a che vedere con i fatti della clinica
Santa Rita di Milano, che vanno puniti". Ma la frittata era fatta.
E la polemica pronta a esplodere. Errori medici. Verso la depenalizzazione? Annunciata
oggi, nel corso dell'Assemblea annuale di Assobiomedica, dal sottosegretario al Welfare
Ferruccio Fazio, l'ipotesi di depenalizzare gli errori clinici. «Potrebbe essere un disegno
di legge». Forse addirittura «un decreto lege», ha precisato il sottosegretario che ha la
delega alla Salute. Una proposta che certamente è destinata a far discutere, stante la
frequenza di casi di malasanità e la complessa situazione del Sistema sanitario nazionale.
Non è un'idea priva di conseguenze anche positive. Una è quella, implicita, di prendere atto
di un nuovo fenomeno che ha trasformato la medicina, sia quella specialistica che di base.
Come confermano gli esperti, sempre più spesso il medico si trova a prescrivere esami e
indagini ulteriori, magari non del tutto appropriati, con l'intento di “proteggersi”
preventivamente da eventuali contestazioni. Si chiama “iper-prescrizione” cautelativa e
ciascuno può comprendere quale ruolo abbia nel gonfiare i conti delle sanità regionali. Nel
frattempo cresce il numero dei professionisti che decidono di sottoscrivere polizze
assicurative. Un vero e proprio business in continuo aumento. Mentre gli errori clinici
alimentano, specularmente, le strutture che offrono assistenza legale alle vittime della
cosiddetta malasanità. Non stupisce quindi il plauso dei medici. E in particolare del
presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, che
sottolinea la delicatezza del problema e precisa: «depenalizzare non vuol dire cancellare la
responsabilità del camice bianco, ma solo ridefinirla meglio. Tutto ovviamente nel quadro più
generale di tutela dei cittadini coinvolti in un danno ingiusto e di garanzia del loro diritto
al risarcimento». Ed è qui il punto più delicato. La tutela dei cittadini. E a questo
riguardo, da CittadinanzAttiva giunge un secco «no, se si lasciano i cittadini senza tutele».
«In molti casi, non solo il reato penale è l'unica forma di difesa dei cittadini, ma il
semplice procedimento civile , nella nostra legislazione, rischia di essere inefficace. Sia
sul fronte dei tempi, che su quello dei costi, poiché una causa civile costa, nella migliore
delle ipotesi, 10.000 Euro solo per il primo grado, e comporta una attesa di almeno dieci
anni. Il reato penale è di fatto anche una forma di deterrente nei confronti delle compagnie
assicurative», puntualizza l'associazione in un comunicato che prosegue: «È vero che
l'Italia è tra i pochi Paesi a conservare il reato penale per la malpractice, ma è pur vero
che non esistono alternative in termini di tutela. Nelle altre nazioni funzionano, ad esempio,
forme di tutela stragiudiziali, come la conciliazione, pressoché sconosciuta in ambito
sanitario in Italia, o Associazioni professionali che, a differenza degli Ordini dei medici,
agiscono prontamente e duramente contro i professionisti che abbiamo agito con negligenza o
imperizia». «Nella nostra posizione non c'è alcun accanimento nei confronti dei medici.
Siamo pronti», conclude CittadinanzAttiva, «a discutere di una possibile riforma, purché
questa non si traduca solo in un favore alle corporazioni; piuttosto, chiediamo una serie di
norme che aiutino l' emersione dell'errore, oggi molte volte taciuto per paura delle denunce,
e nella prevenzione del rischio clinico». |
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