"Debito, credito, banco!"
commerciali usano un sistema più semplice: creano denaro scrivendo numeri nei loro bilanci e poi
lo prestano.
E quando lo prestano raccolgono interessi. Ecco come diventano ricche.
tratto da http://www.comedonchisciotte.org
del
25 gennaio 2009 di Rudo De Ruijter
Ricercatore Indipendente, Paesi Bassi
|
In
“Segreti di denaro, interesse e inflazione” [1] avevo svelato molti segreti delle banche,
ma ancora oggi numerosi lettori mi chiedono spiegazioni sul modo in cui queste istituzioni
creano denaro. La cosa non deve meravigliare: si tratta di una procedura veramente
sorprendente, e molti non riescono a crederci. Non può essere vera, oppure si? In
quest'articolo ne parleremo in dettaglio. Per evitare malintesi: le banche creano denaro, non
banconote, che solo la banca centrale è autorizzata a stampare. Le banche commerciali usano
un sistema più semplice: creano denaro scrivendo numeri nei loro bilanci e poi lo prestano. E
quando lo prestano raccolgono interessi. Ecco come diventano ricche. Dunque,
l'attività bancaria è un simpatico gioco. Ma come tutti i giochi ha le sue regole, imposte
dalla banca centrale. Questo non vuol dire che poi tutto fili liscio; la situazione può
diventare critica, come c'insegna l'attuale crisi creditizia. Torneremo più tardi su questo
punto.
(I
numeri bancari sono così alti che nei bilanci le ultime tre cifre vengono di solito
tralasciate. Le cifre devono quindi essere moltiplicate per mille). E
adesso osserviamo come lavora e come agisce la banca. Non è necessario analizzare
continuamente l'intera situazione contabile. In ogni fase ci limiteremo a studiare la parte
che cambia. Per non rendere le cose difficili, useremo piccole cifre, ma nella realtà le
somme in gioco sono molto più elevate. Spiegheremo anche le regole principali. Cominciamo con
un esempio molto semplice. La
banca incassa banconote John
possiede 1.000 euro
È in
questo modo che molti depositano il loro denaro in banca, e per esperienza i banchieri sanno
che la maggior parte dei clienti lo lascerà in gran parte giacente per lunghi periodi; ogni
giorno escono soldi ma altri ne entrano. Le banche hanno quindi più liquidità di quanto sia
necessario per le attività quotidiane. A
questo punto la banca investe le liquidità di cui non ha bisogno per le attività correnti,
ed è proprio su questo denaro che raccoglie interessi: quanto più denaro presta tanti più
interessi raccoglie. Ma deve fare attenzione a conservare in cassa abbastanza da poter
rimborsare John, nel caso questi venisse a recuperare i suoi soldi. E se non sarà John,
saranno sicuramente altri clienti a farlo. Quanto deve avere sempre a disposizione la banca?
Nella maggior parte dei paesi le regole sono state fissate dalla Banca centrale. Prendiamo il
caso degli USA [2]: “La banca deve avere una riserva di cassa pari almeno al 10% del
totale dei conti correnti.” Cosicché, la banca del nostro esempio può prestare 900 dei
1.000 euro di John (In Europa la riserva di cassa varia, a seconda dei paesi, dal 2 al 25%).
[3] La
banca presta denaro Peter
vuole comprare un laptop e chiede un prestito di
Un
momento, com'è possibile? All'inizio c'erano solo 1.000 euro, mentre adesso John ha 1.000
euro e Peter ne ha 850! Ebbene si, siamo stati raggirati. Il banchiere ha tirato fuori dal
cappello 850 euro: John ha ancora 1.000 euro sul suo conto e Peter ne ha 850, sui quali paga
un interesse. Debito, credito, banco! Ecco
quindi il segreto dei banchieri: prestano i vostri soldi e pretendono che ancora li avete!
Non
pigliatevela però con le banche. Questa maniera di fare si è sviluppata negli anni, e risale
ai tempi degli orefici. All'epoca non esisteva la cartamoneta, ma solo ricevute per i pezzi
d'oro che costoro conservavano nei propri scrigni. E l'orefice prestava denaro sotto forma di
ricevute; il segreto consisteva nell'emettere ricevute per un valore superiore all'oro in suo
possesso. Gli
orefici Nei
giorni in cui la gente ancora usava pezzi d'oro, molti li depositavano, dietro pagamento di un
compenso, presso gli orefici, i soli a disporre di casseforti sicure. I clienti ottenevano in
cambio una ricevuta, che permetteva loro di recuperare a tempo voluto i propri averi. I
clienti cominciarono tuttavia a usare per i propri acquisti direttamente le ricevute, in modo
da non dovere andarsene in giro trasportando il metallo prezioso. Chi entrava in possesso del
documento poteva poi, se lo desiderava, recarsi dall'orefice per farsi consegnare il
controvalore in oro. Conservando le ricchezze degli altri, gli orefici diventarono a loro
volta ricch senza nessuna fatica. Sempre
più spesso la gente cominciò a sollecitare prestiti, preferendo però a loro volta farsi
consegnare una ricevuta. Sulle somme concesse veniva applicato un interesse. In un primo tempo
gli orefici si limitarono a prestare l'oro di cui erano proprietari (in altri termini,
emettevano ricevute usando le loro ricchezze come garanzia), ma quando le richieste
aumentarono cominciarono a imbrogliare e a emettere ricevute garantite da quello dei
depositanti, che avevano già ottenuto un titolo per lo stesso metallo prezioso! In questo
modo gli orefici emettevano sempre più ricevute e raccoglievano sempre più interessi; ma
fino a quando non c'era troppa gente a chiedere contemporaneamente di scambiare le ricevute
con l'oro nessuno se ne rendeva conto. La
cassaforte è vuota E
ancora oggi le cose funzionano in questo modo. Ognuno ha una certa somma sul proprio conto
corrente, e finquando non c'è troppa gente a volere contemporaneamente indietro i soldi
nessuno si rende conto che la cassaforte è quasi vuota: praticamente tutto il denaro è stato
prestato. Molti continuano a pensare che le banche siano ricche e prestino fondi propri.
Errore. Le banche non hanno soldi, si limitano a prestare quello degli altri. E
siccome la cassaforte è quasi vuota, c'è sempre il rischio che la banca non disponga di
fondi sufficienti per far fronte ai pagamenti necessari. Come si usa dire nei momenti, come
l'attuale, di crisi creditizia, l'istituto ha un problema di liquidità. Ne riparleremo più
tardi. Dal
cappello vengono fuori sempre più soldi Grazie
al deposito di 1.000 euro di John, la nostra banca Esempio ha potuto creare altri 850 euro,
prestati a
Le
banconote di John passano dunque successivamente alla banca Esempio, al negozio d'informatica,
alla banca B, al venditore di biciclette, alla banca C, e così via. E ogni volta che un
banchiere mette le mani sulle banconote può usarle per generare nuovi prestiti . Alla fine i
1.000 euro di John possono aver permesso molti prestiti ed essere passati per molte banche,
ognuna delle quali le usate per raccogliere un sacco d'interessi. L'insieme
delle banche Se
tutte le banche prestassero il massimo
Giochi
di prestigio con i pagamenti Ma se
le banche non lasciano i soldi sui conti correnti non possono usarli per pagare, giusto?
Allora non è vero denaro, giusto? Giusto. La nostra banca Esempio ha in realtà solo 150 dei
1.000 euro di John, e la banca B solo 100. Se i correntisti chiedessero di trasferire altrove
le somme depositate, o se chiedessero di prelevarle in contanti, le banche non sarebbero in
grado di rimborsare in un sol colpo il totale richiesto. Potrebbero ovviamente farlo se il
denaro esistesse realmente. Ma le banche dispongono solo di un minimo del totale versato
sull'insieme dei conti correnti, col quale fanno fronte agli ordini dei pagamenti dei propri
clienti: si tratta della somma minima che non sono autorizzate a prestare, la riserva di
cassa. E cosa
succede quando la banca Esempio ha utilizzato la piccola riserva di moneta reale per eseguire
i pagamenti dei correntisti a favore di altre banche? Nel
frattempo saranno stati accreditati i pagamenti effettuati dai correntisti di altre banche a
favore dei correntisti della banca Esempio, che potrà utilizzarli per dar seguito agli ordini
di pagamento successivi. In
sintesi, quando John vuole versare 30 euro a
In
effetti si ha l'impressione che le banche dispongano di una gran massa di denaro, ma in realtà
si tratta della limitata riserva di cassa che va avanti e indietro tra di loro e che serve per
effettuare i pagamenti. Nelle vere banche con migliaia di correntisti anche questa limitata
riserva di cassa rappresenta però un ammontare considerevole, e permette in genere di
effettuare senza problemi trasferimenti interbancari di grosse somme. La
compensazione monetaria Fino a
questo momento tutti i pagamenti sono stati effettuati con banconote. Ma se c'è uno scambio
interbancario costante, il loro uso non è pratico: bisognerebbe passare il tempo a
trasportarle da una banca a l'altro con i furgoni blindati. Oggi le cose funzionano in modo più
semplice. Le banche possono sostituire la cartamoneta con un sistema di compensazione presso
la banca centrale, dove esiste un conto corrente e un bilancio per ogni istituto bancario.
Quando una banca vuole effettuare un pagamento a favore di un'altra banca, la banca centrale
trasferisce la somma dal bilancio della prima in quello della seconda. Oggigiorno
la maggior parte dei pagamenti è fatta con questo sistema di
E
quando chiedete un prestito bancario, in effetti non ricevete banconote da portare a casa;
l'ammontare ottenuto viene aggiunto al totale del vostro corrente. Fino a quando non lo
sfruttate, la riserva di cassa della banca non diminuisce (ciò avviene solo al momento in cui
trasferite il denaro sul conto di un'altra banca, o se ritirate denaro in contanti). Prestiti Quando
prestano soldi, le banche devono accettare il rischio che non venga (interamente) rimborsato,
ed è per questo che di solito chiedono una garanzia. Se ottenete un finanziamento per
acquistare un'automobile e non pagate le rate la banca confisca il veicolo, lo vende e col
ricavato copre il debito. E se non basta restate in debito verso la banca. Ma se non siete in
condizioni di rimborsare il dovuto la banca deve iscrivere la somma residuale tra le perdite.
Se la cosa si ripete troppo spesso, non solo la banca ma anche i correntisti che vi avevano
depositato i propri averi sono nei guai. E
adesso possiamo enunciare la seconda importante regola: Le banche devono avere un capitale
pari almeno all'8% dei prestiti in essere [4]. Per dirla differentemente: per ogni 8 euro
di capitale la banca può prestare 100 euro. Ma in alcuni casi, ad esempio i prestiti
ipotecari, lo stesso capitale le permette di prestare anche il doppio (e quindi di raccogliere
il doppio degl'interessi). Non c'è da stupirsi, quindi, che le banche amino proporre
finanziamenti di questo tipo (anche se nel momento in cui scrivo, fine 2008, la cosa è un
poco più problematica). La regola dell'8% non si applica nel caso di prestiti allo Stato, che
può sempre aumentare le tasse per rimborsare le banche. Tornando
al finanziamento concesso a Peter, la banca Esempio deve dunque soddisfare la regola della
Quando
Peter rimborsa la rata mensile di 100 euro, la liquidità di cassa aumenta della stessa somma
e il totale del debito si riduce dello stesso importo. Ma se
Peter non rimborsa gli ultimi 50 euro, la banca deve iscrivere questo importo tra le passività:
la riserva di cassa non varia ma il totale della colonna Passivo si riduce comunque dello
stesso importo: il totale (in questo caso 1.1.30 euro) diminuisce di 50 euro, e quindi
nell'altra colonna anche il capitale si riduce della stessa somma. Se ha parecchi crediti in
sofferenza, la banca diventa insolvente. Debito,
credito, crisi È
proprio quello che è successo negli USA, quando la parte più povera della popolazione ha
ricevuto finanziamenti ipotecari a interessi estremamente bassi, ma non è più stata in grado
di rimborsarli quando i tassi sono saliti. Molti banchieri avevano previsto il problema e si
erano assicurati contro il rischio di non pagamento. Ma quello che non avevano invece previsto
era che ci sarebbero stati tanti impalati da far fallire gli assicuratori, incapaci di onorare
una massa enorme di polizze. Le banche hanno quindi dovuto iscrivere i prestiti tra le
passività, riducendo così il totale del capitale: la loro solvibilità è diventata
problematica. Alcune banche avevano venduto ad altre banche, statunitensi o meno, pacchetti
che contenevano anche le ipoteche a rischio. I compratori erano stati ingannati e adesso erano
pieni di pacchetti ipotecari contaminati che nessuno avrebbe voluto più comprare. In tal modo
molti istituti in tutto il mondo sono finite in acque agitate, e alcuni sono falliti. E poiché
nessuna banca sapeva a chi erano stati venduti i pacchetti, e quali quindi avrebbero potuto
dichiarare a breve fallimento, si sono fermati anche i prestiti interbancari, un tipo di
operazione che di solito si effettua quotidianamente, quando a fine giornata una banca ha
liquidità in eccesso e un'altra è leggermente esposta. E se tra le banche viene meno la
reciproca fiducia, ognuna deve arrangiarsi da sola, deve, cioè, dotarsi di una riserva di
cassa sufficiente e prestare il minimo possibile. E siccome in buona parte dipendono dai
prestiti, anche le aziende finiscono in crisi, prima sporadicamente poi in massa. Crisi. [1]
Segreti di denaro, interesse e inflazione: http://www.courtfool.info/it_Segreti_di_denaro_interesse_e_inflazione.htm
[2]
Esigenze di liquidità della FED: (dal 1992) http://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/0693lead.pdf [3]
Liquidità in Europa http://www.bportugal.pt/euro/emudocs/bce/eubankingsectorstability2005en.pdf
, tabella 16 [4] Il
requisito di solvibilità dell' 8% era stato deciso dalle grandi banche internazionali negli
accordi Basilea I (1988) ed è stato poi affinato. Dal 2006 sono in vigore gli accordi Basilea
II, con ulteriori requisiti per la composizione del capitale, ma anche con più possibilità
di scelta da parte dei banchieri nel definire i metodi di calcolo dei rischi. Accordi
di Basilea sul capitale: http://www.parl.gc.ca/information/library/PRBpubs/prb0596-e.htm
Esempio
di calcolo della percentuale di solvibilità: http://www.rbnz.govt.nz/finstab/banking/regulation/0091769.html#navstart
Proposta
europea del 2004 per ridurre la solvibilità: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/04/178&format=HTML&aged=1&language=EN&guiLanguage=en
Ulteriore
documentazione: Bilancio
bancario: http://www.amosweb.com/cgi-bin/awb_nav.pl?s=wpd&c=dsp&k=bank%20balance%20sheet
Geld, Financiële Markten & Financiële Instellingen, C. van Ewijk
& L.J.R. Scholtens (Wolters Noordhoff) (in olandese.) tradotto
da Carlo
Pappalardo http://bastianini.info |
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