|
L'industria conciaria non solo usa i corpi
di animali ammazzati, ma inquina l'ambiente in modo pesante.
Molte persone che pure non indosserebbero mai una pelliccia, né un capo con inserti in pelo
(che, ricordiamolo sempre, sono "pelliccia"), non si preoccupano di una borsa, un
portafoglio o tantomeno di portare scarpe di pelle.
Ma la "pelle", oltre a provenire da animali imprigionati in allevamenti intensivi e
poi uccisi, costituisce anche la materia prima per un'industria, quella della concia, che è
tra quelle a più alto impatto ambientale [1].
L'idea che la pelle sia un prodotto "naturale" e per questo preferibile ai
corrispettivi sintetici è una falsità proprio per via dell'inquinamento provocato dalla
conciatura.
L'utilizzo di sostanze chimiche inquinanti ed allergizzanti
Il processo di conciatura consiste nello stabilizzare il materiale organico (la pelle
dell'animale) attraverso procedimenti chimici e meccanici al fine di impedirne la putrefazione
e conferirvi determinate caratteristiche di resistenza, elasticità, ecc.
Esistono diversi tecniche di conciatura che comportano l'utilizzo di cromo (prevalentemente) e
altri metalli, tannini (la cosiddetta concia vegetale), solventi, resine, calce, e altri
acidi.
Il cromo esavalente, che deriva dai processi di conciatura, è presente in oltre la meta' dei
manufatti in pelle [2]. Questa sostanza è in grado di provocare allergie a moltissime persone
(oltre 500.000 solo in Germania) e l'unico sistema per evitare questo rischio è quello di non
utilizzare scarpe, guanti, e altri manufatti in pelle.
Consumo di acqua e inquinanti emessi in atmosfera
Vi e' poi "un consumo idrico elevatissimo e l'impiego di numerose sostanze chimiche che
finiscono poi per essere immesse nell'ambiente" [1]. In particolare, la quantità d'acqua
utilizzata arriva "fino al 400% rispetto al peso della pelle trattata" e "lo
scarico di conceria è fortemente inquinato, torbido, putrescibile, maleodorante (a causa del
contenuto di solfuri e azoto ammoniacale) e ricco di sostanze solide disciolte e
sospese".
Vi è poi il capitolo delle emissioni in atmosfera di inquinanti quali idrogeno solforato,
ammoniaca, solventi organici, vapori di formaldeide e polveri. Hanno un da un forte odore
sgradevole e molti di essi sono cancerogeni. Ma l'aspetto più preoccupante è che circa il
40% di queste emissioni sono emissioni diffuse che cioè si disperdono nell'ambiente di lavoro
e nel circondario senza possibilità di essere sottoposto ad abbattimento e depurazione.
Produzioni senza controlli
I dati sopra riportati si riferiscono
all'Italia, dove pure esistono delle leggi e dei controlli in materia di protezione ambientale
anche se non sempre sono rispettate (un'indagine dei Carabinieri [3] sulle concerie ha
evidenziato un livello di illegalità del 33.2%).
Ma negli altri paesi in via di sviluppo dove le leggi di protezione ambientale sono pressoché
assenti? Bisogna pensare che la gran parte della produzione di pelli è concentrata in paesi
quali
la Cina
e l'India.
La Cina
produce il 20% del totale delle pelli lavorate a livello mondiale [4] e a propria volta
disloca le concerie in aree poco popolate o in altri paesi (ad esempio il Vietnam) proprio a
causa del gravissimo impatto ambientale. In più di un'occasione si sono registrate vere e
proprie rivolte con distruzione delle concerie da parte delle popolazioni che non sopportavano
più l'inquinamento e il degrado delle loro città [5].
La sofferenza degli animali uccisi per la pelle
Siamo poi portati a pensare che in India
gli animali, e specialmente le mucche, siano trattate meglio che in Cina. Ebbene non è
proprio cosi': le mucche "da latte" ormai esauste vengono trasportate dal nord al
sud dell'India o nel Bangladesh per migliaia di chilometri in condizioni terribili nei pochi
stati dove ne è permessa la macellazione. E si tratta di animali uccisi unicamente per
ricavarne la pelle.
E' un problema evitabile: non compriamo capi in pelle!
La sofferenza e la morte di milioni di animali destinati a diventare sofà, scarpe, borse e
portafogli, l'inquinamento, i danni alla salute che subiscono i lavoratori delle concerie e
gli abitanti del circondario non sono affatto un male inevitabile. Esistono già oggi decine
di marchi che producono gli oggetti tipici della pelletteria senza usare la pelle. Non si
tratta delle scarpe "in plastica" brutte e poco salubri che qualcuno ricorderà: ci
sono materiali altrettanto duraturi, con caratteristiche che nulla hanno a che invidiare alle
pelli più pregiate. Calzature, borse, portafogli di ottima fattura, che non uccidono nessuno.
[6]
Basta porre un po' di attenzione a che cosa compriamo, perché, senza rinunciare a nulla,
anche così possiamo salvare degli animali, e non far arricchire ancora di più chi vive sulla
loro sofferenza e morte.
Fonti:
[1] Settore concia
http://leader.artigianinet.com/
APPROVATI/BILANCI/CONCIA/dw_24_1207_2564.html
[2] Federal Institute for Risk Assessment, Chromium (VI) in leather clothing and shoes
problematic for allergy sufferers!, luglio 2007
http://www.bfr.bund.de/cd/9575
[3] Ministero dell'Ambiente Italiano,
Campagna "cuoio" - Attivita' di controllo
http://www2.minambiente.it/sito/ccta/pubblicazioni/
campagna_cuoio/docs/attivita_controllo.pdf
[4] United States Department of Agriculture - Foreign Agricultural Service, China, Where U.S.
Hides Get Their Shine, aprile 2008
http://www.fas.usda.gov/info/fasworldwide/2008/04-2008/ChinaHides.htm
[5] AsiaNews.it, Cina, violente proteste
nel Sud contro fabbriche inquinanti, 12 aprile 2006
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=5897
[6] HealthNewsDigest.com, Leather and the Environment, 8 marzo 2008
http://www.healthnewsdigest.com/news/
Environment_380/Leather_and_the_Environment.shtml
Tratto da: AgireOra-Network - www.agireora.org
|