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VICENZA - Più che i comitati e i cortei, più
che i ricorsi al Tar e i preannunciati blitz alla Mostra del cinema di Venezia, poterono un
ufficio tecnico comunale e una leggina regionale. Che obbligano l'esercito americano a
cancellare il contestatissimo ampliamento della caserma Ederle, le famigerate 215 villette da
tre, quattro e cinque stanze da costruire a ridosso dell'aeroporto Dal Molin.
E a ripensarne uno meno ampio e più frazionato, piccoli insediamenti intorno a Vicenza sul
modello della base Nato di Aviano. Il progetto originale, infatti, avrebbe obbligato il comune
di Quinto Vicentino, 5.383 abitanti a nord-est del capoluogo, a bloccare ogni nuova
costruzione per i prossimi dieci anni, in base al regolamento urbanistico della regione Veneto
governata da Giancarlo Galan, proconsole di Berlusconi e ultrà della prima ora della base
americana.
Da qui il passo indietro volontario dell'esercito a stelle e strisce.
"Quinto è morto", sentenzia l'ingegner Kambiz Razzaghi, il responsabile
dell'ampliamento della Ederle che ha annunciato il passo indietro sull'edizione online del
quotidiano Stars and Stripes, il giornale dell'Us Army per i soldati stanziati in Europa e nel
Pacifico. Dove, curiosamente, in home page campeggia l'annuncio dell'esercito per il
reclutamento di nuove truppe in Germania e a Vicenza. "Le leggi del posto salvaguardano
le aree agricole dagli insediamenti urbani - spiega Razzaghi - e se il consiglio comunale di
Quinto avesse dato il via libera, avrebbero superato la loro quota di costruzioni per i
prossimi dieci anni. Nessun cittadino si sarebbe potuto costruire la casa. Loro non volevano,
i nostri contractor italiani nemmeno e così è saltato tutto".
Colpa di un progetto, quello per l'ingrandimento del quartier generale della 173ª Brigata
aerea americana, concepito con regolamenti diversi. Scartata la ricerca di una zona
alternativa, visto che i regolamenti riguardano l'intero Veneto e che i lavori della Ederle 2
non erano ancora partiti, si è quindi deciso di adottare il modello Aviano, dove oltre una
ventina di piccoli insediamenti sono sparpagliati nei comuni limitrofi.
La retromarcia promette di ridar fiato al Comitato "No Dal
Molin", fiaccato dalla sentenza del Consiglio di Stato di fine luglio, aveva dato il via
libera ai lavori smentendo una sentenza del Tar del Veneto e svuotando di significato il
referendum consultivo annunciato dal sindaco di Vicenza Achille Variati (Pd) per il 5 ottobre.
E rischia di cambiare anche il calendario delle proteste: per sabato i comitati avevano
annunciato il via di un "campeggio nazionale" intorno alla Ederle, sorta di presidio
per impedire l'avvio dei lavori.
E oggi una delegazione dei No-Dal Molin è attesa al Lido di Venezia per consegnare al
commissario governativo alla base Paolo Costa il Premio Attila d'oro "come miglior
devastatore di territori". L'ennesima polemica, l'ultima di quattro anni di battaglie,
pareri governativi e carte bollate.
Costa ha già fatto sapere che "grazie al riutilizzo di edifici già esistenti, la base
americana si amplierà conservando il più grande spazio verde vicentino che precedenti
soluzioni volevano sacrificare". Il ritiro americano cancella tutto.
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