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Almeno una volta l'abbiamo provato tutti a cinema. Le immagini che scorrono
sullo schermo, la trama narrativa, ci riportano ad esperienze personali, al modo in cui le
abbiamo vissute, a come avremmo voluto viverle... In un certo senso sperimentiamo quella
catarsi di cui più di tremila anni fa parlava Aristotele: la purificazione che la
rappresentazione teatrale esercita nell'animo degli spettatori. Dal teatro al cinema.
Sull'idea che guardando un film ben scelto si possono sciogliere emozioni bloccate, attenuare
dolori dell'animo. Quasi un medicinale da banco (meglio "dietro prescrizione dello
specialista"), andando al Blockbuster come in farmacia. Dagli Usa, con lo psicoterapeuta
americano Gary Salomon, la terapia si è diffusa anche in Italia con predecessori come Antonio
Mercurio, ideatore tra l'altro dell'Antropologia personalistica esistenziale, presidente della
Sophia University of Rome.
C'è chi, come la psicologa Gioia Gabellieri, autrice di saggi sul tema, dà anche consigli on
line del tipo: ""avete problemi di autostima? Vi serve "Il mio grosso grasso
matrimonio greco"". Oppure, ""Se la suocera è invadente... fatele vedere
"Caso mai"", con Stefania Rocca e Fabio Volo.
"Attenzione", avverte però, Giampiero Ciappina, psicologo, psicoterapeuta,
direttore Istituto Solaris di Antropologia Personalistica Esistenziale, Cinematerapia® e
Comunicazione telematica. "Molti film, come la musica, le opere d'arte, possono
modificare l'umore, rallegrare, intristire, meravigliare, nel ruolo che da sempre è quello
dell'Arte. Non ha però senso immaginare che esistano film pensati per realizzare un felice
rapporto di coppia, per vincere il vuoto dell'angoscia, diventare autenticamente genitori o
realizzare i propri sogni esistenziali".
C'è una grossa differenza, continua Ciappina, tra cinema e cinematerapia. "La visione
cinematografica è tipica dell'intrattenimento, ha effetto consolatorio, d'identificazione,
catarsi aristotelica. La cinematerapia è invece visione a fini trasformativi. Ha una funzione
di aiuto e di sostegno per chi vuole realizzare un percorso evolutivo e di crescita personale
che va al di là della visione di un singolo film. È un cammino di trasformazione
esistenziale, forse più simile ad un'accademia ellenica che a una pillola della felicità".
L'Istituto Solaris, che in Italia ha registrato il termine "Cinematerapia®, usa da 20
anni le opere del grande schermo in seminari e percorsi di psicoterapia. "Il cinema è
uno strumento ma, come non è il pennello a dipingere ma il pittore, non è una pellicola che
può realizzare quell'originale percorso interiore di autoconoscenza che è
la Cinematerapia. Non
chiedete quindi un elenco di film per stare meglio, uno contro il logorìo della vita moderna,
o un altro per sedurre una ragazza... Se esistono, non li conosco né mi
interessano", conclude Ciappina.
Sul fatto che la cinematerapia non cura patologie, né in senso medico né psicologico, ma può
aiutare un processo di trasformazione e crescita personale, sono un po' tutti d'accordo.
All'Istituto di Neuroscienze di Firenze, nell'ambito del trattamento psicoterapeutico, il film
diventa pretesto e spunto per comprendere qualcosa in più di se stessi, uno stimolo per
superare momenti difficili.
"I film ci aiutano a stare meglio", afferma Vincenzo Mastronardi, psichiatra,
psicoterapeuta, direttore Osservatorio dei comportamenti e della devianza, università "
La Sapienza
", Roma, autore del libro Filmtherapy. Ha cominciato individualmente con la biblioterapia
ma a un certo momento "le mamme degli adolescenti in cura hanno chiesto un film al posto
dei libri. Ho costruito per ogni film indicazioni terapeutiche utili ad orientare e da
discorsi individuali sono passato a gruppi, con la funzione di "mastery", la capacità
di analisi e soluzione dei problemi". Comunicazione di coppia, stress lavorativo,
adolescenza, conflitti familiari, disturbi fobico-ossessivi... per ogni situazione c'è un
film, come testimonia una ricerca iniziata nel 1989 sulle ripercussioni emozionali della
visione di 1500 film su pazienti in terapia (compresi allievi della "Sapienza"),
base ispiratrice del libro. I film, chiude Mastronardi, "sono come iniezioni
intramuscolari di forza, di energia"". In quel vivere quotidiano che a volte causa
disagi e perplessità.
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