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ROMA - E' ristoratore, rigenera mente e corpo, aiuta anche a
mantenere la linea, il sonno non è una perdita di tempo ma una vera assicurazione sulla
salute anche a lungo termine, infatti dormire poco aumenta il rischio di malattie
cardiovascolari: 'pericolo cuore' per chi tende a dormire meno di 7,5 ore a notte ed ha
problemi di ipertensione. E' quanto emerge da uno studio di Kazuo Eguchi della università
giapponese di Jichi a Tochigi pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Mentre uno studio italiano pubblicato sulla stessa rivista e condotto da Pantaleo Giannuzzi,
dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri di Firenze mostra invece che
cambiare stili di vita dopo un infarto potrebbe prevenire altri infarti e problemi
cardiovascolari futuri. Il sonno è un'abitudine sempre più negletta nella nostra coeità;
siamo inseguiti dagli impegni e per guadagnare qualche ora in più rubiamo del tempo prezioso
al ristoro notturno del corpo.
Sono ormai tanti gli studi che dimostrano come dormire non sia un 'optional' ma serve alla
nostra salute: se non dormiamo 'salta' la memoria, si riducono le performance cognitive, i
riflessi, la prontezza di reazioni. Inoltre dormire é utile a contrastare l'aumento di peso
perché quando si dorme poco si tende a mangiare di più e più carboidrati, quindi a
ingrassare. Non basta? Viene allora dal cuore un altro motivo per non dimenticarsi di dormire.
Nell'indagine giapponese i ricercatori hanno seguito per oltre quattro anni lo stato di salute
di 1255 individui ipertesi di età media 70 anni è emerso che l'incidenza di malattie
cardiovascolari è di 2,4 per cento persone per anno tra coloro che dormono meno di 7,5 ore a
notte contro un'incidenza di 1,8 per 100 persone per anno tra coloro che ne dormono di più.
Nell'indagine italiana invece Giannuzzi ha messo a confronto circa 1620 pazienti reduci
da infarto e coinvolti in un programma di prevenzione secondaria a lungo termine (incentrato
sul cambiamento degli stili di vita, la dieta, la cessazione del fumo, l'esercizio fisico) con
altrettanti pazienti post-infarto non intercettati da questo programma educativo ma
semplicemente seguiti secondo le linee guida standard. E' emerso che coloro che sono stati
tenuti 'sotto controllo' a lungo termine non solo con i farmaci ma anche con il percorso
educativo, hanno modificato attivamente i propri stili di vita e visto ridursi del 33% il loro
rischio di infarto fatale, del 48% quello di infarto non fatale.
E' sempre importante dunque adottare corretti stili di vita, a maggior ragione quando si
è stati 'graziati' da un primo infarto non bisogna mai abbassare la guardia e cambiare
abitudini. Il sonno fa parte dei comportamenti sani da non dimenticare. "Dai nostri
risultati emerge chiaramente che la durata ridotta del sonno può essere considerata come un
fattore predittivo delle malattie cardiovascolari negli anziani con ipertensione - ha concluso
Eguchi - per cui i medici dvrebbero inserire anche domande sulle abitdini del sonno nei
pazienti ipertesi per stimare il loro 'rischio cuore'".
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