"Critical Mass la rivincita della
bicicletta"
Denunciare un sistema
costruito a misura d'automobile. Questo l'obiettivo dei ciclisti di Critical
Mass, che,
nei cinque continenti, agiscono in modo singolare: si spostano in gruppi abbastanza numerosi da
creare
"massa critica" sufficiente per bloccare il traffico nei centri urbani. E dimostrare che
un'altra mobilità è possibile.
tratto da http://www.volontariperlosviluppo.it
di Silvia Rubino
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Si
chiama Critical Mass il fenomeno ciclistico
che dalla baia di San Francisco si è diffuso a macchia d'olio in quasi tutte le metropoli del
mondo. Londra, Berlino, Parigi, Sydney, Tokio, New York, Bombay e le nostre Milano, Torino,
Genova e Roma, sono solo alcune delle 300 città nelle quali, almeno una volta al mese, una
massa di persone munite di bicicletta si da' appuntamento in un luogo del centro cittadino e
invade le strade urbane, rivendicando il diritto allo spazio pubblico e testimoniando che una
forma sostenibile di mobilità è possibile.
Tratto
da http://it.wikipedia.org/wiki/Massa_critica_(ciclismo) Storia
ed organizzazione La
prima critical mass si svolse a San Francisco, con 48 ciclisti; iniziò alle 6 del pomeriggio,
il 25 Settembre del 1992, anche se l'evento incominciò ad essere chiamato Critical Mass solo
dal secondo incontro, Venerdì 30 Ottobre (con 85 ciclisti). Il suo nome incominciò ad essere
utilizzato per simili ma indipendenti eventi, che iniziarono a crearsi nel mondo intero più o
meno nello stesso periodo. Il
termine Critical Mass fu utilizzato da George Bliss mentre visitava la Cina.
Bliss notò che in Cina, sia i ciclisti che i motociclisti, si fermavano agli incroci delle
strade, fino a che il numero della massa non raggiungesse una quantità "critica",
al che la massa si sarebbe mossa attraverso l'incrocio. Il
termine Critical Mass è anche utilizzato da sociologi, che sostengono che una rivoluzione
sociale sia possibile solo dopo che una quantità "critica" di supporto popolare sia
assicurato. Questo modo di pensare riflette la - spesso inespressa - ambizione di molti
partecipanti alla Critical, che credono che il bilancio della mobilità nelle città possa
cambiare grazie alle biciclette ed altri metodi di trasporto, se questi prenderanno il posto
delle auto, ora dominanti. Proprio
in conseguenza di questa mancanza di gerarchia, è richiesto che i cicloattivisti prendano
responsabilità dell'evento, ciascuno individualmente. In questa ottica, per preservare la
compattezza del gruppo, alcune volte dei partecipanti usano una tattica chiamata "corking",
che consiste nel bloccare le macchine che potrebbero spezzare l'unità della manifestazione,
frammentandola. Questo viene ottenuto semplicemente fermandosi con la bicicletta di fronte
alle auto, in corrispondenza di incroci, rotonde, o anche semafori (quando una Critical stia
passando anche a semaforo rosso), fino a che tutto il gruppo sia passato. Questo permette
anche di salvaguardare la sicurezza dei manifestanti e di limitare gli attriti con i
conducenti di mezzi motorizzati. Gli
appuntamenti Gli
appuntamenti, tipicamente in luoghi pubblici e ad alta visibilità, sono pubblicizzati
mediante affissioni, circuiti di amicizie e di attivismo politico, comunicazioni elettroniche,
e hanno tipicamente periodicità mensile o settimanale, con l'obiettivo di diventare
appuntamenti fissi nella vita di una città. A
condizione che si presenti una sufficiente quantità di biciclette
nel luogo e nell'orario convenuti, queste si mettono in movimento sulle strade urbane formando un blocco compatto, che occupa una o più corsie stradali
muovendosi alle velocità
tipiche del ciclismo
non agonistico (da Questo
spesso basta a moderare il frenetico scorrimento del traffico urbano, creando oasi di bassa
velocità, sicurezza e socialità per i ciclisti. Non sempre le reazioni degli automobilisti
al rallentamento sono favorevoli, a causa degli ingorghi che si formano dietro la massa, anche
se alcuni apprezzano il temporaneo cambiamento del panorama urbano. Il
fine della massa è quello di portare una maggiore sensibilizzazione all'automobilista medio
che spesso con guida poco regolamentata rende molto pericolosa la viabilità dei ciclisti
delle città. In Italia il fenomeno della massa è molto presente in una città come Torino
e Milano anche perché non essendoci una rete di percorsi ciclabili, il ciclista è
obbligato a viaggiare nella giungla del traffico
urbano con tutti i rischi che questo comporta. Logistica
Non
vi sono quasi mai percorsi predefiniti, e chi si trova al momento in testa alla massa decide
il percorso di volta in volta, tranne in pochi casi in cui le autorità di polizia
locale obbligano a definire un percorso per la massa critica. Lasciando il controllo del
percorso in mano a "chi si trova davanti", a volte capita che il gruppo al comando
decida che fino a quel momento si è andati troppo piano o che il percorso era troppo facile
(a una massa critica può partecipare chiunque, anche bambini o anziani) e costringano tutta
la massa a seguire il loro ritmo. In casi simili qualcuno si fa avanti e prova a parlare per
convincerli a rallentare o tornare in zone meno difficili. Nel caso la diplomazia non dia
risultati la soluzione migliore adottata dai ciclisti è dividere il gruppo e lasciare che
quelli che vogliono correre vadano a sfogarsi altrove ("Critical Mass non è una
gara!"). Etica Ciascun
ciclista partecipa alla massa critica con proprie motivazioni, tra cui la voglia di fare un
giro in bicicletta, l'impegno
ambientalista o per la sicurezza
dei ciclisti sulle strade, il gusto anarchico
e situazionista
dell'atto. Questi ultimi sono talvolta protagonisti di episodi di provocazione gratuita a
danno degli automobilisti, i quali spesso con poca pazienza e molta maleducazione insultano e
inveiscono, facendo delle manovre pericolose con l'automobile piuttosto di aspettare qualche
minuto che la massa finisca di passare. Talvolta
la pratica della massa critica entra in conflitto con le regole della circolazione stradale.
Ad esempio, se un semaforo
diventa rosso mentre la massa lo sta attraversando, spesso si preferisce privilegiare la
continuità della massa,soprattutto per la sicurezza dei singoli ciclisti, e si continua ad
impegnare l'incrocio. Ciascun partecipante è responsabile a titolo personale dei propri atti,
e quindi decide autonomamente se e quali norme violare. Approfittare della "forza del
branco" per lasciarsi andare a provocazioni o vandalismi gratuiti non è generalmente ben
visto dalla maggior parte dei partecipanti. In
caso di difficoltà meccaniche, diverbi con automobilisti,
interventi dell'autorità, normalmente i ciclisti sono solidali tra di loro, e almeno qualcuno
si ferma a dare appoggio alla vittima. Vista
la mancanza di organizzazione, di leader riconosciuti, di percorsi predefiniti, la massa
critica non può essere equiparata ad una manifestazione organizzata, e questo mette spesso in
difficoltà cognitiva le autorità, che non hanno un referente preciso a cui rivolgersi. Il
fine ultimo di queste biciclettate per la città
è comunque quello di essere ogni tanto in compagnia a pedalare nella propria città (tutti i
giorni -soli- e una volta al mese -insieme), in quanto normalmente la situazione dei ciclisti
urbani in mezzo al traffico è molto precaria dato che l'automobilista tipo è indisciplinato,
non rispetta le precedenze, compie manovre pericolose, passa con il rosso, parcheggia sulle
ciclabili, apre le portiere senza guardare chi sta arrivando da dietro, e molte altre
infrazioni e disattenzioni che rendono ogni viaggio un po' un'avventura. |
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