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"Critical Mass la rivincita della bicicletta"  
Denunciare un sistema costruito a misura d'automobile. Questo l'obiettivo dei ciclisti di Critical Mass, che, 
nei cinque continenti, agiscono in modo singolare: si spostano in gruppi abbastanza numerosi da creare 
"massa critica" sufficiente per bloccare il traffico nei centri urbani. E dimostrare che un'altra mobilità è possibile.

tratto da
http://www.volontariperlosviluppo.it di Silvia Rubino

Si chiama Critical Mass il fenomeno ciclistico che dalla baia di San Francisco si è diffuso a macchia d'olio in quasi tutte le metropoli del mondo. Londra, Berlino, Parigi, Sydney, Tokio, New York, Bombay e le nostre Milano, Torino, Genova e Roma, sono solo alcune delle 300 città nelle quali, almeno una volta al mese, una massa di persone munite di bicicletta si da' appuntamento in un luogo del centro cittadino e invade le strade urbane, rivendicando il diritto allo spazio pubblico e testimoniando che una forma sostenibile di mobilità è possibile.

Il "grumo" dei pendolari

Tutto ha avuto inizio in quel laboratorio di creazione di nuove tendenze che è la West Coast americana, precisamente nella città di San Francisco. Nel settembre 2002, un gruppo di amici, sotto il nome di "Commute Clot", (letteralmente "grumo", "coagulo" di pendolari), decise di ritrovarsi in un determinato punto della città comodo per tutti, per percorrere in bicicletta la strada di ritorno dal lavoro a casa. Da lì a poco quella spensierata passeggiata di una quindicina di ciclisti si sarebbe trasformata in uno dei più interessanti movimenti globali contemporanei.
Nei mesi successivi, infatti, il numero dei partecipanti aumentò vertiginosamente. Il gruppo cambiò nome, adottando quello definitivo di Critical Mass, rifacendosi alla tecnica usata dai ciclisti cinesi per attraversare le strade delle loro città, prive di semafori: i ciclisti si aspettano tutti fino a quando non sono abbastanza numerosi, cioè fino a quando non raggiungono una "massa critica" sufficiente, per bloccare il flusso del traffico e farsi largo tra le macchine.
Anche il percorso e la periodicità del raduno ciclistico cambiarono: ormai lo scopo di Critical Mass era quello di bloccare una volta al mese il traffico della città di San Francisco all'ora di punta, e denunciare in questo modo l'assurdità di una mobilità legata esclusivamente all'automobile.
Grazie al passaparola dei partecipanti, al loro assiduo lavoro di distribuzione di volantini, agli annunci fatti dalle radio locali, ormai il numero di ciclisti che si ritrovavano alle pedalate mensili di Critical Mass nel 1997 era già salito a 5000. Intanto, con la creazione del sito internet, sul quale erano disponibili le istruzioni per organizzare la pedalata e le esperienze raccolte dalla comunità di San Francisco, le pedalate cominciarono a diffondersi in altre città degli Stati Uniti e poi nel mondo.

Lasciare l'auto, salvare il pianeta

Si potrebbe pensare che i raduni periodici di Critical Mass siano fatti apposta per fare andare in bestia gli automobilisti. Ma a parte una esigua
minoranza di partecipanti che effettivamente ci trova gusto nel bloccare il traffico, in realtà, come afferma Chris Carlsson, uno dei maggiori ideatori e promotori del fenomeno, «Critical Mass è contro l'intera struttura sociale pensata per sostenere l'auto privata e l'industria petrolifera», della quale anche gli stessi automobilisti sono vittime. Vittime del traffico, dell'inquinamento, del degrado ambientale, del rumore e della dipendenza intrinseca che l'automobile crea al suo proprietario: dal carburante alla necessità di specialisti per la manutenzione.
Se si guarda poi ai singoli casi, ogni persona prende parte a Critical Mass per un motivo differente. In molti si ritrovano alle pedalate di Critical Mass perché usano la bicicletta tutti i giorni e sanno quanto sia pericoloso. Ma, come dice Anna, 24 anni, studentessa di architettura, «quando si è in 200 a pedalare è più difficile che ti possano mettere sotto! Le macchine devono rallentare e in questo modo gli automobilisti si accorgono che esiste un diverso ritmo di vita». C'è chi, come Simona, 50 anni, impiegata, partecipa «perché è un'aggregazione libera, non c'è un dogma né un'ideologia predominante. Mentre pedalo parliamo dei corsi di tai-chi come degli scioperi dell'Alfa Romeo, della guerra in Iraq come delle gite in montagna». Stefano, 38 anni, regista di teatro, va a Critical Mass «perché in questo modo dico "no!" al mercato del petrolio e lo dichiaro pubblicamente; sostengo la lotta per un ambiente pulito e non inquino, quindi non contribuisco ad abbruttire il pianeta».

Massa critica all'italiana

Critical Mass ha fatto la sua comparsa in Italia, la nazione a più alto tasso di motorizzazione in Europa, nel 2002 a partire dalla città di Milano. Ora le pedalate sono presenti in una quarantina di città, dai grandi centri urbani come Roma, Milano, Torino, Genova e Bologna, fino a città più piccole come Andria, in provincia di Bari, o Cernusco sul Naviglio, alle porte di Milano.

Sul sito ufficiale di Critical Mass Italia, (www.inventati.org\criticalmass), si può trovare l'elenco completo di tutte le città italiane in cui esiste il movimento, con gli orari e i luoghi d'incontro. Sì, perché ogni città ha la "sua" Critical Mass. Per esempio, i "ciclisti urbani" della città di Milano si incontrano ogni giovedì verso le ore 21,30, in Piazza Mercanti. Dicono di essere un gruppo abbastanza "metereopatico" poiché in inverno e nelle giornate di pioggia il numero di partecipanti è esiguo, una quindicina di persone. D'estate, invece, si raggiungono i 500-600 partecipanti. Si fanno chiamare tutti con il nome di "Graziano Predielis", uno dei numerosi ciclisti vittime di incidenti stradali causati da automobili. Con tale nome firmano le lettere pubblicate sui quotidiani o prendono la parola alle manifestazioni cittadine. Inoltre hanno creato uno spazio autogestito, "La ciclofficina", in cui chiunque può riparare o rottamare bici vecchie e crearne di nuove. Questa iniziativa è presente anche a Roma, dove i partecipanti di Critical Mass hanno creato ben due "ciclofficine", quella di Magliana e la "ciclofficina popolare di Don Chisciotte". Nella Capitale i ciclisti si radunano due volte al mese in Piazza Ostiense.
Anche a Genova, dove l'uso della bicicletta non è tanto diffuso per via dalla pianta urbana non pianeggiante, i ciclisti di Critical Mass s'incontrano ogni ultimo venerdì del mese alle ore 21,30 nei giardini di fronte alla Stazione Brignole e di solito finiscono le pedalate a discutere in qualche locale della città.
La "massa critica" torinese, invece, si riunisce ogni primo giovedì e ogni terzo sabato del mese davanti al municipio in via Palazzo di Città.
L'iniziativa, promossa in varie città del mondo, ha enormemente incentivato l'uso della bicicletta, anche se nel nostro paese all'aumento del numero di biciclette non è corrisposto un miglioramento per quanto riguarda la sicurezza stradale e le morti di ciclisti causate da incidenti con automobili sono ancora all'ordine del giorno.


Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Massa_critica_(ciclismo)

La massa critica (spesso chiamata col termine inglese critical mass) è un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico. Se la massa è sufficiente (ovverosia critica), il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione, come viali a più corsie. Nonostante questa descrizione, la massa critica è un fenomeno di difficile definizione, trattandosi di evento spontaneo privo di struttura organizzativa formalizzata. Il fenomeno si è sviluppato, a partire da San Francisco dove nel 1992 si svolse la prima Critical Mass, in molte grandi città, e consiste appuntamenti convenzionali ("coincidenze organizzate") di ciclisti che attraversano insieme tratti di percorso urbano in sella ai loro mezzi.

Storia ed organizzazione

La prima critical mass si svolse a San Francisco, con 48 ciclisti; iniziò alle 6 del pomeriggio, il 25 Settembre del 1992, anche se l'evento incominciò ad essere chiamato Critical Mass solo dal secondo incontro, Venerdì 30 Ottobre (con 85 ciclisti). Il suo nome incominciò ad essere utilizzato per simili ma indipendenti eventi, che iniziarono a crearsi nel mondo intero più o meno nello stesso periodo.

Il termine Critical Mass fu utilizzato da George Bliss mentre visitava la Cina. Bliss notò che in Cina, sia i ciclisti che i motociclisti, si fermavano agli incroci delle strade, fino a che il numero della massa non raggiungesse una quantità "critica", al che la massa si sarebbe mossa attraverso l'incrocio.

Il termine Critical Mass è anche utilizzato da sociologi, che sostengono che una rivoluzione sociale sia possibile solo dopo che una quantità "critica" di supporto popolare sia assicurato. Questo modo di pensare riflette la - spesso inespressa - ambizione di molti partecipanti alla Critical, che credono che il bilancio della mobilità nelle città possa cambiare grazie alle biciclette ed altri metodi di trasporto, se questi prenderanno il posto delle auto, ora dominanti.

La Critical Mass è spesso definita una "coincidenza organizzata", senza leader, organizzatori, o membri individuati da qualcosa che non sia la loro partecipazione all'evento. Anche il percorso seguito durante la manifestazione viene deciso sul momento, spesso da chi è in testa al gruppo, oppure chiunque abbia una propria idea su un percorso possibile, può stampare delle mappe e distribuirle ai partecipanti. Altre volte la decisione del percorso viene presa e condivisa tra più persone subito prima che questa abbia inizio. In questo modo il movimento si spoglia di tutto ciò che è implicato nella creazione di una organizzazione gerarchizzata: nessuna struttura interna, nessun capo, niente politica interna, niente direttive di movimento, ecc. Per far esistere una Critical Mass tutto ciò che serve è che abbastanza persone sappiano della sua esistenza e si incontrino il giorno designato per il raggiungimento della massa critica, per occupare tranquillamente un pezzo di strada, in modo da escluderne i mezzi motorizzati.

Proprio in conseguenza di questa mancanza di gerarchia, è richiesto che i cicloattivisti prendano responsabilità dell'evento, ciascuno individualmente. In questa ottica, per preservare la compattezza del gruppo, alcune volte dei partecipanti usano una tattica chiamata "corking", che consiste nel bloccare le macchine che potrebbero spezzare l'unità della manifestazione, frammentandola. Questo viene ottenuto semplicemente fermandosi con la bicicletta di fronte alle auto, in corrispondenza di incroci, rotonde, o anche semafori (quando una Critical stia passando anche a semaforo rosso), fino a che tutto il gruppo sia passato. Questo permette anche di salvaguardare la sicurezza dei manifestanti e di limitare gli attriti con i conducenti di mezzi motorizzati.

Gli appuntamenti

Gli appuntamenti, tipicamente in luoghi pubblici e ad alta visibilità, sono pubblicizzati mediante affissioni, circuiti di amicizie e di attivismo politico, comunicazioni elettroniche, e hanno tipicamente periodicità mensile o settimanale, con l'obiettivo di diventare appuntamenti fissi nella vita di una città.

A condizione che si presenti una sufficiente quantità di biciclette nel luogo e nell'orario convenuti, queste si mettono in movimento sulle strade urbane formando un blocco compatto, che occupa una o più corsie stradali muovendosi alle velocità tipiche del ciclismo non agonistico (da 10 a 20 Km/h ).

Questo spesso basta a moderare il frenetico scorrimento del traffico urbano, creando oasi di bassa velocità, sicurezza e socialità per i ciclisti. Non sempre le reazioni degli automobilisti al rallentamento sono favorevoli, a causa degli ingorghi che si formano dietro la massa, anche se alcuni apprezzano il temporaneo cambiamento del panorama urbano.

Il fine della massa è quello di portare una maggiore sensibilizzazione all'automobilista medio che spesso con guida poco regolamentata rende molto pericolosa la viabilità dei ciclisti delle città. In Italia il fenomeno della massa è molto presente in una città come Torino e Milano anche perché non essendoci una rete di percorsi ciclabili, il ciclista è obbligato a viaggiare nella giungla del traffico urbano con tutti i rischi che questo comporta.

Logistica

Il numero minimo di biciclette necessario a formare una massa critica varia a seconda delle dimensioni della città, delle condizioni del traffico, del coraggio dei partecipanti, oscillando tra una e alcune decine.

Non esiste un numero massimo di ciclisti, ma in caso di masse critiche di grandi dimensioni (alcune migliaia di partecipanti) si sono verificati spontanei fenomeni di mitosi, ovvero la separazione in più tronconi di massa critica, che si muovono indipendentemente su percorsi diversi.

Non vi sono quasi mai percorsi predefiniti, e chi si trova al momento in testa alla massa decide il percorso di volta in volta, tranne in pochi casi in cui le autorità di polizia locale obbligano a definire un percorso per la massa critica. Lasciando il controllo del percorso in mano a "chi si trova davanti", a volte capita che il gruppo al comando decida che fino a quel momento si è andati troppo piano o che il percorso era troppo facile (a una massa critica può partecipare chiunque, anche bambini o anziani) e costringano tutta la massa a seguire il loro ritmo. In casi simili qualcuno si fa avanti e prova a parlare per convincerli a rallentare o tornare in zone meno difficili. Nel caso la diplomazia non dia risultati la soluzione migliore adottata dai ciclisti è dividere il gruppo e lasciare che quelli che vogliono correre vadano a sfogarsi altrove ("Critical Mass non è una gara!").

Etica

Ciascun ciclista partecipa alla massa critica con proprie motivazioni, tra cui la voglia di fare un giro in bicicletta, l'impegno ambientalista o per la sicurezza dei ciclisti sulle strade, il gusto anarchico e situazionista dell'atto. Questi ultimi sono talvolta protagonisti di episodi di provocazione gratuita a danno degli automobilisti, i quali spesso con poca pazienza e molta maleducazione insultano e inveiscono, facendo delle manovre pericolose con l'automobile piuttosto di aspettare qualche minuto che la massa finisca di passare.

Talvolta la pratica della massa critica entra in conflitto con le regole della circolazione stradale. Ad esempio, se un semaforo diventa rosso mentre la massa lo sta attraversando, spesso si preferisce privilegiare la continuità della massa,soprattutto per la sicurezza dei singoli ciclisti, e si continua ad impegnare l'incrocio. Ciascun partecipante è responsabile a titolo personale dei propri atti, e quindi decide autonomamente se e quali norme violare. Approfittare della "forza del branco" per lasciarsi andare a provocazioni o vandalismi gratuiti non è generalmente ben visto dalla maggior parte dei partecipanti.

In caso di difficoltà meccaniche, diverbi con automobilisti, interventi dell'autorità, normalmente i ciclisti sono solidali tra di loro, e almeno qualcuno si ferma a dare appoggio alla vittima.

Vista la mancanza di organizzazione, di leader riconosciuti, di percorsi predefiniti, la massa critica non può essere equiparata ad una manifestazione organizzata, e questo mette spesso in difficoltà cognitiva le autorità, che non hanno un referente preciso a cui rivolgersi.

Il fine ultimo di queste biciclettate per la città è comunque quello di essere ogni tanto in compagnia a pedalare nella propria città (tutti i giorni -soli- e una volta al mese -insieme), in quanto normalmente la situazione dei ciclisti urbani in mezzo al traffico è molto precaria dato che l'automobilista tipo è indisciplinato, non rispetta le precedenze, compie manovre pericolose, passa con il rosso, parcheggia sulle ciclabili, apre le portiere senza guardare chi sta arrivando da dietro, e molte altre infrazioni e disattenzioni che rendono ogni viaggio un po' un'avventura.