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Ho insegnato per
trent'anni in alcune delle peggiori scuole a Manhattan, e in alcune delle migliori, e durante
questo periodo sono diventato un esperto in noia. La noia era ovunque nel mio mondo, e se
chiedevi ai ragazzi, come facevo spesso, perché si sentissero così annoiati, davano sempre
le stesse risposte: dicevano che il lavoro era stupido, che non aveva senso, che lo sapevano
già. Dicevano di voler fare qualcosa di reale, non solo starsene seduti senza far nulla.
Dicevano che gli insegnanti non sembravano saperne molto delle loro materie e chiaramente non
erano interessati ad impararne di più. E i ragazzi avevano ragione: gli insegnanti erano
annoiati tanto quanto loro.
La noia è la condizione comune degli insegnanti, e chiunque abbia passato del tempo in
un'aula insegnanti può garantire che vi si possano trovare scarsa energia, lagnanze, e
abbattimento. Alla domanda perché si sentissero così annoiati, gli insegnanti erano soliti
incolpare i ragazzi, come c'era da aspettarsi. Chi non si annoierebbe ad insegnare a dei
ragazzi che sono maleducati ed interessati solo ai voti? Ammesso che li interessino almeno
quelli. Ovviamente, gli insegnanti sono loro stessi un prodotto degli stessi dodici anni di
programmi didattici coercitivi che tanto annoiano i loro studenti, e il tutto mentre il
personale scolastico è intrappolato in strutture persino più rigide di quelle imposte ai
ragazzi. Allora, chi dobbiamo incolpare?
Tutti noi. Me lo ha insegnato mio nonno. Un pomeriggio, quando avevo 7 anni, mi lamentai con
lui della noia, e lui mi picchiò violentemente sulla testa. Mi disse che non avrei dovuto
usare mai più quel termine in sua presenza, e che se ero annoiato era colpa mia e di nessun
altro. L'obbligo di divertirmi ed istruirmi era del tutto mio; le persone che non lo sapevano
erano infantili, da evitare, se possibile. Certamente persone a cui non prestare fiducia.
Quell'episodio mi curò dalla noia per sempre, e qua e là nel corso degli anni fui in grado
di trasmettere la lezione a qualche notevole studente. Ma in generale, trovai futile mettere
in discussione la nozione ufficiale che la noia e l'infantilità fossero lo stato naturale
nella classe. Spesso dovetti sfidare le consuetudini, e persino piegare la legge, per aiutare
i ragazzi ad uscire da questa trappola.
L'impero ha colpito ancora, naturalmente; gli adulti infantili uniscono regolarmente
l'avversione con la slealtà. Una volta tornai da un periodo di congedo da malattia per
scoprire che tutte le prove che la scuola mi aveva concesso il permesso di assenza erano state
distrutte di proposito, che il mio lavoro era finito, e che non possedevo più nemmeno una
licenza di insegnamento. Dopo nove mesi di tormentati sforzi fui in grado di riavere la
licenza quando una segretaria scolastica testimoniò di aver visto svolgersi il complotto. Nel
frattempo la mia famiglia soffrì più di quanto vorrei ricordare. Quando finalmente andai in
pensione, nel 1991, avevo ragioni più che sufficienti per considerare le nostre scuole - con
la loro reclusione forzata a lungo termine a mo' di prigione sia degli insegnanti che degli
studenti – come a effettive fabbriche di infantilità. Ma onestamente non riuscivo a capire
perché dovesse essere così. La mia esperienza mi aveva rivelato quel che, indubbiamente,
molti altri insegnanti apprendono col tempo ma tengono per se, temendo rappresaglie: se
volessimo, potremmo facilmente ed economicamente liberarci di strutture vecchie e stupide ed
aiutare i ragazzi a prendere un'educazione piuttosto che meramente ricevere un'istruzione
[Gatto sta usando qui un verbo mai usato con "education" in inglese: invece di dire
il solito "to get an education", lui sta usando il verbo attivo "to take an
education", in violento contrasto con il "merely receive a schooling" che viene
dopo. Sta sottolineando che spetta sempre agli studenti educare se stessi, ndt]. Potremmo
incoraggiare le migliori qualità della gioventù - curiosità, avventura, determinazione,
capacità di intuizioni sorprendenti - semplicemente con una maggiore flessibilità sul tempo,
i test ed i compiti, facendo conoscere ai ragazzi degli adulti davvero competenti in questo o
quel settore della società, e dando ad ogni studente quell'autonomia di cui ha bisogno per
poter anche rischiare, qualche volta.
Ma non lo facciamo. E più chiedevo perché no, persistendo nel pensare al
"problema" dell'istruzione come farebbe un ingegnere, più mancavo il punto: e se
non ci fosse alcun "problema" con le nostre scuole? E se esse fossero come sono, così
costosamente contraddicenti il senso comune e una lunga esperienza nel modo in cui i bambini
imparano le cose, non perché stiano facendo qualcosa di sbagliato, ma perché stanno facendo
quel che devono? È possibile che George W. Bush abbia accidentalmente detto la verità quando
dichiarò che non avremmo "lasciato indietro nessun bambino" (1)? Potrebbe essere
che le nostre scuole siano progettate per assicurarsi che nessuno possa mai davvero diventare
grande?
Abbiamo davvero bisogno della scuola? Non intendo l'educazione, ma solo l'istruzione forzata:
sei classi al giorno, cinque giorni alla settimana, nove mesi all'anno, per dodici anni. E'
davvero necessaria questa routine mortale? E se lo è, per quale scopo? Non nascondetevi
dietro il "leggere, scrivere e far di conto" come se fossero una ragione, in quanto
2 milioni di felici ragazzi che studiano a casa hanno sicuramente messo fine ad una tale
banale giustificazione. Anche se non lo avessero fatto, un numero considerevole di ben noti
Americani non è mai passato nel compressore di dodici anni che attraversano ora i nostri
ragazzi, e tutti loro si sono rivelati persone per bene. George Washington, Benjamin Franklin,
Thomas Jefferson, Abraham Lincoln? Qualcuno insegnò loro, certo, ma non erano prodotti di un
sistema scolastico, e nessuno di loro è mai stato "diplomato" in una scuola
secondaria. Durante la maggior parte della storia americana, generalmente i ragazzi non
andarono alla scuola superiore, ma i non-scolarizzati ascesero fino ad essere ammiragli, come
Farragut; inventori, come Edison; magnati dell'industria, come Carnegie e Rockefeller;
scrittori, come Melville e Twain e Conrad; e persino studiosi, come Margaret Mead. Infatti,
fino ad un periodo relativamente recente, le persone che raggiungevano l'età di 13 anni non
erano più considerate come fanciulli. Ariel Durant, co-autrice insieme a suo marito Will di
una enorme ed ottima storia del mondo multi-volume, era felicemente sposata a quindici anni, e
chi potrebbe ragionevolmente affermare che Ariel Durant era una persona non-educata? Non
istruita, forse, ma non non-educata.
In questo paese ci hanno insegnato (ossia, istruito) a pensare al "successo" come ad
un sinonimo, o almeno come dipendente, dalla "istruzione", ma storicamente non è
vero né in senso intellettuale, né economico. E molte persone nel mondo di oggi trovano un
modo per educarsi senza ricorrere ad un sistema coercitivo di scuole superiori che troppo
spesso ricorda le prigioni. Perché, dunque, gli Statunitensi confondono l'educazione proprio
con un tale sistema? Qual'è esattamente lo scopo delle nostre scuole pubbliche?
L'istruzione di massa coercitiva ha affondato i denti negli Stati Uniti tra il 1905 e il 1915,
nonostante fosse stata concepita molto prima e promossa per la maggior parte del
diciannovesimo secolo. La ragione data per questo enorme sconvolgimento della vita famigliare
e delle tradizioni culturali era, grosso modo, triplice:
1) Creare delle buone persone.
2) Creare dei buoni cittadini.
3) Fare di ogni persona il suo meglio personale.
Questi obbiettivi vengono regolarmente tirati fuori ancora oggi, e la maggior parte di noi li
accetta in una forma o nell'altra come una definizione decente di scopo dell'educazione
pubblica, sebbene le scuole non li raggiungano. Siamo in torto marcio. Ad aggravare il nostro
errore c'è il fatto che la letteratura nazionale registra numerose e sorprendentemente
consistenti dichiarazioni del vero scopo della scuola dell'obbligo. Abbiamo, per esempio, il
grande H. L. Mencken, che scrisse su The American Mercury nell'aprile 1924 che lo scopo
dell'educazione pubblica non è
colmare di conoscenza i giovani della specie e svegliare la loro
intelligenza... Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo scopo... è semplicemente
ridurre quanti più individui possibile allo stesso livello di sicurezza, per alimentare ed
addestrare una cittadinanza standardizzata, per reprimere il dissenso e l'originalità. Questo
è lo scopo negli Stati Uniti... ed è lo scopo in ogni altro posto.
A causa
della reputazione di Mencken come autore satirico, potremmo essere tentati di scartare questo
brano come una forma di sarcasmo iperbolico. Il suo articolo, comunque, va avanti facendo
risalire il modello per il nostro sistema educativo fino all'oramai scomparso, sebbene mai da
dimenticare, stato militare della Prussia. E nonostante egli fosse certamente consapevole
dell'ironia che eravamo da poco stati in guerra con
la Germania
, erede del pensiero e della cultura di Prussia, Mencken era del tutto serio in questo punto.
Il nostro sistema educativo è davvero prussiano in origine, e questo è davvero un motivo di
preoccupazione.
Lo strano fatto di una provenienza prussiana delle nostre scuole rispunta ancora e ancora
quando sai di poterla cercare. William James alluse ad essa molte volte, all'inizio del
secolo. Orestes Brownson, l'eroe del libro di Christopher Lasch risalente al 1991, The True
and Only Heaven, già negli anni '40 dell'800 denunciava pubblicamente la
prussianizzazione delle scuole americane. Il "Settimo Rapporto Annuale" di Horace
Mann al Consiglio per l'Educazione dello Stato di Massachusetts, nel 1843, è essenzialmente
un peana alla terra di Federico il Grande e un appello ad importare qui la sua scuola. Che la
cultura prussiana si profilasse enorme negli Stati Uniti non sorprende, data la nostra remota
associazione con quello stato utopico. Un Prussiano prestò servizio come aiutante di campo
del comandante in capo George Washington durante
la Guerra Rivoluzionaria
(2), ed erano talmente tante le persone che parlavano tedesco stabilitesi qui che nel 1795 il
Congresso considerò di pubblicare un'edizione in lingua tedesca delle leggi federali. Ma quel
che scuote è che abbiamo così entusiasticamente adottato uno dei peggiori aspetti della
cultura prussiana: un sistema educativo deliberatamente ideato per produrre intelletti
mediocri, per frustrare la vita interiore, per negare agli studenti doti apprezzabili di
leadership, e per assicurarsi cittadini docili ed incompleti - tutto per rendere la
popolazione "gestibile".

Fu grazie a
James Bryant Conant - presidente di Harvard per vent'anni, specialista di gas velenoso durante
la prima guerra mondiale, un direttore del progetto per la bomba atomica durante la seconda
guerra mondiale, alto commissario della zona statunitense in Germania dopo il conflitto, e una
delle figure realmente più influenti del ventesimo secolo - che ebbi sentore dei veri scopi
dell'istruzione Usa. Senza Conant, probabilmente non avremmo lo stesso stile e grado di test
standardizzati di cui godiamo oggi, né saremmo benedetti con gargantuesche scuole superiori
che immagazzinano dai 2.000 ai 4.000 studenti alla volta, come la famosa Columbine High School
a Littleton, Colorado (3). Poco dopo che mi ritirai dall'insegnamento, presi in mano il libro
di Conant del 1959, The Child the Parent and the State (4) e fui più che un po'
intrigato dal vederlo menzionare di sfuggita che le scuole moderne da noi frequentate sono il
risultato di una "rivoluzione" architettata tra il 1905 e il 1930. Una rivoluzione?
Evita di approfondire, ma indirizza i curiosi e gli ignari al libro di Alexander Inglis del
1918, Principles of Secondary Education, in cui "si vide questa rivoluzione con
gli occhi di un rivoluzionario".
Inglis, il cui nome è stato dato ad un corso di conferenze ad Harvard, rende perfettamente
chiaro che l'istruzione coercitiva in questo continente era intesa ad essere esattamente quel
che era stata per
la Prussia
negli anni '20 dell'800: una quinta colonna nel movimento democratico in ascesa che minacciava
di dare ai contadini e ai proletari una voce nel tavolo delle trattative. L'istruzione
moderna, industrializzata, e obbligatoria doveva eseguire una sorta di incisione chirurgica
nella potenziale unità di queste sotto-classi. Dividere i bambini per materie, e per età,
con moltissime valutazioni mediante i test, e con molti altri mezzi più subdoli, ed era
improbabile che una massa ignorante di esseri umani, separati nell'infanzia, si sarebbe mai
reintegrata in una pericolosa unità.
Inglis scompone lo scopo - il vero scopo - dell'istruzione moderna in sei funzioni di base,
ognuna delle quali è sufficiente a far drizzare i capelli di quelli abbastanza innocenti da
credere ai tre obbiettivi dichiarati esposti in precedenza:
1) La funzione aggiustativa o adattativa. Le scuole devono fondare delle abitudini
fisse di reazione all'autorità. Questo, ovviamente, preclude del tutto il giudizio critico.
Inoltre, ciò distrugge l'idea che dovrebbe essere insegnato del materiale utile od
interessante, perché non puoi fare dei controlli dell'obbedienza riflessiva finché non sai
di poter far imparare, e far fare, ai ragazzi cose folli e noiose.
2) La funzione integrativa. Questa potrebbe essere chiamata "la funzione di
conformità", perché il suo intento è rendere i bambini quanto più simili possibile.
Le persone che si conformano sono prevedibili, e questo è di grande utilità a quelli che
desiderano bardare e manipolare un'ampia forza lavoro.
3) La funzione diagnostica e direttiva. La scuola deve determinare l'adeguato ruolo
sociale di ogni studente. Ciò viene fatto registrando prove matematiche e aneddotiche su
registri cumulativi. Come nel "tuo schedario permanente". Sì, ne hai uno.
4) La funzione differenziativa. Una volta che il loro ruolo sociale è stato
"diagnosticato", i bambini vanno divisi per ruolo e addestrati solo quanto merita la
loro destinazione nella macchina sociale - e non un attimo di più. Ecco il "meglio
personale" dei ragazzi.
5) La funzione selettiva. Essa non si riferisce affatto alla scelta umana, ma alla
teoria della selezione naturale di Darwin applicata a quelle che egli chiamò "le razze
favorite". In breve, l'idea è far procedere le cose tentando coscientemente di
migliorare il bestiame da riproduzione. Le scuole devono marcare gli inadatti –- con voti
bassi, corsi di recupero, ed altre punizioni -- abbastanza chiaramente che i loro compagni li
accetteranno come inferiori e li interdiranno dalle lotterie riproduttive. Ecco a cosa servono
tutte quelle piccole umiliazioni dalla prima elementare in su: acqua per lavare via lo sporco.
6) La funzione propedeutica. Il sistema societario implicato da queste regole richiederà
un gruppo elitario di guardiani. A quel fine, ad una piccola frazione di ragazzi sarà
silenziosamente insegnato come gestire questo progetto continuo, come osservare e controllare
una popolazione deliberatamente istupidita e a cui sono stati tolti gli artigli in modo che il
governo possa procedere senza contestazioni e le aziende non debbano più preoccuparsi di come
avere una classe lavoratrice obbediente.
Questo, sfortunatamente, è lo scopo dell'educazione pubblica coercitiva in questo paese. E se
credete che Inglis fosse un maniaco isolato con una posizione fin troppo cinica sull'industria
educativa, dovreste sapere che non era affatto solo nel sostenere queste idee. Lo stesso
Conant, basandosi sulle idee di Horace Mann ed altri, si batté senza sosta per un sistema
scolastico statunitense ideato sulle stesse direttive. Uomini come George Peabody, che finanziò
la causa dell'istruzione obbligatoria nel Sud, capirono sicuramente che il sistema prussiano
era utile nel creare non solo un elettorato inoffensivo e una forza-lavoro servile, ma anche
un gregge di consumatori idioti. Col tempo molti giganti dell'industria giunsero a riconoscere
gli enormi profitti possibili coltivando e badando proprio ad un tale gregge mediante
l'educazione pubblica. Tra di loro: Andrew Carnegie e John D. Rockefeller.
Eccoci. Ora lo sapete. Non abbiamo bisogno del concetto di guerra tra le classi di Karl Marx
per vedere che istupidire le persone, demoralizzarle, dividerle le une dalle altre e scartarle
se non si conformano è tutto negli interessi del complesso gestionale, economico e politico.
La nozione di 'classe' può essere adottata come la base della proposta, come quando Woodrow
Wilson, allora Presidente dell'Università di Princeton, disse quanto segue all'Associazione
degli Insegnanti Scolastici della città di New York nel 1909: "Vogliamo una classe di
persone che abbia un'educazione liberale, e vogliamo un'altra classe di persone, una classe
molto più ampia, necessariamente, in ogni società, che rinunci ai privilegi di un'educazione
liberale e si conformi a eseguire specifici ed impegnativi compiti manuali". Ma non è
affatto necessario che i motivi dietro le disgustose decisioni atte a creare questi fini siano
basati sulla classe. Possono scaturire semplicemente dalla paura, o dall'idea ormai famigliare
che la cosiddetta "efficienza" sia la virtù primaria, al posto di amore, libertà,
gioia o speranza. Soprattutto, possono scaturire dalla semplice avidità.
C'erano vaste fortune da fare, dopotutto, in un'economia basata sulla produzione di massa e
organizzata per favorire le grandi aziende piuttosto che quelle piccole o la fattoria
famigliare. Ma la produzione di massa richiede un consumo di massa, e alla volta del ventesimo
secolo la maggior parte degli Statunitensi considerava innaturale e poco saggio fare cose di
cui non aveva davvero bisogno. L'istruzione coercitiva è stata una manna, in questo senso. La
scuola non aveva bisogno di insegnare ai bambini in modo diretto a pensare che avrebbero
dovuto consumare non-stop, perché ha fatto qualcosa di ancora meglio: li ha incoraggiati a
non pensare affatto. E questo li ha resi bersagli facili per un'altra grande invenzione
dell'era moderna - il marketing.
Ora, non dovete aver studiato marketing per sapere che ci sono due gruppi di persone che
possono sempre essere convinti a consumare più di quanto abbiano bisogno: i dipendenti [nel
senso di "dipendente da qualcosa", come "tossicodipendente" – ndt] e i
bambini. La scuola ha fatto un buon lavoro nel trasformare i nostri figli in dipendenti, ma ha
fatto un lavoro spettacolare nel trasformare i nostri bambini in bambini. Di nuovo, non è un
caso. I teorici da Platone a Rousseau al nostro dottor Inglis sapevano che se i bambini
potevano essere rinchiusi con altri bambini, privati di responsabilità ed indipendenza,
incoraggiati a sviluppare solo le banalizzanti emozioni di avidità, invidia, gelosia, e
paura, cresceranno in età ma non diverranno mai grandi. Nell'edizione del 1934 del suo allora
ben noto libro Public Education in the United States (5), Ellwood P. Cubberley spiegò
in dettaglio ed esaltò il modo in cui la strategia di progressivi ampliamenti scolastici
avesse prolungato l'infanzia da due a sei anni, nonostante l'istruzione obbligatoria fosse
ancora una novità. Lo stesso Cubberley — che era decano della Facoltà di Educazione a
Stanford University, un curatore di libri di testo alla Houghton Mifflin [notevole casa
editrice di testi scolastici – ndt], oltre che amico e corrispondente di Conant ad Harvard
— aveva scritto quanto segue nell'edizione del 1922 del suo libro Public School
Administration: "Le nostre scuole sono... fabbriche in cui i prodotti grezzi (i
fanciulli) devono essere modellati e foggiati... Ed è compito della scuola costruire i suoi
alluni secondo le specifiche stabilite".
È perfettamente ovvio dalla nostra società di oggi quali erano quelle specifiche. La maturità
è stata bandita da quasi ogni aspetto della nostra vita. Le leggi sul divorzio facile hanno
rimosso la necessità di lavorare sulle relazioni; il credito facile ha rimosso la necessità
dell'auto-controllo fiscale; il divertimento facile ha rimosso la necessità di imparare a
divertirsi; le risposte facili hanno rimosso la necessità di fare domande. Siamo diventati
una nazione di bambini, lieti di cedere i nostri giudizi e voleri alle esortazioni politiche e
alle lusinghe commerciali che dovrebbero essere un insulto per dei veri adulti. Compriamo
televisori, e poi compriamo le cose che vediamo sul televisore. Compriamo computer, e poi
compriamo le cose che vediamo al computer. Compriamo scarpe da ginnastica da 150 dollari sia
che ne abbiamo bisogno o meno, e quando deperiscono troppo presto ne compriamo un altro paio.
Guidiamo SUV e crediamo alla bugia che costituiscano una sorta di assicurazione sulla vita,
anche quando siamo capovolti dentro uno di essi. E, peggio di tutto, non battiamo ciglio
quando Ari Fleischer [portavoce della Casa Bianca 2001-2003, all'inizio della "guerra
contro il terrore" – ndt] ci dice di "essere cauti in quel che diciamo",
anche se ricordiamo di aver sentito da qualche parte ai tempi della scuola che l'America è la
terra dei liberi. Semplicemente, beviamo anche questa. La nostra istruzione, come progettato,
se n'è occupata.
Ora le buone notizie. Una volta che avete capito la logica dietro l'istruzione moderna, i suoi
trucchi e le sue trappole sono piuttosto facili da evitare. La scuola addestra i bambini ad
essere impiegati e consumatori; insegnateli ad essere leader e avventurieri. La scuola
addestra i bambini ad obbedire riflessivamente; insegnate ai vostri figli a pensare
criticamente ed indipendentemente. I ragazzi ben istruiti hanno una bassa soglia della noia;
aiutate i vostri a sviluppare una vita interna in modo da non essere mai annoiati. Sollecitate
i vostri ragazzi a provare del materiale serio, in storia, letteratura, filosofia, musica,
arte, economia, teologia - tutto quello che gli insegnanti sanno benissimo evitare. Sfidate i
vostri ragazzi con molta solitudine, così che imparino a godere della loro stessa compagnia,
a condurre dialoghi interni. Le persone ben istruite sono condizionate a temere la solitudine,
e cercano una costante compagnia con
la TV
, il computer, il telefonino, e con amicizie poco profonde, presto acquisite e presto
abbandonate. I vostri figli dovrebbero avere una vita più significativa, e possono averla.
Prima, però, dobbiamo svegliarci riguardo a quel che sono davvero le scuole: laboratori di
sperimentazione su giovani menti, centri di addestramento per le abitudini e gli atteggiamenti
che richiede la società aziendale. L'educazione coercitiva serve ai bambini solo
accidentalmente; il suo reale scopo è trasformali in servi. Non lasciate che anche i vostri
figli abbiano delle infanzie estese, anche solo per un altro giorno. Se David Farragut poté
prendere il commando da pre-adolescente di una nave da guerra britannica conquistata , se
Thomas Edison poté pubblicare un manifesto all'età di 12 anni, se Benjamin Franklin poté
impratichirsi ad un tipografo alla stessa età (e poi intraprendere un corso di studi che
stupirebbe un senior di Yale oggi), è inesprimibile quello che potrebbero fare i vostri
ragazzi. Dopo una lunga vita, e trent'anni nelle trincee della scuola pubblica, ho concluso
che il genio è comune come lo sporco. Sopprimiamo il nostro genio solo perché non ci siamo
ancora immaginati come gestire una popolazione di uomini e donne educati. La soluzione, penso,
è semplice e gloriosa. Lasciare che si gestiscano da soli.

John Taylor Gatto è un ex insegnante dell'anno della città e dello stato di New York, e
autore, più recentemente, di The Underground History of American Education. Ha
partecipato al forum di Harper's Magazine "School on a Hill", che è apparso nel
numero di settembre 2003. Potete trovare il suo sito web qui.
John Taylor Gatto
Fonte: http://www.harpers.org/
Link: http://www.wesjones.com/gatto1.htm
settembre 2003
Scelto da ANTON KLEUTGEN e tradotto da CARLO MARTINI per www.comedonchisciotte.org
Note di Anton:
1. "No Child Left Behind" (NCLB – Nessun bambino lasciato indietro) è il nome di
un programma del governo statunitense con lo scopo apparente di aiutare alunni che hanno
svantaggi nell'apprendimento. Il Congresso ha votato la legge "No Child Left Behind Act"
(Public Law 107-110) nel dicembre 2001. Un piccolo paragrafo (n. 9528) del No Child Left
Behind Act creava un dovere sulla parte delle scuole secondarie di fornire l'elenco dei loro
allievi ai reclutatori militari quando venga richiesto, con il risultato che alcuni genitori
chiamano il programma "No Child Left Unrecruited". Vedi http://www.ed.gov/nclb/landing.jhtml,
oppure http://en.wikipedia.org/wiki/No_Child_Left_Behind_Act.
2. Friedrich Wilhelm von Steuben (1730-1794), un veterano dello Stato Maggiore prussiano,
nell'estate del '77 incontrò a Parigi il ministro degli esteri della nascente repubblica
americana – Benjamin Franklin. Ottenne da questi una lettera di introduzione al comandante
in capo dell'Esercito Continentale – George Washington – e da febbraio 1778 era aiutante
del generale Washington all'accampamento invernale di Valley Forge. Con la sua conoscenza di
guerra e dei metodi di addestramento, von Steuben diventò il padre dell'esercito americano.
In seguito suo nome è stato dato a diversi navi di guerra e luoghi negli Usa. Vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Wilhelm_von_Steuben.
3.
La Columbine High
School, nel comune di Columbine vicino a Denver, Colorado, è noto per il "Columbine
Massacre" del 20 aprile 1999, un massacro di 12 studenti e 1 insegnante da parte di 2
studenti fortemente armati, che alla fine si uccisero. Vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Columbine_High_School_massacre.
4. L'edizione del 1960 è disponibile online gratis in formato TXT, PDF, e DJVU, a
http://www.archive.org/details/childtheparentan012902mbp.
5. L'edizione del 1947 è disponibile online gratis in formato TXT, PDF, e DJVU, a
http://www.archive.org/details/publiceducationi032029mbp.
VEDI ANCHE: DAVID
ICKE – L'ISTRUZIONE AL SERVIZIO DEL POTERE
Nota della redazione: Vogliamo esprimere il nostro ringraziamento ad Anton
che, oltre ad aver scelto l'articolo e scritto le note, ne ha corretto la traduzione.
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