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MILANO - Truffa al Sistema Sanitario Nazionale
ma anche omicidio volontario aggravato da crudeltà e lesioni personali gravissime: con queste
accuse la guardia di finanza di Milano ha eseguito quattordici ordinanze di custodia cautelare
nei confronti di primari, ex primari e altri medici della clinica privata convenzionata Santa
Rita.
Tredici i medici che hanno ricevuto l'ordinanza, insieme al rappresentante legale della casa
di cura. Due di loro adesso si trovano in carcere, mentre gli altri dodici sono agli arresti
domiciliari. Secondo le prime rivelazioni, diciotto persone sono accusate di truffa aggravata
e falso in atto pubblico, tra di loro tre medici accusati anche di lesioni gravissime e
omicidio volontario. Anche la clinica Santa Rita deve rispondere in qualità di ente giuridico
in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.
In carcere sono finiti Pier Paolo Brega Massone, responsabile dell'Unità Operativa di
chirurgia toracica che in un sms si definisce "l'Arsenio Lupin della chirurgia", e
Pietro Fabio Presicci, membro dell'equipe di chirurgia toracica. Sono invece agli arresti
domiciliari: Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura;
Sampietro Maurizio, direttore sanitario fino al maggio 2007; Renato Scarponi, capo equipe
presso l'Unità Operativa di Ortopedia; Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal
novembre
2005 a
maggio 2007; Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d'equipe presso l'Unità Operativa di
Neurochirurgia; Maria Pia Pedesini, responsabile d'equipe dell'Unità Operativa di Urologia;
Augusto Vercesi, responsabile dell'Unità Operativa di Urologia; Giuseppe Sala, responsabile
dell'Unità Operativa di Anestesia; Giorgio Raponi, responsabile d'equipe presso l'Unità
Operativa di Otorinolaringoiatria, la sua assistente Eleonora Bassanino e Marco Pansera,
dell'equipe di chirurgia toracica.
Sono novanta gli episodi di lesioni gravi e gravissime contestati agli indagati. In cinque
casi il reato sarebbe l'omicidio volontario. Secondo l'accusa i medici avrebbero condotto
decine di operazioni con l'unico scopo di ottenere un rimborso, per gli anni 2005 e 2006, dal
Servizio Sanitario Nazionale e dalla Regione Lombardia. Rimborso che sembrerebbe ammontare a
due milioni e mezzo di euro circa. I pazienti operati inutilmente non venivano messi al
corrente dei rischi che correvano e in cinque casi gli interventi si sarebbero rivelati
fatali. Sembra che questi cinque pazienti, di età compresa tra i 65 e 85 anni, fossero stati
sottoposti a operazioni di chirurgia toracica. I medici che lavorano nella struttura, secondo
quanto rivelato dalle indagini, sarebbero stati scelti per la loro disponibilità a compiere
operazioni "avventate". E questa disponibilità avrebbe fatto lievitare il loro
compenso mensile da
1.700 a
28.000 euro.
Agghiaccianti i particolari. Si parla di polmoni rimossi anche in caso di tubercolosi,
mammelle asportate senza motivo a donne in giovane età, anche a una diciottenne, quando
sarebbe bastato togliere i noduli. Una donna di 88 anni colpita da tumore, a cui bastava una
sola operazione è stata operata tre volte in tre mesi (con un rimborso di 12 mila euro per
ogni intervento). Ci sarebbero stati anche interventi eseguiti senza il consenso firmato dai
pazienti, che erano prevalentemente anziani, oppure contro il parere del medico curante. Un
quadro che il gip Micaela Curami, nell'ordinanza di custodia cautelare, definisce come una
"mancanza di ogni considerazione per il paziente e per la sua sofferenza, non solo non
alleviata ma al contrario aumentata".
I pm e
la Guardia
di finanza hanno sostenuto che l'uso delle intercettazioni è stato "fondamentale"
per lo svolgimento dell'inchiesta, inserendosi così nella polemica sull'uso di questo
strumento giudiziario seguita alle parole del premier Berlusconi,
che ha parlato di un provvedimento per limitarle. "Proprio le intercettazioni - ha
sottolineato il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Marangoni - hanno consentito di
accertare i cinque casi di omicidio volontario di cui sono accusati tre medici del reparto di
Chirurgia toracica del Santa Rita". "L'utilizzo delle intercettazioni è stato
fondamentale perché gli indagati parlano in modo esplicito della necessità di operare per
guadagnare", hanno aggiunto i magistrati. L'inchiesta che riguarda la clinica, coordinata
dai pm della Procura di Milano Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, è cominciata nella
primavera del 2007. Le fiamme gialle avevano sequestrato 4.000 cartelle cliniche su richiesta
dei pm, ritenute non veritiere o comunque alterate per avere rimborsi gonfiati. Nessun
commento giunge dai rappresentanti della clinica, che precisano di "esser venuti a
conoscenza dei fatti esclusivamente dai mass media".
(9 giugno 2008)
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