"La vera poesia del circo"
Non c'e' oggi nei circhi, come non c'e' stata da sempre nella tradizione degli animali
ammaestrati.
tratto http://www.agireora.org
del 6
aprile 2010 a firma di Walter Fiore
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Dove c'e' maltrattamento di animali, non c'e' posto per la poesia... E invece si'. Mi ricordo che andai a uno spettacolo pomeridiano, in una zona di
periferia dall'altra parte della città; era una giornata piovigginosa e fredda di novembre e
quella corsa del tram semivuoto che sembrava non finire mai. Il tendone era in un terreno spoglio, incastrato tra una sopraelevata e dei
casoni di periferia. C'era solo qualche famiglia e un botteghino piccolo piccolo per i
biglietti, quattro file di panche e una pista che misurava non più di dieci o quindici metri.
Non c'erano le note malinconiche di Rota, ne' lo starnazzare delle trombette del circo, ma le
solite canzonette suonate su un impianto da quattro soldi. Qualche clown, due numeri di
giocoleria, un paio di cavalli che facevano un malinconico giro della pista. C'erano già i
grandi circhi, c'erano gli Orfei e i Togni con i loro tendoni mega-galattici e tutto il
serraglio in piena regola. C'era il Medini, a testimoniare un mondo che se ne andava. Il circo ha una tradizione antica che affonda le sue radici nei girovaghi, nei
saltimbanchi, in quella moltitudine di fanfaroni, briganti, nani, ammaestratori di animali; di
"originali" che nei tempi andati trovavano il modo di tirare a campare senza
lavorare girando di villaggio in villaggio, imbastendo spettacolini e rimediando la cena in
osteria. Affonda le sue radici nello spettacolo popolare, nel destare meraviglia, nella
dicotomia sempre attuale del clown Bianco e dell'Augusto, nella leggerezza e nella forza degli
acrobati. Siamo stati tutti affascinati dal circo. Per come viene rappresentato in decine
di film, immagini e racconti; per come riemerge trasfigurato dai ricordi dell'infanzia il
circo appare bello, poetico, una favola che ci porta in un mondo fantastico di luci, musica ed
animali. Ma e' proprio così come appare? No, tanta poesia non c'e' mai stata, almeno per
quanto riguarda l'uso degli animali. Non c'e' oggi nei circhi, come non c'e' stata da sempre
nella tradizione degli animali ammaestrati. L'orso non ha mai "ballato" al suono del
violino o del tamburello dello zingaro: veniva addestrato a mantenere quella posizione ponendo
due piastre roventi nel punto esatto in cui avrebbe appoggiato le zampe anteriori. L'orso
ballava per la paura delle ustioni che avrebbe subito nell'assumere la sua posizione naturale,
e non certo perché coinvolto dalla musica! Oggi sarebbe inaccettabile, ma in fine ottocento il circo Barnum ha fatto la sua
fortuna, non solo usando gli animali, ma esibendo i deformi, gli "scherzi della
natura", le donne barbute, i gemelli siamesi. I "freaks" servivano a stupire, a
solleticare la curiosità morbosa della gente e quindi a fare cassa. Gli animali avevano ed
hanno lo stesso scopo: attirare il pubblico ed esprimere forza e dominanza. Lo spettatore
tende ad identificarsi col più forte, col domatore in questo caso, ed a sentirsi anche lui
col potere della frusta in mano. L'essenza e la ragione profonda che attira ancora tanta gente al circo e'
questa: identificarsi col domatore, sentirsi dalla parte di quelli che possono comandare con
uno schiocco di frusta. Ci sono anche i numeri comici, divertenti, quelli che fanno ridere. La
foca che tiene la palla in equilibrio con il naso, l'elefante che si alza sulle zampe, la
ballerina sul cavallo... Ridere degli animali significa ridere dei deboli, portare i bambini
al circo significa insegnare loro che i più deboli e i diversi sono oggetto di dileggio e di
scherno. Oggi, gli animali sostituiscono i freaks del circo Barnum di un secolo fa. I circensi dicono che gli animali sono "trattati bene" e che li
addestrano senza violenza. Non e' vero, e decine di testimonianze e di indagini sotto
copertura dimostrano purtroppo il contrario. Non e' vero perché il semplice fatto di detenere
animali selvatici fuori dal loro ambiente, e in un clima che non e' il loro e' di per sé un
grave maltrattamento. Non e' problema di "regole" che non vengono rispettate, di
circensi bravi o cattivi. Le normative CITES che regolano la detenzione di questi animali,
anche qualora fossero rispettate in modo rigoroso e venissero anche riviste in senso
restrittivo, non sarebbero la soluzione al problema. Il circo deve liberarsi degli animali, deve recuperare la sua migliore
tradizione e adattarsi ad una mutata sensibilità dell'opinione pubblica. In alcuni paesi e'
vietato l'uso di animali selvatici, in diversi altri e' vietato l'utilizzo di tutti gli
animali, compresi quindi anche i cavalli. Anche in Italia e' stata di recente presentata una
proposta di legge in questo senso. Poche settimane fa, a Milano, c'e' stata una conferenza stampa di ADI e AgireOra
Network per la presentazione di una campagna contro l'uso degli animali nei circhi che si basa
su nuovi filmati che documentano la brutalità degli addestramenti, e sulla testimonianza di
un ex circense che ha trovato di coraggio di denunciare le violenze di cui e' stato testimone
[1]. Il circo non deve sparire ma anzi deve crescere, e per farlo deve estirpare da sé
quel cancro costituito dall'utilizzo degli animali. I businessman del circo però non lo
faranno mai se non ne saranno costretti: dalle leggi, ma sopratutto dalla pressione
dell'opinione pubblica e dagli incassi al botteghino. Noi tutti possiamo fare molto contro questo spettacolo anacronistico e
diseducativo che comporta la prigionia e violenza per milioni di animali in tutto il mondo.
Non ci dobbiamo andare e consigliare ai nostri amici di fare altrettanto: ma dobbiamo anche
partecipare alle iniziative informative, ai presidi che vengono organizzati contro i circhi
con animali [2]. C'e' qualcuno che i volantini li rifiuta con un "l'ho già preso"
("...ma dove?"), quelli cortesi che ti dicono "no, grazie", quelli che
sbuffano o peggio. Tanti però li prendono e non te li buttano a terra davanti al naso. Tanti
li leggono. Non ti ricordi tutte le facce, ma quella mamma con i due ragazzini mi era rimasta
impressa. Quando me la vedo ritornare indietro a ringraziarci, rivolgersi ai bambini chiedendo
loro se erano davvero convinti di non voler entrare... e loro che rispondevano di sì e' stato
davvero bello. L'immagine di questa donna ancora giovane con i suoi figli per mano che si
allontana, che lascia il tendone alla sue spalle, sempre più lontano nell'enorme piazzale
spolverato di neve e' la vera poesia del circo. di Valter Fiore, dicembre 2009 |
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