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Vorrei
proporre agli iscritti al sito del Circolo Bertrand Russell un brano estratto dal libro “Anatomia della speranza”, scritto da Jerome
Groopman (Edizioni Vita e Pensiero, p. 179 ss).
L’autore,
medico oncologo membro della National Academy
of Science, insegna alla Harvard Medical
School e dirige il reparto di Medicina sperimentale del Beth
Israel Deaconess Medical Center di
Boston. Nel suo libro – che consiglio a tutti di leggere per le tematiche
che affronta e per le esperienze dirette di cui tratta – descrive molti dei pazienti con cui
ha avuto a che fare nel corso della sua brillante carriera, compreso se stesso. Sofferente per
venti anni di ernia a un disco lombare, risolve il suo problema al Baptist
Hospital di Boston, frequentato da molte personalità tra le quali i Kennedy
e i maggiori atleti americani. Qui ha inizio il suo viaggio verso la guarigione e verso un
orizzonte affascinante: la mente. Quanto segue tratta di alcuni
esperimenti di cui è venuto a conoscenza affrontando questo argomento. Sarebbe bello se
contribuiste con il vostro pensiero e la vostra esperienza.
Man
mano che invecchiamo, cambiamenti degenerativi si verificano nelle
nostre articolazioni a causa dell'usura legata alla vita di ogni giorno, all'esercizio fisico
e al lavoro. Una delle articolazioni più spesso colpite è il ginocchio, le cui alterazioni
degenerative sfociano nell'artrite. I sintomi principali sono il dolore e la limitata mobilità
del ginocchio, che spesso rendono impossibili attività come
correre, saltare e, nei casi più gravi, camminare. Quando la
terapia antinfiam-matoria non riesce a mitigare il dolore dell'artrite del ginocchio, è
raccomandato l'intervento chirurgico. L'operazione è effettuata in artroscopia,
una tecnica con la quale il chirurgo può visualizzare le aree di degenerazione della
cartilagine, asportarle (un procedimento detto 'sbrigliamento') e procedere al 'lavaggio',
cioè all'eliminazione, con appositi fluidi, delle sostanze infiammatorie accumulatesi
nell'articolazione. Ogni anno, più di 650mila artroscopie sono
effettuate alle ginocchia soltanto negli Stati Uniti, a un costo di
circa 5000 dollari per intervento.
Nel
luglio del 2002, il «New England
Journal of Medicine» ha pubblicato uno studio pionieristico che ha dimostrato l'effetto dei
placebo sul dolore nelle malattie muscolo-scheletriche. Ricercatori del Baylor
College of Medicine di Houston hanno misurato rigorosamente la
riduzione del dolore e il miglioramento funzionale sia dopo un'artroscopia
per osteoartrite del ginocchio sia dopo un intervento piacebo.
Centottanta
pazienti sono stati assegnati in modo casuale allo sbrigliamento, al lavaggio artroscopico
o a un intervento chirurgico simulato. I pazienti del gruppo
placebo venivano portati in sala operatoria, la parte interessata
veniva trattata con disinfettante e circondata di drappi sterili. Il chirurgo chiedeva tutti
gli strumenti utilizzati in un vero intervento e manipolava il ginocchio come durante una vera
artroscopia. In realtà venivano
praticate piccole incisioni nella cute intorno al ginocchio, senza l'introduzione dell'artroscopio.
Una soluzione salina era poi utilizzata per simulare i rumori del lavaggio. I pazienti del
gruppo placebo erano trattenuti nella sala operatoria per lo stesso tempo dei pazienti
sottoposti al vero procedimento; passavano anch'essi la prima notte dopo l'intervento in
ospedale ed erano assistiti da infermieri all'oscuro della simulazione. Tutti e tre i gruppi -
del lavaggio, dello sbrigliamento e del placebo - ricevevano le stesse cure postoperatorie,
che comprendevano assistenza nei movimenti, un programma di esercizi
graduali e una terapia analgesica. In seguito, furono tenuti sotto controllo per due anni, con
un monitoraggio che includeva il livello di dolore, i cambiamenti funzionali relativi alla
velocità a cui camminavano e la distanza che riuscivano a
percorrere, nonché altre attività che coinvolgevano l'articolazione del ginocchio.
Come
previsto, i pazienti sottoposti ad artroscopia ebbero una
diminuzione del dolore al ginocchio e un miglioramento funzionale. Ma
anche il gruppo placebo ottenne un uguale beneficio. La sera in cui l'articolo fu pubblicato,
guardai il telegiornale. Il programma mostrò un attempato signore afroamericano
che per la prima volta da anni giocava a pallacanestro col nipote: faceva parte del gruppo
placebo.
Come
spiegare un simile risultato? Probabilmente, la convinzione e l'attesa - provate sia durante
il trasporto in sala operatoria, sia ascoltando il chirurgo che
chiedeva gli strumenti, sia udendo il rumore di liquidi del presunto, salutare lavaggio del
ginocchio - avevano liberato le potenti endorfine ed encefaline
documentate da Benedetti nei suoi esperimenti. Con la differenza che in questo caso
l'esperimento non era stato effettuato in laboratorio con normali
volontari, ma in un trial clinico con soggetti affetti da una patologia dolorosa e
invalidante.
Il
dolore era l'ostacolo che impediva a questi malati di esercitarsi, rafforzando i loro muscoli
e i loro legamenti. Superato quell'ostacolo
grazie agli effetti della mente, la necessaria riabilitazione aveva potuto procedere. Senza la
speranza, niente sarebbe cominciato.
La
speranza rappresenta una possibilità di reale miglioramento. Da la
possibilità di superare intralci che altri menti non riusciremmo a lasciarci alle spalle, e
di giungere là dove la guarigione può avvenire.
Articolo inviato PAOLA FANTIN il giorno 23/01/2007 alle ore 15:58
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