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E’ stato presentato il progetto Cosmos, una ricerca in tempo reale, della
durata di 20/30 anni, che si prefigge lo scopo di chiarire definitivamente l’impatto che i
cellulari hanno sulla nostra salute. Tra soli cinque anni i primi risultati.
Si dibatte da ormai molto tempo sui possibili danni provocati dall’esposizione alle onde
elettromagnetiche dei nostri cellulari, molti studi sono stati affrontati per comprendere
l’effettivo rischio a cui ormai noi tutti siamo esposti, visto che l’utilizzo del
cellulare è comune quanto un pasto quotidiano.
Sta per partire un nuovo studio chiamato Cosmos
– Cohort Study on Mobile Communications, che coinvolgerà ben 250.000
europei per una durata che va dai 20 ai 30 anni, i cui dati saranno disponibili già tra
cinque anni, e sarà coordinato da Paul Elliott
dell’Imperial College di Londra, in Gran
Bretagna.
Verranno esaminati in tempo reale i comportamenti che i volontari avranno con i loro cellulari, al
fine di poterne studiare gli effetti soprattutto riguardo l’insorgenza di tumori
al cervello, alla pelle e morbo di Alzaheimer.
La ricerca si prefigge la chiarezza completa sul problema cellulare, indagato in
molti studi che non hanno però, mai portato a risultati univoci. Si tratta di uno studio
globale, che riguarderà anche altri paesi come
Danimarca, Svezia, Finlandia e Olanda, che comprenderà anche lo studio
dell’uso del wi-fi, cordless e telemonitor per i neonati.
Veramente molto dibattuto, il problema è stato affrontato anche da un’altra
grande ricerca, che ha presentato pochi mesi fa i suoi risultati, basati sullo studio della
comparsa annuale di glioma e meningioma
tra gli adulti a partire dai 20 anni, in un arco di tempo che andava dal 1974 al 2003. Dalla
ricerca è emerso che la frequenza dei tumori non è aumentata dopo la comparsa del fenomeno
cellulare.
Ma il problema di questo, come di tanti altri studi, è che si
basano su dati pregressi e non sull’osservazione in tempo reale, come si
prefigge di fare la ricerca Cosmos, ed inoltre non tengono presente che spesso, si verifica un
gap temporale tra l’uso dei cellulari e il periodo di incubazione dei tumori al cervello che
risulta essere spesso molto lungo.
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