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MILANO - Sono destinati al macello, ma la condanna a morte che
pende sulle loro teste non può essere una giustificazione per aggiungere ulteriori ed inutili
sofferenze in quello che è di fatto il loro «miglio verde», l'ultimo tragitto che compiono
prima di finire trasformati in bistecche. Anche perché di miglia, in condizioni precarie e di
forte disagio e dolore, ne percorrono parecchie centinaia: quelle che intercorrono nel
tragitto fra
la Spagna
e il sud Italia. Tradotto in chilometri, fa circa 2 mila. E' la triste sorte che tocca a non
meno di 80 mila cavalli ogni anno, secondo quanto denuncia
la Lega
antivivisezione (Lav), che proprio in questi giorni sta promuovendo la campagna
«Handle with care», dal nome dell'omonima coalizione internazionale di associazioni
animaliste, finalizzata alla richiesta di migliori condizioni per il trasporto degli animali.
Anche quelli destinati al banco della macelleria..
IMMAGINI CHOC - A sostegno della campagna,
la Lav
ha diffuso immagini che documentano il difficile viaggio compiuto dalle mandrie equine nel
loro passaggio dalle zone di allevamento a quelle di consumo. Un tragitto lungo e tormentato,
compiuto in spregio alle norme sull'animal welfare che pure esistono e valgono - o dovrebbero
valere - nell'intero territorio della Ue. Ma che tuttavia non vengono fatte rispettare. Il
video è stato girato dai volontari dell'associazione tedesca Animals'Angels,
che hanno provato a seguire alcuni di questi convogli per verificare in prima persona le
sofferenze degli animali.
STIPATI E CALPESTATI - I cavalli sono stipati su camion in spazi
angusti dove gli animali che cadono a terra sfiniti vengono calpestati dagli altri che
condividono i pochi metri quadrati del pianale. I capi dovrebbero per legge viaggiare in box
individuali, ma questo non sembra valere per i trasporti tra Spagna e Italia. Durante il
viaggio gli animali non vengono mai fatti scendere e rifocillati, anche se le norme in materia
prevedono che che ciò avvenga almeno ogni 24 ore.
DUEMILA KM DI SOFFERENZA - Il
viaggio inizia a
2000 chilometri
di distanza dalle zone di maggiore consumo, che sono appunto le regioni meridionali
dell'Italia. Si parte dalla Catalogna, dove i cavalli vengono allevati conducendo un'esistenza
tutto sommato buona, pascolando liberamente tra le colline. I mattatoi locali, però, non sono
ancora in grado di lavorare e congelare la carne per la successiva commercializzazione. Di qui
la necessità di organizzare questi veri e propri viaggi della morte. «Gli allevatori locali
non sono molto favorevoli all'esportazione di animali vivi - fanno notare gli animalisti -, ma
affermano di non avere scelta». In alcune fattorie di valle i cavalli vengono fatti
ingrassare, poi entrano in scena gli intermediari che li acquistano per poi rivenderli. E
subito dopo arriva il momento del viaggio, che durerà dalle 36 alle 46 ore. E che viene
compiuto con qualunque condizione meteo, con temperature che in estate sono spesso superiori
ai 40 gradi, con cibo e acqua non vengono somministrati con regolarità. Capita spesso che i
cavalli compiano l'intero tragitto restando assetati e soffrendo per il calore e la
disidratazione.
CONSEGUENZE PER L'UOMO - Non è solo una questione di rispetto per gli
animali. Come documenta la
videoinchiesta di Nino Luca, le cattive condizioni igieniche e di trasporto
hanno ripercussioni anche sulla qualità delle carni e, di conseguenza, sulla salute di chi le
consuma. Secondo
la Fao
il trasporto su lunghe distanze è un facile veicolo di malattie. Quando gli animali sono
stipati su un camion, bastano 30 minuti per far passare dal 18 al 46% il livello salmonella
negli escrementi. E all'arrivo dopo un viaggio di questo genere, il numero di animali infetti
passa dal 6 all'89%. Con 170 mila cavalli macellati ogni anno, l'Italia detiene il primato del
più alto consumo di carni equine.
La Puglia
è la regione che guida la graduatoria, con il 32% del totale nazionale. Ma i consumatori sono
convinti di comprare carni di provenienza locale. In realtà, come documenta Handle with care,
le cose funzionano in maniera molto diversa.
«FERMATE QUEI VIAGGI» - «Siamo convinti che il commercio di cavalli
vivi su lunga distanza debba finire - dicono
la Lav
e gli altri gruppi che promuovono la campagna - e che le leggi sul benessere animale emanate
dall'Unione europea debbano essere fatte rispettare in modo rigoroso. Occorre eliminare il
commercio di animali vivi su lunghe distanze e, se proprio deve essere, chiediamo che la
macellazione avvenga vicino ai luoghi di allevamento. Il trasporto su così lunghe distanze è
un qualcosa di crudele e di assollutamente non necessario».
Alessandro Sala
12 febbraio 2008
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