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Di
cosa si occupa ICS?
Ics è una sigla. Contraddistingue un soggetto giuridico formato dagli assessori alla mobilità
o all’ambiente dei comuni che hanno aderito al progetto, varato con un finanziamento
cospicuo, per lanciare il Car Sharing in Italia.
Quando è iniziato il procedimento?
Nel 1999, il ministro di allora
era Ronchi. Questo programma per essere approvato aveva bisogno di due cose: di un
finanziamenti dello stato, vennero messi a disposizione circa 20 miliardi di lire, e di un
pronunciamento ufficiale da parte dei comuni, che attraverso i consigli comunali dovevano
dichiarare di aderire a quel progetto.
I comuni che si sono divisi il finanziamento iniziale erano 8: questo è servito a
promuovere la costituzione di società prevalentemente private o miste pubblico-privato. Nel
caso di Genova per esempio, la società ha un capitale misto pubblico-privato con prevalenza
di quello privato per l’80 %. Queste società si sono accollate l’onere, perché di onere
si tratta, di fare partire questa esperienza che normalmente raggiunge il break event al terzo
anno di funzionamento.
Finora come sta andando?
L’attività ha avuto un
successo notevole, sia in riferimento al fatto che siamo in Italia, e quindi la macchina è
vista come un bene personale e non come un oggetto di multiproprietà, sia in riferimento ai
dati degli altri paesi. Nel corso degli anni è cresciuto notevolmente, con alcuni casi di
eccellenza come Genova dove si è sparso in un breve tempo moltissimo, e altri casi un po’
più lenti come il comune di Palermo che, pur avendo avuto il finanziamento, non è mai
riuscito a fare partire il Car Sharing. Però Torino,Venezia, Bologna, Modena, che tra
l’altro è stata la città capofila per lungo tempo, stanno andando bene.
I problemi quali sono? Se ce ne sono…
Problemi ce ne sono e sono dovuti
essenzialmente al fatto che oggi il Car Sharing soffre di un peso sui conti economici dovuto
essenzialmente alla tecnologia. La tecnologia è di tipo sofisticato e si basa sulla
trasmissione dei dati, procedimento molto costoso. Sono le ragioni per cui i gestori oggi
faticano a fare tornare i conti. Abbiamo approvato di recente, nell’ultima conferenza degli
assessori del cda del Car Sharing, alcune innovazioni proprio sul piano tecnologico che
comporteranno una riduzione della spesa.
Innovazioni di che tipo?
Per esempio per quel che riguarda
il passaggio al Gps e al Gprs, che abbattono i costi di trasmissione dei dati. Tecnologie che
permettono di gestire meglio spendendo molto di meno. Questo fatto ha una scarsa
influenza per l’esterno, ma una grande influenza per i gestori i quali danno un servizio, ma
alla fine devono fare tornare i conti.
Il successo del Car Sharing secondo lei da cosa è stato portato?
Il successo è stato decretato da molte cose. Abbiamo concesso al Car Sharing molte opportunità:
la possibilità di andare sulle corsie gialle, la possibilità di sostare nelle zone blu senza
pagare, la possibilità di accedere alle zone ztl, tanto per fare qualche esempio.
In tutte le città?
Più o meno in tutte le città. Con modeste variazioni, ma in linea di massima tutte le città
hanno riconosciuto al Car Sharing diverse opportunità. Ci sono degli aspetti che vanno visti
meglio. Ad esempio uno dei problemi è legato ad alcune zone d’ombra presenti nel codice
della strada. Per esempio, rispetto alla possibilità di considerare i parcheggi ricavati su
strada come parcheggi su cui la polizia possa intervenire a pieno titolo in maniera diretta.
Siccome il codice della strada questo non lo prevede ancora, nel caso specifico facciamo
riferimento a una legge che considera il Car Sharing come un supporto al sistema di trasporto
pubblico. Però, ad esempio nel caso di Genova, applichiamo il regolamento comunale di
occupazione suolo attraverso il quale il vigile può intervenire per fare la sanzione. Questo
non è un procedimento così rapido come ad esempio l’intervento, previsto dal codice
della strada, su una fermata di bus. È in itinera al Parlamento una modifica del codice che
contempla anche questa opportunità.
Le auto a disposizione sono tutte ecologiche?
Sono tutte b-fuel. Sono auto che hanno una doppia trazione metano/gpl o benzina, di ultima
generazione. Vengono cambiate frequentemente perché devono essere sempre efficienti e tenute
in ottimo stato di conservazione.
Quali sono i vantaggi di un utente Car Sharing?
Un esempio: un utente Car Sharing di Genova può benissimo andare a Roma e usare il Car
Sharing a Roma, andare a Venezia e usare il Car Sharing a Venezia e così via…
Sono previsti ulteriori sviluppi per il Car Sharing in Italia, ulteriori finanziamenti?
Sì, c’è stato un
finanziamento aggiuntivo, 10 milioni di euro, che stiamo spendendo per il consolidamento del
sistema. Di questi 10 milioni di euro, 2 sono destinati alla rottamazione, quindi chi porterà
a rottamare l’auto avrà in cambio la possibilità di sottoscrivere gratuitamente
l’abbonamento al Car Sharing e 800 euro da spendere in 2 anni di viaggi come utente Car
Sharing. È un incentivo per trovare nuovi clienti. Diciamo: “Se la tua macchina non ti
serve più, non comprarne un’altra che non sai dove metterla, usa una macchina Car Sharing
quando ti serve e per il tempo che vuoi”.
Parliamo invece del Car Pooling, sperimentato a Genova in occasione del recente Salone
nautico. Come è andata?
Credo bene. I numeri sono ridicoli, abbiamo avuto 350.000 visitatori e credo che le persone
che hanno fatto richiesta per il Car Pooling siano state una quarantina. Ma è un sistema che
ha una valenza molto diversa dal Car Sharing. Non è certo una novità. Negli Usa, ad esempio,
le macchine che transitano sulle autostrade con più di tre persone a bordo hanno la corsia
riservata. A Genova questo lo abbiamo sperimentato nel provvedimento anti-benzene, ad esempio.
Chi usa la macchina con almeno 3 passeggeri deroga il divieto. Così come abbiamo concesso
questa opportunità negli spostamenti casa/lavoro a quelle aziende che sono in grado di
gestire in questa modalità il trasferimento da casa al lavoro dei propri dipendenti. Però
questa è davvero una attività di nicchia, nel senso che parliamo di quote davvero marginali
di trasporto. C’è da dire però che la logica c’è tutta. Il nostro obiettivo è quello
di ridurre il numero di spostamenti per il trasporto privato. Quindi più gente portiamo sullo
stesso veicolo meglio è. Perché vuol dire che tre persone su una macchina occupano nove
metri quadrati anziché trenta.
Chi si occupa di promuovere il Car Pooling in Italia? Non esiste un organo come l’ICS per il
Car Sharing…
Il mobility manager delle aziende che devono per legge essere individuate nelle entità
lavorative con più di 300 dipendenti hanno l’obbligo di rapportarsi al mobility manager di
area: la figura istituita presso il Comune che studia le politiche di mobility management.
Tra le tante cose c’è anche il Car Pooling. Certo è una cosa bene diversa dal Car Sharing
e ha una possibilità di sviluppo più contenuta.
Quindi per il Car Pooling non sono previste agevolazioni come è successo per il Car Sharing?
No, il Car Pooling non si agevola di finanziamenti. Può però usufruire di vantaggi e
di alcune regole particolari.
Poi sta tutto nelle mani dei singoli Comuni…
Esattamente.
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