"Boicottaggio? Meglio il "carrotmob"
le aziende che, invece, si impegnano a migliorare l'ambiente, la società, i diritti umani?
tratto da http://www.radiomamma.it
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Da San
Francisco, un nuovo modo essere consumatori attenti Brent
Schulkin, 29enne attivista di San Francisco, è convinto che tra le due opzioni non ci sia
gara. Da qui la sua ricetta/provocazione: premiare con acquisti in massa gli imprenditori - di
piccoli negozi di alimentari come di grandi catene di abbigliamento - che promettono di usare
una percentuale dei vostri soldi in investimenti responsabili. Un
nuovo tipo di attivismo? Si chiama "CarrotMob",
con un chiaro riferimento alla massima del "bastone e della carota". "Quando
boicotti, hai sempre un nemico, il carrotmob invece è un sistema di premi e di condivisione:
insieme al maggior numero possibile di persone, in un giorno e in orari stabiliti, vai a fare
acquisti nel negozio più socialmente responsabile del tuo quartiere". Brent organizza infatti una gara tra esercizi commerciali vicini di via e di zona: quello che destina la più grossa percentuali di ricavi del CarrotMob in progetti sociali vince e diventa "il posto" in cui fare acquisti. Lanciato a San Francisco nel 2008, il CarrotMob è oggi diffuso in 10 città americane, in Germania e in Francia. Il potere della cooperazione in una società consumista In pratica CarrotMob organizza il momento dell'acquisto in un negozio solo,
concentrando il denaro che ogni singolo acquirente avrebbe disperso in più esercizi
commerciali. E il negozio viene scelto sulla base di una promessa, fatta precedentemente, di
utilizzare i soldi in più guadagnati per adeguarsi alle nuovi limiti energetici. Il fondatore
di CarrotMob si è quindi recato nei piccoli supermercati del suo quartiere, proponendo ai
proprietari: "ti porto qui una folla di acquirenti se con i soldi guadagnati rinnoverai
il tuo impianto elettrico e i frigoriferi e tutto ciò che serve per risparmiare energia,
accetti?" Come si può vedere dal video in fondo a questa pagina, l'esperimento è
riuscito. Una folla di acquirenti aggregata a partire dal sito e dalla mailing list si è
trovata per fare la spesa ad una certa ora, di fronte alla vetrina di un certo negozio. Il proprietario, dopo qualche ora di business
forsennato ha incamerato più di 9mila dollari, quando invece la sua media settimanale degli
incassi è di circa 2mila. La carota è proprio questa. Basta minacce che non portano a nulla, è ora di
far valere la montagna di soldi che possiamo dare e vediamo se hanno il coraggio di tirarsi
indietro. Il prossimo passo è ora quello di andare dalle corporation e fargli la stessa
richiesta: "Compriamo solo il tuo prodotto se sei in grado di produrlo in modo
sostenibile". Dalle ultime notizie che ci giungono, il fondatore di CarrotMob, Brent
Schulkin, ha addirittura annunciato di voler
trasformare questo esperimento non-profit in un'organizzazione for-profit. Negli Stati Uniti, dove la precarietà è vissuta come un fatto normale e
quotidiano, dove qualsiasi discorso rivendicativo e intorno ai propri diritti dentro e fuori
il lavoro viene bollato come "comunista" o "estremista" sembra che l'unica
spiaggia sia quella di agire a partire dall'essere consumatori. L'abbiamo visto anche nei Freelancers
Union, dove la fondatrice è riuscita ad attirare i freelance mostrandogli
come, unendosi, si potessero avere degli sconti sulle stipule delle assicurazioni sanitarie e
altro. Il punto fisso rimane sempre e comunque il consumo e di conseguenza la regola economica
della crescita costante. Purtroppo come ci ricorda Monbiot nell'articolo intitolato "EcoJunk: Perchè
comprare meno è più che comprare verde", il
punto sta nel consumare
meno e quindi nel comprare e nel produrre meno.
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