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Panoramica sulle
ideologie fraudolente – La prima della serie
Il capitalismo rispecchia la natura umana? Questo è un adagio demagogico conservatore che
merita di essere analizzato per la calunniosa frode che è, benché molte persone ragionevoli
(che perdoniamo) abbiano pensato davvero che sia così, ovvero che ciò che va subdolamente
sotto la rassicurante locuzione "libera impresa" sia di fatto l'equivalente
economico della natura umana, l'unico sistema di organizzazione sociale che si adatta senza
sforzo alle inclinazioni caratteriali di ciascuno.
Il problema è che, come spesso accade con "verità auto-evidenti" di tal fatta,
"verità" che comportano sostanziose implicazioni per le decisioni politiche e il
controllo sociale, questa equazione apparentemente innocente è in effetti basata su teorie
illegittime e viene propugnata da un potente elettorato che, a giudicare dagli sforzi continui
di rafforzare la propria legittimità, è legato a doppia mandata alla sua accettazione.
Propaganda opportuna
Si tratta di un fatto lontano dall'esser vero, un'equazione di propaganda semplice, ma astuta,
un escamotage, e una delle più vecchie ed efficaci armi ideologiche abitualmente sciorinata
per difendere il capitalismo nel cosiddetto mondo libero. E anche se potrebbe non aver avuto
origine negli Stati Uniti, è qui che ha ricevuto l'adesione più entusiastica. In nessun'altra
nazione i commenti e il consenso da parte della popolazione sono così favorevoli. Don Helder
Camara, l'ultimo arcivescovo del Brasile, noto per le sue battaglie in favore dei poveri, i
"marginados" del Paese, oltre che guida spirituale della 'Liberation Theology'
[scuola di pensiero teologica che individua nella figura di Cristo non solamente il redentore,
ma anche e soprattutto il liberatore degli oppressi, ndt] l'ha detto nel migliore dei modi.
"Analizzare il capitalismo," ha dichiarato Don Helder, "è metterlo sotto
accusa". Con una percentuale effettiva di disoccupazione che sfiorava il 29% e una
situazione in cui un adulto su tre viveva fuori dal "sistema economico monetario",
mentre gli strumenti mediatici e gli economisti di stato si lanciavano in sperticate lodi del
"miracolo brasileiro", Don Helder conosceva bene quello di cui stava parlando.
Comunque, l'idea che il capitalismo abbia radici nella natura umana ha splendidamente successo
in molti e importanti modi. Primo, se il capitalismo è congruente con la “natura
umana", allora il sistema capitalistico dev'essere la forma di organizzazione sociale più
"naturale" e "logica", giacché le persone avranno una tendenza automatica
ad osservarne le regole di base. Secondo, "la natura umana", definita in termini
aziendali (che la stampa commerciale ovviamente fa suoi) è caratterizzata da due tratti
fondamentali: immutabilità ed egoismo costante.
Il primo "fatto" scoraggia automaticamente qualunque sforzo di riforma
sociale(lasciamo stare la rivoluzione) . Perché ci si dovrebbe preoccupare di intraprendere
un compito così immensamente difficile e spesso rischioso se, in conclusione, la stolida
intrattabilità dell'umana natura renderà ogni schema di cambiamento e miglioramento delle
condizioni sociali vano e utopistico? È chiaro che quando un numero sufficiente di persone è
convinto che un'eterna immutabile e invincibile “natura umana” farà puntualmente
naufragare i piani più accurati e i più duri sacrifici attuati in nome del cambiamento,
allora la maggior parte delle minacce allo status quo sarà troncata da principio.
Il secondo "fatto", la presunta natura individualistica di base delle persone,
fornisce una giustificazione conveniente per la rigida impostazione 'homo homini lupus' che
prevale sotto il cosiddetto sistema della “libera impresa”. In tale visione, derivata
dall'approccio dell'economia classica, ogni motivazione umana scaturisce idealmente dal
desiderio di beni e di prestigio personale. Gli individui sono visti secondo un'unica
dimensione, semplici atomi di sfrenato edonismo, perennemente dediti al calcolo di perdite e
profitti, dolore e piacere, attenti a "massimizzare" indefessi le loro possibilità
per appagare i dettami di nature inevitabilmente avide. Ecco il favoleggiato "homo
economicus" della letteratura del libero mercato, l'eroico "individualista duro e
puro" così caro ai conservatori, creatura da cui ipoteticamente dipende il progresso e
il benessere umano.
Quanto detto finora mostra perché i media - in particolar modo i più acuti sostenitori delle
corporation, una vera e propria schiera - abbraccino tale impostazione con così fervido
impeto. Come precedentemente accennato, la semplice possibilità di apportare cambiamenti alla
situazione è un'area ideologica fortemente contestata. I radicali sostengono che la società
può e deve essere drasticamente cambiata. I conservatori (con i media, che incorporano
l'ottica liberale lievemente riformista) argomentano che nulla alla base possa o debba essere
modificato perché il nostro comportamento è radicato in un'immutabile natura umana vera in
ogni epoca, sistema, o stato di evoluzione, e inoltre, il sistema è perfetto così com'è.
Quindi, dopo il capitalismo, "altro e migliore capitalismo" – per sempre. Questo,
in breve, è il proposito esposto dai sostenitori della "fine delle ideologie",
"fine della storia"- astute formule per il tramonto delle lotte sociali che
sostengono il miglioramento delle condizioni della maggioranza.
[
La Piramide
del Capitalismo. Dall'alto: "Vi governiamo" (governanti e potenti), "Vi
inganniamo" (preti e politici), "Vi spariamo" (i militari), "Mangiamo per
voi" (la borghesia), "Lavoriamo per tutti e diamo da mangiare a tutti" (i
lavoratori)]
La storia, tuttavia, se letta correttamente, non è propriamente d'accordo con le scienze
sociali conservatrici. Come hanno messo in rilievo gli economisti E.K. Hunt e Howard Sherman
la "natura umana" sembra abbastanza atta al cambiamento da riflettere qualunque set
di circostanze sociali eminenti.
Perciò "non è una coincidenza che la posizione o ideologia dominante sotto la schiavitù
supporti la schiavitù; che sotto il servaggio supporti il servaggio; e che sotto il
capitalismo supporti il capitalismo. (...) Dato che la nostra ideologia è determinata dallo
sviluppo sociale, gli economisti radicali suppongono che un cambiamento nella nostra struttura
socio-economica col tempo modificherebbe anche l'ideologia dominante. Prima della guerra
civile gran parte dei Sudisti (inclusi sociologhi e religiosi) credevano fermamente che la
schiavitù, sistema basato sull'agricoltura, essenzialmente pre-capitalista, fosse buono e
naturale; invece dopo un secolo di dominio di istituzioni socio-economiche capitalistiche, la
maggioranza dei Sudisti (scienziati sociali e guide spirituali compresi) dichiarano ora il
capitalismo "naturale e buono". Quindi i concetti dominanti di un'epoca non sono
determinati dalla "natura umana" ma da relazioni socio-economiche e possono essere
rimpiazzati cambiando le sottostrutture economiche. C'è quindi speranza per una società
completamente nuova e migliore con ideologie diverse e preferibili per le persone". (F.K.
Hunt and Howard J. Sherman, Economics, Harper & Row, 1978, p.XXVIII.)
Inoltre, se la "natura umana" è congenitamente avida, competitiva ed
egoista, come si spiegano amore per il prossimo, generosità, altruismo e cooperazione
sociale, che possono essere facilmente ravvisati ad oggi in molteplici istituzioni e società
umane in tutto il mondo? Si dovrebbe far caso al fatto che le società divise in classi e la
proprietà privata sono storicamente comparse 10.000 anni fa, più o meno contemporaneamente
con il progresso dell'agricoltura, l'eccedenza di cibo, la società stanziale e l'addomesticamento
degli animali – tutte premesse che hanno creato le condizioni per la comparsa di classi
dirigenti specializzate (guerrieri e religiosi) capaci di vivere su tale surplus sociale,
letteralmente sulle schiene degli altri, e di istituzionalizzare questo regime rigidamente
iniquo.
Vale anche la pena ricordare che questa presunta "immodificabile" anima
pro-capitalista, lungi dall'essere connaturata all'essere umano, non è corroborata dalla
storia, poiché la maggior quantità di tempo che abbiamo speso sulla terra come specie è
stata impiegata in condizioni di comunismo tribale o primitivo, che dà importanza ai legami
familiari ed alla condivisione del benessere sociale. Simili sistemi continuano ad esistere in
molte società nel mondo, come qualunque antropologo onesto attesterà, e molte di più ne
sono esistite – di fatto prosperando – finché la "modernità", sotto la
minaccia delle armi, l'ha rimpiazzate col sistema industriale. [Una delle maggiori opere
filosofiche e politiche che affronta una riflessione sul rapporto tra gli istinti del
comportamento umano e i sistemi economici e politici è La
Morale Anarchica scritto da Petr
Kropotkin, uno dei massimi teorici dell'anarchismo. N.d.R]
Paraocchi ideologici e indottrinamento hanno inciso profondamente nel "mondo
occidentale" , e in nessun luogo come negli Stati Uniti, dove il mito
dell'individualismo, della "libera impresa" e la ricchezza della terra si sono
combinati per dare all' eccessiva accumulazione privata di beni il potere illimitato di
imporre la forma di ogni istituzione sociale; realtà che, sono certo, non stupirà i 10
milioni che, tra le altre cose, continuano a mancare delle assicurazioni mediche necessarie o
di lavori stabili in quella che dovrebbe essere, ad ogni buon conto, una nazione esemplare per
questi aspetti.
Troppi anni di reiterata e arbitraria affermazione hanno dato a questa menzogna, l'idea che la
natura umana sia inseparabile dal capitalismo, un'aria di veracità che non merita. È tempo
di smascherare il bluff. Quindi se vi trovate a fronteggiare recalcitranti sostenitori della
verità di questa equazione, ponete una semplice domanda: i nativi americani avevano una
natura umana? E per quel che importa, gli Europei erano pienamente umani prima che il
capitalismo facesse la sua comparsa?
Patrice Greanville, critico dei media ed economista politico, è fondatore ed
editore del Cyrano's Journal's
Patrice Greanville
Fonte: http://www.myleftwing.com/
Link: http://www.myleftwing.com/showDiary.do?diaryId=15080
04.03.2007
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MOLECOLA
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