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Ogni
anno in gennaio c’è la fila agli sportelli delle associazioni dei consumatori.
La gente non ha ancora capito cosa
succede se smette di pagare il canone Rai. Navigando su internet si trova abbondanza di
consigli e suggerimenti, storie fantastiche di sceriffi al soldo della RAI che entrerebbero di
forza nelle case delle persone sventolando un mandato del giudice per controllare se c’è un
televisore, e cose del genere.
Neppure
le notizie di cronaca o i dibattiti politici aiutano molto: sono sempre di più i politici che
quando sono al governo invitano i cittadini a pagare il canone mentre quando siedono
all’opposizione invitano a non pagarlo.
Tutto
questo non aiuta a risolvere il problema. Proviamoci noi.
E’ da
almeno quarant’anni che, ciclicamente, qualcuno propone di non pagare il canone televisivo.
Cominciò un partito politico, sostenendo che bastava pagare la tassa di concessione
governativa, che è circa il 4% del canone intero. Qualcuno ci ha provato ha passato i guai
con il pignoramento dei beni. In base a una legge del defunto re Vittorio Emanuele III, che è
ancora in vigore, tutte le onde elettromagnetiche che vagano nello spazio aereo del territorio
italiano (quindi anche i segnali radio e televisivi, nazionali ed esteri) sono di proprietà
dello Stato, che li ha dati in gestione e concessione alla Rai, la quale paga allo Stato la
ridicola tassa di concessione governativa, in realtà pagata dagli utenti con il canone.
Ciò
spiega anche perché bisogna pagare il canone anche se non si vedono mai i programmi della Rai
e addirittura se non si ricevono. Diverse sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di
Cassazione hanno pure stabilito che il canone televisivo è dovuto per il semplice possesso
del televisore, anche se è perennemente guasto e anche se non riceve i segnali Rai, come
succede in qualche parte delle vallate alpine.
Oggi,
con la legge dell’ex re d’Italia ancora in vigore, ci sono soltanto due modi per non
pagare il canone, entrambi pienamente leciti:
a)
buttare o regalare il televisore,
seguendo una procedura precisa;
b)
oppure chiederne il suggellamento,
sempre con una procedura precisa. Quest’ultima sembra di gran lunga la più conveniente,
perché consente di continuare a vedere gratis tutti i programmi televisivi.
Sul
libretto di abbonamento c’è un’apposita cartolina intitolata “denuncia di cessazione”
e bisogna stare attenti a seguirne minuziosamente le istruzioni, barrando la casella con la
richiesta di suggellamento dopo aver fatto un vaglia postale di 5,17 euro intestato al SAT
–Sportello Abbonamenti TV – Casella postale 22, 10100 Torino. Poi, entro il 30 novembre,
bisogna spedire per raccomandata AR la cartolina firmata, allegando la ricevuta originale del
vaglia e il libretto di abbonamento (conservare fotocopia di tutto). Se il libretto è andato
smarrito, si può fare una lettera raccomandata.
A
questo punto l’utente non è più tenuto al pagamento del canone e, teoricamente, dovrebbe
avvenire il suggellamento del televisore da parte dell’Ufficio tecnico erariale, al quale è
stata passata la pratica.
La
procedura per il suggellamento è sempre la stessa sin dal 1938: dovrebbero presentarsi due
funzionari con un sacco di juta per avvolgere il televisore, chiuderlo con un filo di ferro
munito all’estremità di un piombino timbrato, redigere un verbale in tre copie, compilare
un registro, eccetera. L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato un calcolo elementare ma
molto significativo: che se in una città 365 persone chiedessero ogni anno il suggellamento
del televisore, l’Ufficio tecnico erariale dovrebbe perdere 365 mattine di lavoro, ammesso
che trovi sempre in casa gli interessati.
Risultato:
non viene nessuno, ci sono utenti che hanno fatto domanda di suggellamento da oltre dieci anni
e continuano a guardare la televisione gratis, anche perché l’erario incassa una piccola
parte del canone e non ha interesse all’operazione di suggellamento, che verrebbe a costare
molto di più. Di tutto questo c’è anche la prova su Internet, ove si possono leggere le
quotazioni dei televisori suggellati, che sono venduti come pezzi di antiquariato, poiché gli
ultimi suggellamenti risalgono a trenta anni fa.
Così,
per intimorire chi ha chiesto il suggellamento, il SAT manda all’utente un modello di
dichiarazione, da firmare e restituire, con la quale l’utente stesso accetta di permettere
la visita della Guardia di finanza per verificare che non sia stato tolto il “suggello”.
Ma non vengono né i suggellatori né
la Guardia
di finanza.
Per chi
volesse seguire una di queste procedure, si raccomanda vivamente di seguire attentamente le
istruzioni. Per ogni eventuale dubbio o quesito ci si può sempre rivolgere ad una
associazione di consumatori.
http://www.consumatori.it/
Comunicato dell'Unione Nazionale Consumatori
Non deve pagare il canone TV chi ha un computer Roma, 18 – E' un abuso che
la RAI
pretenda il canone televisivo anche per il possesso di un computer.
E' quanto sostiene l'Unione Nazionale Consumatori dopo la pronuncia del Garante della privacy
che ha intimato alla RAI una maggiore correttezza nella richiesta del canone agli utenti che
non hanno un televisore, i quali sono continuamente infastiditi con lettere minatorie e con la
pretesa del canone per il possesso di qualunque apparecchio "atto alla ricezione delle
radioaudizioni".
Questa norma, osserva l'Unione Consumatori, discende da un regio decreto del 1938,
quando in Italia non c'erano ancora i televisori e viene interpretata nel senso che anche un
computer è "atto" a ricevere i segnali televisivi (che fanno parte delle onde
radio) con una apposita scheda, indipendentemente dal fatto che ne sia provvisto, poiché
l'utente può sempre comprarla.
Secondo l'Unione Consumatori si tratta di una interpretazione capziosa e superata, in quanto
la legge n. 223/1990, che ha riscritto le norme sulla radiotelevisione, non parla più di
apparecchi "atti" a ricevere le radioaudizioni, ma stabilisce semplicemente ed
espressamente all'art. 27 che il canone è dovuto per la detenzione "di uno o più
apparecchi televisivi".
Roma, 18 aprile 2008
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