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Come
è nata questa strana pratica di somministrare terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la
chemioterapia? Essa si basa sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle
sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire.
Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della
medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata,
riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute. Nessuna persona sana
di mente penserebbe che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl
siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta in volta su chemio o medicine
alternative hanno un solo scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della gente. In
verità la questione è di una semplicità lapalissiana e disarmante. Vogliamo sapere se la
chemio è una terapia valida o no? E’ molto facile saperlo; basta fare quello che si fa con
qualsiasi altra cosa di qualsiasi genere per sapere se funziona o no: si osservano i
RI-SUL-TA-TI. Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali accurati. E’ vero che
gli oncologi, con la complicità dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma non è
per niente difficile averli; poi basta leggerli. lo li ho trovati e ve li posso comunicare.
Ripeto: questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali dell'oncologia ufficiale.
Confrontateli con le centinaia di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di Tirelli
& C.
Prima
di tutto bisogna sapere cosa si intende in medicina per paziente guarito di cancro. Poiché
effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono guarito colui che sopravvive almeno
cinque anni dal giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un giorno dopo, anche se
alla fine del quinto anno ha un cancro grande come una zucca che gli sta straziando il corpo.
Credo che veramente poche persone conoscano questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma,
per darvi un'idea, io per televisione in tanti anni l'ho sentito spiegare solo un paio di
volte e solo di sfuggita. Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un mezzo
importante per confondere e dominare. Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per
capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi quando parlano di
"guarigione".
Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 50 guariscono;
in altre parole ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi, le altre
dopo.
In verità le cose stanno perfino molto, ma molto peggio di così. Se lasciamo perdere le
chiacchiere televisive e le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci riferiamo a
ciò che effettivamente è scritto e provato, troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla
diagnosi di "tumore certo" è mediamente del 7%. Nella tabella seguente trovate i
dati riferiti ad alcuni specifici tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato Medicina
Oncologica di Bonadonna e Robustelli (testo universitario): mille pagine per dire "non ci
abbiamo capito niente".
Ma
perfino questi dati sono troppo ottimistici! Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende
in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004)
sui risultati della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti dallo spoglio di un
campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono
catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora
vivo dopo 5 anni dall'inizio del trattamento "terapeutico".
Provate un po' ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 93 o 98% crolla
entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe più e poi verrebbe
messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece
gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime
trasmissioni televisive di medicina. I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare
200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti!
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva sulla paura, sul dolore e sull'ignoranza
di questi dati da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura e l'ignoranza vengono
poi alimentate sistematicamente con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi stessi.
Il
Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che "se
una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è in remissione. Quando ritorna viene
curata e viene dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato
positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo
è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di
mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola".
Estremamente importante in questo contesto è la vasta indagine condotta lungo 23 anni dal
Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata già nel
1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso
di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre
terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto
chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno
rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo,
quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte
alle cure complete.
Uno
studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle riviste mediche più
autorevoli del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da
carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa
fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza
media di 220 giorni.
Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci,
sono semplicemente le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di miliardi di
euro spesi per la ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i dati degli istituti
di statistica dì tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla
fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.
Riunione
del settembre 1994 del President's Cancer Panel: "Tutto
sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con
questi dati" aveva detto Baílar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto
e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno
a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati
un fallimento su tutta la linea". Chi è questo personaggio che esprime idee così
eretiche, un naturopata? un ciarlatano, come è stato definito Di Bella? Un guaritore che
approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Risulta
difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore alla Mc
Gill University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia e biostatistica. Non parlava del
resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del
National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano
Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di
dollari. I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al
Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Bailar, con cui IMI (National
Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del
7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per
compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto
all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno
frequentemente per altre malattie. I dati "grezzi" sono ancora più pesanti.
Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni.
Gli oncologi vanno dicendo che le
possibilità di guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto al 20 % del
1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma sappiamo che sono privi di fondamento), come mai
allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni? Il fatto è
che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di
sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così
il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. Oggi invece, poiché la
diagnosi avviene spesso in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla
diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni!
Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di
biologia molecolare dell'Università degli Studi
La Sapienza
di Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi "confermano, infatti, che alcuni
chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4
(sostanze usate comunemente e quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari linee
tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...) Questi risultati sono
sorprendenti, poiché dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule
tumorali, come invece generalmente si ritiene, bensì, impedendo l'apoptosi (morte della
cellula, N.d.A.), facilitano la crescita del tumore" .
A
fronte di un'efficacia nulla della chemioterapia e degli altri trattamenti, ben testimoniata
dai risultati, vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto è vero che le
autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la salute
dei lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione di questi cosiddetti farmaci
(medici, infermieri e farmacisti). Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga,
mi limito a darvi alcune delle caratteristiche tossicologiche in generale e di un paio di
sostanze specifiche, prendendole da una pubblicazione dell'Istituto Superiore della Sanità.
Chemio in generale.
Tra una ventina di effetti
collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato,
reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!). "Infatti,
non solo essi sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma
tendono a ridurre le difese endogene contro l'insorgenza di neoplasie". Lo sanno
anche loro che questa è una pratica assassina; di questo non avevo dubbi.
Antraciclinici: "Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La
cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può
essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli
antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni” .
Procarbazina: "E’
cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è
associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche
con terapia radiante'
Qual
è la castroneria che sta alla base di questa orribile situazione? Nonostante nel corso dei
decenni ci siano sempre stati molti pareri contrari, tutta l'oncologia oggi si basa su
un'ipotesi (badate bene ' solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata. Secondo questa
tesi, il cancro si origina da una cellula che, per un danno genetico, comincia a proliferare
all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia attendibile da un punto di vista
scientifico questa teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti su questa base
negli ultimi 60 anni: zero. Nonostante il totale fallimento di questa teoria, nessuna voce
contraria ha alcuna possibilità di essere ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne
è stata contagiata e, nonostante i suoi risultati sicuramente migliori, non ha trovato il
bandolo della matassa.
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