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La dott.ssa Adriana Albini responsabile
della Ricerca oncologica per il Gruppo MultiMedica conduce importanti studi sulla prevenzione
del cancro.
Spaghetti, aglio, olio e peperoncino, insalata di pomodoro, broccoli e cavolini di Bruxelles,
il tutto innaffiato da un bicchiere di vino rosso e per finire magari una tazza di the verde o
di succo di mirtillo. Non è il menu di qualche ristorante di tendenza, ma una concreta
possibilità di combattere il cancro anche a tavola. Ne parliamo con la dott.ssa Adriana
Albini responsabile della Ricerca oncologica del Polo Scientifico e Tecnologico MultiMedica.
Un incarico prestigioso che la dott.ssa Albini riveste dall’alto del suo curriculum
eccezionale che l’ha vista occupare posti al vertice in importanti istituti oncologici
italiani e stranieri, nonché come autrice di centinaia di articoli di ricerca sperimentale
sulle più qualificate riviste scientifiche americane ed europee. Il suo nome è inoltre
legato a un modello di “metastasi in provetta” utilizzato in tutto il mondo e oggetto di
una pubblicazione che conta oltre 1000 citazioni su riviste scientifiche. Oggi svolge la sua
attività di ricerca per il Gruppo MultiMedica, portando avanti con la sua equipe importanti
studi legati alla prevenzione del cancro.
“Le nostre linee di ricerca mirano alla prevenzione del cancro legata alla prevenzione
dell’organismo. In sostanza una volta si diceva “mens sana in corpore sano”; oggi si può
affermare che in un corpo sano il tumore si sviluppa con più difficoltà”. Questo
significa, banalizzando, che per contrastare la formazione e lo sviluppo di un tumore è
necessario mantenere sano il microambiente fatto di cellule e di tessuti che lo circondano e
di cui il tumore si “nutre” per crescere. Del microambiente fa parte anche la cosiddetta
“angiogenesi” ovvero, semplificando, il bersaglio per “soffocare i tumori” impedendo
che si espandano utilizzando i vasi come “mezzi di trasporto”. “L’angiogenesi tumorale
è necessaria allo sviluppo di un tumore e alla sua diffusione in metastasi – spiega la
dottoressa Albini – Pertanto la nostra ricerca ha messo a punto sistemi in vivo e in vitro
per lo studio dell’angiogenesi e la sua inibizione. Inoltre l’angiogenesi può essere
studiata in medicina preventiva. L’incidenza e mortalità da neoplasie possono diminuire
attraverso abitudini di vita, screening e per via farmacologia. In questo approccio abbiamo
preso spunto dalla medicina preventiva cardiovascolare che ha ottenuto ottimi risultati in
termini di prevenzione, ad esempio dell’infarto del miocardio. Riteniamo infatti che sia
possibile arrivare a somministrare farmaci “preventivi” del tumore, così come succede con
le malattie cardiovascolari.
Abbiamo ad esempio osservato che
l’infiammazione cronica è alla base di molti stati patologici tra cui le neoplasie, le
malattie reumatiche e altre. Pertanto riteniamo che moltissimi tumori potrebbero essere
evitati attraverso la chemioprevenzione, ovvero assumendo farmaci adatti a prevenire
l’instaurarsi di condizioni a rischio tumorale”.
Ma in attesa che questi studi arrivino a proporre farmaci davvero efficaci per prevenire il
cancro, cosa possiamo fare? “Possiamo collaborare tutti davvero molto per mantenere la
nostra salute – spiega la dott.ssa Albini – Innanzi tutto a tavola e iniziando da bambini.
La prevenzione alimentare può infatti giocare un ruolo fondamentale. I dati statistici
raccolti in tutto il mondo ci dicono che il consumo di determinati cibi o condimenti come il pomodoro,
i broccoli, i cavolini di Bruxelles, l’aglio, il peperoncino, il
curry diminuiscono drasticamente la possibilità di sviluppare un tumore; così come il
consumo di the verde, vino rosso – con moderazione – birra e succo di
mirtillo. Lo stesso vale per la soia, efficace nella prevenzione di tumori
sensibili agli ormoni come quello al seno o alla prostata. Al contrario cibi da evitare, o
quanto meno da consumare con parsimonia, sono le carni rosse e i formaggi. Quindi la
prevenzione del cancro può davvero iniziare da bambini, mangiando più frutta e verdura e
ingozzandosi meno di cibo-spazzatura e soprattutto evitando l’obesità, un importante
fattore di rischio sia cardiovascolare che di tumore.
Io auspico davvero un diverso stile di vita
per le nuove generazioni, fatto di un’alimentazione più sana, meno ricca di grassi e di
merendine, più attenta all’attività fisica regolare. Una prevenzione che venga anche
comunicata in modo istituzionale e magari insegnata nelle scuole, così come sta già facendo
l’Istituto Tumori di Milano che ha da qualche tempo attivato una “mensa chemiopreventiva”
ovvero dimostrazioni itineranti di come si possa combattere la formazione del tumore anche a
tavola. E tra dieci anni sono certa che potremo raccogliere i frutti di quanto tutti noi
avremo seminato per la salute nostra e dei nostri figli”.
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