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"Per non morire di caccia"
Andava per funghi la domenica mattina ed un cacciatore di 41 anni ha distrutto contemporaneamente due vite: 
quella dell'ucciso e quella dello sparatore, che, disperato, ha cercato in ogni modo di prestare soccorso.

tratto da
http://www.ecquologia.it del 15 novembre 2010 a firma di Fabio Roggiolani

Andava per funghi la domenica mattina ed un cacciatore di 41 anni ha distrutto contemporaneamente due vite: quella dell'ucciso e quella dello sparatore, che, disperato, ha cercato in ogni modo di prestare soccorso.

Un anno fa vicino a Pisa (in Toscana ci sono 120.000 dei 700.000 cacciatori residui italiani) un veterinario omeopata della stessa età veniva ucciso, sempre per il maledetto vizio di voler passeggiare nel bosco, di voler cercare funghi oppure di voler per un attimo immergersi nella natura.

Tra un innocente e l'altro, in un anno vengono uccisi anche una trentina (c'è chi dice 18, chi, invece, oltre 40) di cacciatori, vittime consapevoli dell'industria e delle lobby venatorie; in queste ore un altro morto, stavolta cacciatore, viene segnalato dalle cronache nelle Marche. Si tratta di un uomo di 45 anni.

Si muore tante volte per incidente, ovvero si inciampa e si ferisce a morte l'altro, magari amico di battuta, ma, in genere, l'incidente è determinato da come si va a caccia o dall'ansia di sparare comunque al primo muover di fronde.

La battuta al cinghiale è teatro della gran parte degli incidenti: un cacciatore viene lasciato alla posta, mentre gli altri, assieme ai cani, vanno in battuta sospingendo verso la posta i cinghiali terrorizzati. E' difficile tenere lo stesso orientamento e la stessa posizione per ore, e spesso, quando arriva il cinghiale, lo sparo va in direzione dei battitori stessi, coinvolgendo i cani oppure i cacciatori stessi.

La caccia, di fronte a questi due morti, dovrebbe avere la reazione di fermarsi per almeno due giorni in segno di lutto e di partecipazione, e credo che le forze politiche dovrebbero chiedere al governo almeno questo fermo per far riflettere tutti quanti per poi, successivamente, approvare tutte quelle norme che impediscono lo sciamare di cacciatori troppo vicini alle abitazioni, obbligando a segnalare con tabellazioni visibili e chiare con giorni di anticipo le aree interessate alle battute.

Tutti ormai nei boschi dovrebbero indossare gilets rifrangenti, sia i cacciatori che gli innocenti nei giorni di caccia aperta. Ai cacciatori, inoltre, dovrebbe essere fatto il test che si fa ai guidatori di automobile per controllare tasso alcolico o altri “sostegni” alla fatica.

Piccole cose che salverebbero la vita e che, da Consigliere Verde e poi insieme al gruppo di Sinistra in Regione, abbiamo chiesto, inascoltati, per anni, raccogliendo invece l'accusa che avremo anche oggi di speculare sulla morte.

E' così: chi muore in campagna è un "morto di serie b", non ha diritto a mobilitazioni né a odg di solidarietà. Si muore sia su trattori senza coperture che colpiti da pallini in una quantità spaventosa (percentualmente due volte superiore agli incidenti sul lavoro); una fine, evidentemente, considerata normale da tutti.

Potremmo essere diversi almeno noi?

E non farci sorpassare in chiarezza da un ministro di questo governo che prima ha tentato di mettere in mano il fucile anche ai sedicenni e poi voleva aprire la caccia anche agli orsi?