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Di cosa parliamo quando parliamo di 'siti informatici'? La domanda non e'
affatto peregrina perche' un 'sito informatico', di fatto, e' qualsiasi pagina web: blog, siti
di news, social network, forum e,
naturalmente, voci su Wikipedia e video su YouTube. E
proprio di 'siti informatici' in generale si occupa la legge contro le intercettazioni in
approvazione. 'Per i siti informatici - recita un apposito emendamento inserito nel testo - le
dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le
stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa
visibilita' della notizia cui si riferiscono'. Da notare che, nello stesso emendamento, si
specifica anche che 'Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le
rettifiche sono effettuate ai sensi dell'articolo 32 del Testo unico della radiotelevisione',
eccetera eccetera.
In pratica, con un solo emendamento, si aggiorna la disciplina in tema di rettifiche
affiancando capre e cavoli, 'trasmissioni radiofoniche e televisive' e 'siti informatici'. La
multa per qualsiasi sito che non dovesse adempiere all'obbligo e' molto salata: si arriva a un
massimo di 12 mila euro. Nel luglio 2008 contro questa norma nacque un'inedita coalizione di blogger
che denuncio' pubblicamente come l'emendamento mettesse a rischio la liberta' della Rete. Il
problema, secondo i blogger, e' che una
disciplina cosi' rigida rischia di soffocare Internet, che rimane in larghissima parte un
luogo popolato da amatori, non da professionisti. Dopo il monito di Napolitano, la legge venne
ritirata e il pericolo sembro' scampato. Ora ritorna a bomba. Va detto che alcuni
controemendamenti dell'opposizione, e anche della maggioranza, puntano ad abolire la
disciplina sulla rettifica. Sarebbe il caso di approvarli: anche in una legge che punta a
mettere il bavaglio a magistrati e giornalisti, non si capisce a cosa serva portare il caos
nel Web.
Da il Fatto Quotidiano del 14 maggio
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