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NEW YORK
- Pagavano governanti, medici, agenti di commercio. Pagavano e forse continuano a pagare
ancora per vedersi autorizzare un farmaco, riuscire a fare approvare una medicina, costringere
a scegliere un prodotto invece di un altro. Le pratiche della mala-sanità, si sa, non sono
confinate negli angusti confini d'Italia. Ma in Italia possono avere trovato terreno
sicuramente fertile i boss di Big Pharma a cui adesso l'amministrazione degli Stati Uniti sta
finalmente cominciando a presentare il conto.
Dalla Merck (
la Merck
& Co nordamericana, Merck Sharp & Dohme in Europa) alla Bristol-Myers Squibb, dalla
GlaxoSmithKline all'AstraZeneca i grandi nomi dell'industria farmaceutica per una volta ci
sono tutti nell'inchiesta del Dipartimento di giustizia e della Sec,
la Consob
americana. Obiettivo: scoprire se e come le Quattro Sorelle dei farmaci ungevano i governi di
mezzo mondo per inondare il mercato con i loro prodotti.
L'inchiesta è davvero globale. Tra i paesi sotto esame ci sarebbero Brasile, Cina, Germania,
Polonia, Russia, perfino Arabia Saudita. E l'Italia, appunto. I contenuti del blitz rivelato
dal "Wall Street Journal" non sono noti e al momento non è ancora chiaro a che
livello nei vari paesi si sia spinta la corruzione. Ma l'indagine individua almeno quattro
tipi di possibili violazioni. Mazzette ai medici dipendenti dal governo per spingerli a
comprare farmaci. Pagamento agli agenti di commercio di "commissioni" da passare a
medici dipendenti dai governi. Mazzette a cliniche e ospedali per spingere l'acquisto di
farmaci particolari. Mazzette ai politici e alle commissioni sanitarie per far approvare l'uso
dei farmaci.
L'indagine per ora non ha nessun aspetto penale ma gli investigatori non escludono di aprire
nuovi fascicoli. Il governo si è mosso sulla base di una legge del 1977 che vieta alle
compagnie quotate in Borsa negli Usa (ecco quindi l'intervento congiunto della Sec) di pagare
funzionari degli altri paesi per fare business: è il cosiddetto Foreign Corrupt Pratices Act.
Ma un'inchiesta potrebbe conseguentemente essere stata aperta anche nei paesi coinvolti in
queste contrattazioni: e quindi anche in Italia.
Le compagnie sotto accusa hanno ricevuto una lettera del Dipartimento di Giustizia che chiede
di giustificare i movimenti di denaro. Gli uomini di Big Pharma replicano che stanno già
collaborando. Ma è fuori di dubbio che la mossa rientra nella battaglia con cui il governo di
Barack Obama, già odiato dalle grandi compagnie per la riforma sanitaria che cancella decenni
di privilegi e sprechi, ha promesso di fare pulizia di certe pratiche. Qualche tempo fa
un'indagine simile ha portato alla luce i metodi di corruzione per la vendita in mezzo mondo
di apparecchi medici. E nello sforzo di moralizzazione i funzionari Usa minacciano di passare
alla denuncia degli stessi manager invece che delle sole aziende.
L'industria farmaceutica è particolarmente esposta ala tentazione delle mazzette
internazionali, spiegano gli esperti, perché a differenza che negli Usa all'estero - come in
Italia - i governi hanno molta più voce in capitolo nella regolazione dei farmaci. Il giro
d'affari della corruzione, invece, non è ancora stato quantificato. Ma basta considerare che
il business di Big Pharma all'estero è un terzo del suo totale: più di 103 miliardi di
dollari.
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